Serramenti, metà delle imprese rischia l’esclusione dal mercato

21 Maggio 2026 - 12:11
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lentepubblica.it

Il comparto dei serramenti continua a rappresentare uno dei pilastri dell’edilizia italiana, ma il 2026 sta segnando una fase di transizione delicata e, per molti operatori, decisiva.


Dietro numeri ancora importanti — con un giro d’affari vicino agli 8,7 miliardi di euro e oltre 111mila addetti coinvolti lungo la filiera — si nasconde infatti un mercato che sta cambiando rapidamente, sospinto da nuove regole tecniche, dalla frenata delle ristrutturazioni e da una selezione sempre più rigida legata alla conformità normativa.

Negli ultimi anni il settore aveva beneficiato in modo evidente della spinta generata dai bonus edilizi e dagli incentivi fiscali. Oggi, però, lo scenario è diverso. La progressiva riduzione delle agevolazioni ha rallentato gli investimenti privati, mentre il comparto pubblico è diventato il principale elemento di stabilità grazie alla fase finale degli interventi finanziati dal PNRR.

In questo contesto, le aziende si trovano davanti a una doppia sfida: da un lato mantenere competitività in un mercato meno espansivo, dall’altro adeguarsi a standard tecnici e certificativi che stanno diventando indispensabili per continuare a lavorare nei cantieri più importanti.

Il peso economico del settore serramenti

Quello dei serramenti non è un comparto marginale dell’economia italiana. Si tratta di una filiera che coinvolge migliaia di imprese tra produzione, distribuzione, installazione e manutenzione, con una forte presenza di piccole e medie aziende radicate nei territori.

Nonostante le difficoltà emerse negli ultimi mesi, il settore continua a mantenere un ruolo strategico anche grazie alla crescente attenzione verso efficientamento energetico, sostenibilità e riduzione dei consumi negli edifici. Porte e finestre ad alte prestazioni sono infatti considerate elementi centrali nei progetti di riqualificazione immobiliare, soprattutto in relazione agli obiettivi europei legati alla transizione ecologica.

Tuttavia, la fine della stagione caratterizzata dagli incentivi straordinari sta modificando profondamente gli equilibri del mercato. Le stime elaborate da ANCE ed ENEA indicano infatti una contrazione delle ristrutturazioni compresa tra il 6% e l’8% annuo nel biennio 2025-2026, segnale evidente di un rallentamento che rischia di mettere in difficoltà numerose imprese.

Il PNRR sostiene il comparto pubblico

Se il settore residenziale mostra segnali di debolezza, il mondo delle opere pubbliche continua invece a offrire prospettive positive. La crescita delle costruzioni non residenziali pubbliche supera infatti il 21% rispetto al 2024, grazie soprattutto all’accelerazione impressa dagli investimenti collegati al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.

Più della metà delle risorse PNRR già utilizzate riguarda direttamente interventi che coinvolgono il settore delle costruzioni. Una quota rilevante degli investimenti si sta concentrando su infrastrutture ferroviarie, edilizia pubblica e opere diffuse gestite dagli enti territoriali.

In particolare, la spesa in conto capitale dei comuni continua a crescere a ritmi sostenuti, mentre i progetti ferroviari mostrano valori superiori rispetto all’epoca precedente al PNRR. Questo flusso di investimenti sta consentendo a molte imprese di mantenere livelli produttivi elevati nonostante la flessione del comparto abitativo.

Il quadro che emerge evidenzia un sistema produttivo che, almeno sul fronte pubblico, ha dimostrato una buona capacità organizzativa, riuscendo a gestire volumi di lavori molto elevati in una fase economica tutt’altro che semplice.

Il mercato residenziale rallenta bruscamente

La situazione cambia radicalmente se si osserva il settore delle abitazioni. Nel 2025 gli investimenti residenziali registrano una contrazione del 15,6%, mentre la riqualificazione edilizia segna un calo ancora più pesante, vicino al 18%.

Anche la nuova edilizia abitativa mostra segnali negativi, con una flessione del 5% che conferma il rallentamento già percepito dagli operatori negli ultimi mesi. Alla base di questa frenata c’è soprattutto il progressivo ridimensionamento degli incentivi fiscali che, dopo la crisi del 2008, avevano sostenuto in maniera strutturale il mercato delle ristrutturazioni.

