Sgominata una banca illegale cinese: 41 arresti per narcotraffico, immigrazione clandestina e riciclaggio

15 Giugno 2026 - 19:45
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Sgominata una banca illegale cinese: 41 arresti per narcotraffico, immigrazione clandestina e riciclaggio

Sgominata una banca illegale cinese: 41 arresti per narcotraffico, immigrazione clandestina e riciclaggio

Sgominata una banca illegale a guida cinese, capace di spostare tra gli 80 e i 100 milioni di euro all’anno per ripulire i soldi dello spaccio internazionale e finanziare il mercato della droga. Grazie all’operazione “Easy money”, a cui ha partecipato la Polizia di Stato coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia, è stato inferto un duro colpo al sodalizio transnazionale. L’operazione, come riporta La Nazione, ha portato all’esecuzione di 41 misure di custodia cautelare e a un sequestro preventivo di oltre 60 milioni di euro. Le accuse a vario titolo per i soggetti indagati, che sono cinesi, albanesi e italiani, partono dall’associazione a delinquere mirata al riciclaggio fino al traffico internazionale di stupefacenti e al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. 

Sgominata una banca illegale a guida cinese: dai crediti dei narcotrafficanti ai clandestini

L’inchiesta ha concesso di svelare la struttura dell’organizzazione criminale, attiva almeno dal 2021 e amministrata da un cittadino cinese che si è stabilito da tempo a Prato. Il gruppo funzionava come una banca clandestina a servizio dei cartelli albanesi del centro-nord Italia e dei clan della criminalità organizzata italiana. Inoltre, il meccanismo del flusso virtuale di denaro si fondava sul programma di pagamento islamico, denominato “hawala” (noto anche in Cina come “chop-shop”, o “Fei ch’ien, ovvero “monetavolante” ndr). Come riporta il quotidiano toscano, questo sistema consentiva ai narcotrafficanti di pagare le partite di droga all’estero in completo anonimato e senza alcuna movimentazione fisica o tracciabilità del denaro oltre il confine, annulando il rischio di controlli e sequestri da parte delle forze dell’ordine.

Come funzionava l’organizzazione criminale

L’inchiesta ha documentato l’aggravante di aver agevolato sodalizi di tipo mafioso. Basti pensare al fatto che la banca occulta pratese veniva usata come canale di pagamento sicuro da parte del “Clan Briganti” di Lecce, parte della Sacra Corona Unita, della ‘ndrina Fiare/Razionale/Gasparro di San Gregorio d’Ippona, in provincia di Vibo Valentia e del clan campano Aquino-Annunziata. Alcuni soggetti albanesi con precedenti specifici, secondo La Nazione, erano attivi invece come stabili broker internazionali per garantire le transazioni.

Il giro del denaro contante si intrecciava regolarmente con l’economia tessile pratese. Non a caso, i corrieri dell’organizzazione prendevano “a domicilio” il contante dei clan in tutta Italia e lo nascondevano nelle macchine dotate di doppio fondo, per poi trasferirlo a Prato. Qui il denaro veniva affidato agli imprenditori cinesi del pronto moda locale, come corrispettivo per forniture di vestiti inviate in Spagna e dunque nei poli commerciali di Madrid, Siviglia, Malaga e Valencia, oltre che in Francia e Portogallo. Nelle città iberiche, i trasportatori della cellula estera ritiravano il contante parallelo dalle aziende cinesi e lo portavano direttamente ai grandi narcotrafficanti del posto per pagare le partite di droga dirette in Italia.

Le tre strutture associative e il traffico di clandestini

L’investigazione, come ha riportato il giornale fiorentino, ha portato alla luce tre strutture associative collegate tra loro: il network dedito all’attività bancaria abusiva e al riciclaggio internazionale, un’organizzazione dedita al narcotraffico radicata sul territorio toscano e infine un ramo specializzato nel favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Nell’ultimo caso, dalle indagini è venuto fuori che alcuni membri della comunità cinese legati alla banca illegale gestivano una rotta illegale per portare migranti dalla Repubblica popolare all’Italia, attraverso il pagamento di 9.500 euro a persona.

I cittadini cinesi venivano fatti atterrare in Serbia, paese esente dal visto Schenghen, ospitati in strutture ricettive a Belgrado a gestione cinese e poi trasportati con le auto in Ungheria. Sono stati costretti anche ad attraversare a piedi tratti di montagna. Una volta entrati nell’area Schengen, i clandestini venivano prelevati e portati in Italia attraverso la Slovacchia, con mete finali che spaziavano da Prato, passando per Torino e Somma Campagna.

Le custodie cautelari e il sequestro di denaro

Il gip del tribunale di Firenze ha emesso 41 provvedimenti cautelari personali, di cui 17 sono ordini di custodia cautelare in carcere, 16 sono arresti domiciliari e 8 prevedono l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. I blitz e i decreti hanno interessato l’Italia, principalmente le province di Prato, Pistoia e Pisa e l’estero, nello specifico la Spagna, grazie alla cooperazione internazionale coordinata da Eurojust. In conclusione, il sequestro preventivo che ammonta a oltre 60 milioni di euro è stato irrogato a 27 indagati.

 

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