Sciatica, il dolore che parte dalla schiena e colpisce la gamba: sintomi, cause e cure

27 Maggio 2026 - 16:20
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Dalla diagnosi precoce alle nuove tecniche mini-invasive, gli specialisti del Policlinico Gemelli fanno il punto sui disturbi che colpiscono la colonna e limitano movimento e autonomia. Al centro dell’attenzione anche l’importanza dell’approccio multidisciplinare e dei corretti stili di vita, per ridurre il rischio di complicanze

C’è un dolore che milioni di persone conoscono bene: nasce nella parte bassa della schiena, attraversa il gluteo e si irradia lungo la gamba, talvolta fino al piede. Può manifestarsi come un bruciore, una fitta improvvisa o una sorta di scarica elettrica. Nel linguaggio comune viene chiamato “sciatica”, ma il termine corretto è lombo-sciatalgia.

«La cosiddetta sciatica è una delle condizioni più diffuse e, allo stesso tempo, più fraintese legate alla colonna vertebrale», spiega il professor Luca Proietti, Associato di Ortopedia e Traumatologia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e Direttore della UOC di Chirurgia Vertebrale del Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS. «Non si tratta di una malattia vera e propria, ma di un segnale: il corpo avverte che qualcosa sta irritando o comprimendo il nervo sciatico, il più lungo dell’organismo».

Che cos’è davvero la sciatica

Il nervo sciatico origina nella zona lombare, attraversa il bacino e percorre tutta la gamba fino al piede. Quando viene compresso o infiammato, il dolore segue con precisione il suo tragitto anatomico.

È proprio questa caratteristica a distinguere la sciatica dal comune mal di schiena. Spesso il dolore più intenso non si concentra nella schiena, ma lungo la gamba. Può partire dal gluteo, irradiarsi alla coscia e raggiungere polpaccio e piede. In molti casi compaiono anche formicolii, intorpidimento e debolezza muscolare, con difficoltà nella deambulazione. Generalmente il disturbo interessa un solo lato del corpo, anche se non mancano forme bilaterali.

Le cause: dall’ernia del disco alle cattive posture

Sebbene il dolore si manifesti nella gamba, l’origine del problema si trova spesso nella colonna vertebrale. Tra le cause più frequenti figurano l’ernia del disco e le protrusioni discali, che comprimono le radici nervose. Anche condizioni come la spondilolistesi, il restringimento del canale vertebrale dovuto all’artrosi o la scoliosi possono favorire l’insorgenza della sciatica.

«In alcuni casi – sottolinea Proietti – il disturbo può derivare da problematiche muscolari, come la sindrome del piriforme, oppure da abitudini scorrette: posture mantenute troppo a lungo, movimenti ripetitivi o sforzi eseguiti in modo improprio». Più raramente, la sciatica può comparire in seguito a fratture vertebrali o a patologie tumorali.

Diagnosi: no al “fai da te”

Secondo gli specialisti, la diagnosi non può basarsi sull’autodiagnosi online. «Comprendere l’origine del dolore richiede una valutazione clinica accurata», evidenzia Proietti. La visita specialistica permette di analizzare distribuzione del dolore, forza muscolare, riflessi e risposta ai movimenti. Gli esami strumentali, come la risonanza magnetica, rappresentano un supporto importante ma non devono essere eseguiti automaticamente. Vanno prescritti solo quando il quadro clinico lo rende necessario.

Muoversi aiuta più del riposo assoluto

Uno degli errori più comuni è pensare che il riposo totale sia la soluzione migliore. In realtà, nella maggior parte dei casi, l’immobilità prolungata rischia di peggiorare la situazione. «La sciatica tende a migliorare quando il paziente continua a muoversi in modo graduale e controllato», spiega Proietti. La fisioterapia ha un ruolo centrale nel recupero, grazie a esercizi mirati che aiutano a ristabilire mobilità, equilibrio e forza muscolare. I farmaci possono essere utili per controllare dolore e infiammazione nelle fasi acute, ma da soli non bastano. Fondamentale anche correggere le abitudini quotidiane, evitando movimenti bruschi e sovraccarichi della colonna.

Chirurgia solo nei casi più complessi

L’intervento chirurgico resta necessario soltanto in una minoranza di pazienti. «Quando il dolore persiste oltre 20-30 giorni nonostante le terapie conservative, oppure compaiono deficit neurologici come perdita di forza della gamba, può essere indicata la chirurgia», chiarisce lo specialista. Le tecniche mini-invasive, come la microdiscectomia, consentono oggi interventi più precisi, con incisioni ridotte, tempi di recupero più rapidi e una riabilitazione precoce. Nei casi di instabilità vertebrale si può invece ricorrere a interventi di stabilizzazione con viti e barre in titanio.

I segnali da non sottovalutare

Esistono infine sintomi che richiedono una valutazione urgente: perdita di controllo di vescica o intestino, forte debolezza della gamba o perdita di sensibilità in alcune aree del corpo. Potrebbero infatti indicare una grave compressione neurologica, come la sindrome della cauda equina.

L’importanza del lavoro di squadra tra specialisti

La gestione della sciatica più complessa richiede spesso un approccio multidisciplinare. Neurologi, neurochirurghi, ortopedici, anestesisti e chirurghi vascolari collaborano sempre più frequentemente per migliorare gli esiti clinici e ridurre il rischio di complicanze. «Il futuro della chirurgia vertebrale passa inevitabilmente attraverso il lavoro integrato tra specialisti», sottolinea il professor Giulio Maccauro, Ordinario di Ortopedia all’Università Cattolica del Sacro Cuore e Direttore della UOC di Ortopedia e Traumatologia del Policlinico Gemelli. «La collaborazione multidisciplinare permette cure più sicure, personalizzate e innovative».

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