Sarajevo: quando si incrociano storia, cultura e bellezza

Maggio 18, 2026 - 09:44
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Sarajevo: quando si incrociano storia, cultura e bellezza
Sarajevo funivia
Un’ora e mezza, anche qualcosa di meno. Un’ora e mezza per trascorrere un city break estivo per appagare occhi e cuore e toccare con mano la storia viva, non quella relegata nelle pagine dei libri.

Tanto distano Sarajevo e il suo orgoglioso senso di appartenenza, potendo sfruttare i collegamenti diretti da Milano Bergamo Airport e Roma Fiumicino targati Ryanair e Wizz Air.

“Dinamica e non convenzionale, capace di offrire un equilibrio raro tra cultura, eventi e natura”: Visit Sarajevo la descrive così. Un titolo efficacissimo, ma è solo la password per accedere ai segreti della capitale della Bosnia Erzegovina. Che va ben oltre la drammatica epopea di un assedio vissuto in diretta tv poco più di 30 anni fa. Ad appena un’ora e mezza, appunto. Ma non è un reality.

Ponte Sarajevo Credit Ladv

E pazienza se dallo scorso 31 marzo Bosnia fa rima anche con “Caporetto azzurra”. L’ennesima in chiave mondiale, vissuta in prima persona da chi scrive. Ma come direbbe De André, “dal letame nascono i fiori“. Senza quella dolorosa tappa sportiva, non avrei potuto aprire uno scrigno di valore inestimabile: Sarajevo. Saliamo in quota, in tutti i sensi.

La vista dal Monte Trebević

Il monte Trebević osserva la città dall’alto come un guardiano inflessibile: ha recuperato la sua meritata fama di sede della pista olimpica di bob e slittino ai tempi dei Giochi invernali del 1984, scacciando il fantasma provvisorio della posizione d’artiglieria dalle forze serbo-bosniache, con Sarajevo accerchiata in un abbraccio mortale.

A collegare come un solido fil rouge il centro città e la montagna, in meno di dieci minuti, è la funivia, uno dei simboli della città. Costruita negli anni ’50, resa celebre durante le Olimpiadi e distrutta durante la guerra, è stata ricostruita e riaperta nel 2018.

La neve e l’inverno (e non solo metaforicamente) sono alle spalle, soprattutto in estate Sarajevo si può ammirare dall’alto in tutta la sua luce. Da qui si possono poi raggiungere in pochi minuti diversi sentieri escursionistici.

La Gerusalemme d’Europa

Ma è ora di scendere nelle vie della “Gerusalemme d’Europa”, dove – illustra ancora Visit Sarajevo – “le culture non appartengono solo alla storia, ma continuano a convivere nella geografia quotidiana delle strade, delle piazze e dei luoghi di culto”.

Non a caso moschee, chiese, sinagoghe e cattedrali si intrecciano e si incrociano in un paesaggio unico, che alterna minareti, campanili, cupole, facciate ottomane ed edifici austro-ungarici. E il percorso “Where Cultures Embrace” attraversa i diversi luoghi di culto, offrendo una lettura concreta e affascinante della convivenza culturale che è un fiore all’occhiello di Sarajevo.

 

 

Ecco perché vale la pena sperimentare “Sarajevo through stories”: i visitatori hanno la possibilità di entrare visceralmente in contatto con la città, incontrando artisti, guide e abitanti, ma soprattutto ascoltando storie personali che restituiscono una visione autentica dei luoghi. E a Sarajevo non è un dettaglio da poco, anzi.

Da non perdere il Museo dell’Infanzia in Guerra, che offre uno sguardo intimo e toccante sulla storia recente della città, attraverso oggetti personali, testimonianze e racconti di chi ha vissuto l’assedio durante l’infanzia.

Moschea Sarajevo Credit Ladv

Il cuore di Sarajevo

Ma Sarajevo è anche altro. Tanto altro. Il centro storico, Baščaršija custodisce gelosamente l’anima ottomana della città, tra vicoli, botteghe artigiane, caffè tradizionali e piccoli ristoranti. Cuore pulsante e indiscusso emblema della città è il Sebilj, l’iconica fontana in legno in stile ottomano.

 

Poco distante, la via Ferhadija è il transito ideale verso l’eredità austro-ungarica che segna uno dei passaggi più evidenti tra Oriente e Occidente.

Il tempo è scandito dallo scorrere lento del Miljacka sotto le arcate del famoso Ponte Latino, legato agli eventi che hanno segnato la storia europea del Novecento, su tutti l’assassinio dell’Arciduca Francesco Ferdinando, che ha acceso la miccia della Prima Guerra Mondiale.

L’orologio ci riporta indietro, invece, quando varchiamo la porta del Markale, lo storico mercato coperto: la lapide ricorda la mattanza perpetrata dall’aviazione serbo-bosniaca in due distinti bombardamenti. Comprare la frutta e la verdura in bella mostra sui banchi non è solo un banale esercizio, ma un modo semplice di fare memoria.

Altro luogo simbolo da “leggere” in profondità e la Vijećnica, l’ex Biblioteca nazionale ricostruita dopo la guerra.

Ma, come indica Visit Sarajevo, “la città si racconta anche nei gesti quotidiani: nel rituale del caffè, nelle conversazioni che si allungano ai tavolini e in una gastronomia che unisce influenze ottomane, austro-ungariche e contemporanee. Tra ćevapi, pita, cucina tradizionale delle aščinice e indirizzi più attuali, ogni pasto diventa parte dell’esperienza”.

Un’estate da festival

Ma ora è l’estate al centro dei nostri pensieri e la poliedrica identità di Sarajevo si riflette in un calendario culturale diffuso che contribuisce a raccontare il volto contemporaneo della città.

Tra gli appuntamenti più rilevanti, Kultura na ulice! (giugno–settembre) porta musica, teatro e performance negli spazi urbani, mentre Baščaršijske noći (a luglio) trasforma il centro storico in un palcoscenico a cielo aperto.

Chiusura in grande stile con il Sarajevo Film Festival (dal 14 al 21 agosto 2026), uno degli eventi cinematografici più importanti dell’Europa sud-orientale.

Sarajevo va maneggiata con delicatezza. Ma ti offre tutto, sotto l’egida della lettera C: cuore, cultura, calore, cibo. Se la provi, non la dimentichi.

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