Con il venir meno di quella spinta, stanno emergendo alcune fragilità storiche del comparto immobiliare italiano, a partire dalla mancanza di una politica abitativa di lungo periodo capace di offrire stabilità e programmazione.

Anche i dati relativi ai permessi di costruire confermano questo scenario. Il calo delle autorizzazioni edilizie, ormai in corso da anni, continua infatti a riflettersi sui livelli produttivi complessivi, nonostante alcuni segnali di lieve recupero registrati nel corso del 2025.

Le nuove regole cambiano il mercato

A pesare sul futuro del settore non è soltanto il rallentamento economico. Sempre più centrale sta diventando il tema della conformità normativa.

L’installazione dei serramenti non può più essere considerata una semplice attività esecutiva. Oggi, soprattutto nei lavori pubblici e nei cantieri soggetti ai Criteri Ambientali Minimi (CAM), la corretta posa in opera certificata secondo la norma UNI 11673 rappresenta un requisito essenziale.

Questo significa che non basta più produrre infissi di qualità: è necessario dimostrare che installazione, materiali e procedure rispettino standard tecnici precisi. In caso contrario, le imprese rischiano di essere escluse dagli appalti più rilevanti.

Secondo un’analisi che incrocia i dati Unioncamere con le certificazioni già rilasciate, oltre la metà degli operatori attivi potrebbe non essere ancora pienamente in regola con i nuovi requisiti previsti dal mercato.

Su circa 38.800 imprese operative, il rischio concreto è che una quota significativa venga progressivamente tagliata fuori dalle opportunità più importanti, soprattutto nel settore pubblico e nei cantieri ad alta specializzazione.

La selezione del mercato sarà sempre più dura

Il cambiamento in atto sta trasformando profondamente l’intera filiera. Se in passato la competizione si basava soprattutto sul prezzo o sulla capacità produttiva, oggi il vero discrimine rischia di diventare la conformità tecnica.

Le aziende che non riusciranno ad adeguarsi rapidamente potrebbero incontrare difficoltà sempre maggiori nell’accesso ai lavori pubblici, alle grandi commesse e agli interventi legati alla sostenibilità energetica.

Per molte piccole imprese il tema delle certificazioni rappresenta anche un problema economico e organizzativo. Adeguarsi richiede investimenti, formazione del personale e aggiornamento delle procedure interne. In un mercato già rallentato, questo passaggio rischia di creare ulteriori tensioni.

Allo stesso tempo, però, la nuova fase potrebbe favorire quelle realtà che hanno già investito in qualità, competenze e innovazione, premiando le aziende più strutturate e preparate ad affrontare un mercato regolato da standard sempre più rigorosi.

Sanzioni elevate e rischio contenziosi

Il quadro normativo prevede inoltre conseguenze molto pesanti per chi non rispetta gli obblighi previsti dalla legge.

Il Decreto Legislativo 106/2017 stabilisce infatti sanzioni comprese tra 2mila e 50mila euro per la commercializzazione o installazione di infissi privi di marcatura CE.

Non si tratta soltanto di multe amministrative. Le irregolarità potrebbero infatti aprire la strada a contenziosi legali, richieste di risarcimento e responsabilità tecniche in grado di mettere sotto pressione molte aziende del comparto.

Per questa ragione, il tema della certificazione non viene più percepito come un semplice adempimento burocratico, ma come un elemento fondamentale per la sopravvivenza stessa delle imprese.

Il 2026 potrebbe riportare segnali di ripresa

Nonostante le criticità attuali, le prospettive per il 2026 mostrano alcuni elementi incoraggianti.

Le previsioni ANCE indicano un ritorno alla crescita degli investimenti in costruzioni, con un incremento stimato del 5,6% su base annua. A sostenere questa ripresa dovrebbero essere soprattutto le opere pubbliche, ancora trainate dal completamento degli interventi PNRR.

Anche la riqualificazione abitativa potrebbe tornare a crescere, con un rimbalzo previsto intorno al 3,5% dopo il forte ridimensionamento degli ultimi due anni.

A favorire questo recupero potrebbero contribuire sia la proroga delle aliquote fiscali prevista dalla legge di bilancio 2026 — con incentivi al 50% e al 36% — sia una crescente sensibilità delle famiglie verso i temi dell’efficienza energetica e della sostenibilità ambientale.

Il futuro del comparto, però, appare ormai legato non solo alla domanda di mercato, ma soprattutto alla capacità delle imprese di adattarsi rapidamente a uno scenario molto più selettivo rispetto al passato.

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