Scontro sui salari all’Istituto italiano di tecnologia: lo stato di agitazione continua

Genova. La tensione sindacale all’interno dell’Istituto italiano di tecnologia (IIT) non accenna a placarsi. L’assemblea del personale dipendente si è espressa in modo univoco per respingere l’ultima proposta di rinnovo economico presentata dai vertici della Fondazione, giudicandola del tutto insufficiente a colmare il divario generato dall’inflazione e dal progressivo impoverimento degli stipendi. La base dei lavoratori contesta quella che definisce una “doppia narrazione” da parte dell’istituto, in bilico tra l’esibizione pubblica di un’ottima salute finanziaria e la rigidità contabile mantenuta al tavolo delle trattative.
“Giovedì 11 giugno si è svolta l’Assemblea del personale dipendente di IIT che ha discusso l’ultima proposta di rinnovo economico presentata dalla Fondazione che prevede: un aumento dei minimi tabellari del 2,6%; l’erogazione di 125 buoni pasto da 6,40 euro per il personale di tutte le sedi tranne quelle di Genova Morego e Genova San Quirico (che avrebbero accesso alla mensa a prezzo “calmierato”); il raddoppio del budget previsto per il Premio di Risultato; per complessivi 1,3 milioni di Euro per il biennio 2026-2027 – scrivono in una nota stampa RSU IIT FLC-CGIL e USB lavoro privato – L’Assemblea si è espressa in modo univoco: la proposta è stata considerata del tutto insufficiente al fine del recupero salariale, che ha visto un incremento dei minimi tabellari negli ultimi 7 anni di appena il 2,2% (cui si aggiungono le poche centinaia di euro di Premio di Risultato erogate sotto forma di buono pasto nel biennio 2024-’25) a fronte di una perdita del potere di acquisto, nei medesimi 7 anni, di almeno il 20% (Fonte Istat-Rivaluta.it)
“Le lavoratrici e i lavoratori non sono più disponibili a tollerare la doppia narrazione che la Fondazione porta avanti oramai da troppi anni: a microfoni accesi assistiamo al racconto di un Istituto che gode di ottima salute, tanto da essere indenne anche al taglio strutturale del finanziamento dello Stato da 100 a 85 milioni annuali; a microfoni spenti, invece, la richiesta del personale di vedere riconosciuta in pieno la rivalutazione economica del proprio salario è giudicata insostenibile”.
La distanza tra le parti resta dunque siderale. L’ultimo stanziamento della Fondazione ha aggiunto appena 100 mila euro al budget per il personale, un segnale giudicato del tutto inadeguato dopo lo sciopero dello scorso 24 marzo, che aveva visto scendere in piazza oltre 400 dipendenti. Per sbloccare lo stallo, la Rappresentanza sindacale unitaria (Rsu), insieme a Flc-Cgil e Usb Lavoro Privato, ritiene non più rinviabile un tavolo di negoziazione diretta che coinvolga in prima persona gli organi di governo della Fondazione, superando i canali di mediazione finora dimostratisi infruttuosi.
La richiesta formale inviata al presidente e ai membri del comitato esecutivo è chiara: la calendarizzazione, a strettissimo giro, di un incontro da tenersi non oltre martedì 30 giugno. Nel frattempo, lo stato di agitazione dei lavoratori rimane confermato. Le lavoratrici e i lavoratori si dicono determinati a proseguire la mobilitazione e a far valere le proprie ragioni in ogni sede opportuna, rivendicando uno spazio economico per i salari che sia finalmente commisurato alle alte professionalità e alle competenze scientifiche e tecniche che animano l’istituto.
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