Siracusa capitale europea della Cultura 2033: “progetto della città, non della politica”

30 Luglio 2026 - 15:30
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Siracusa capitale europea della Cultura 2033: “progetto della città, non della politica”

La Fondazione Siracusa Capitale Europea della Cultura 2033 entra in una nuova fase. Dal primo agosto Paolo Patanè assumerà ufficialmente l’incarico di direttore, affiancando il presidente Giovanni Cafeo nella costruzione del percorso che dovrà condurre la città alla candidatura per il titolo europeo. L’annuncio è stato dato questa mattina ai microfoni di SiracusaNews, durante un’intervista nella quale i due hanno illustrato obiettivi, metodo e tempistiche di un progetto che, sottolineano, dovrà produrre effetti ben prima del 2033.

Ci candidiamo per vincere, ma la prima vittoria è costruire un processo che lasci conseguenze durature sul territorio – afferma Patanè -. Se riusciremo ad attivare meccanismi destinati a rimanere nel tempo, avremo già raggiunto un risultato importante. L’Europa ha bisogno di Siracusa, forse più di quanto Siracusa sia oggi consapevole del proprio ruolo“.

Cafeo ricorda invece che la prima vera scadenza sarà il 2028, anno in cui verrà selezionata la shortlist delle città candidate. “Il 2033 sembra lontano, ma la partita comincia molto prima. Quando uscirà il bando avremo dieci mesi per scrivere il dossier. Per questo abbiamo scelto di partire con largo anticipo, facendo tesoro dell’esperienza del 2019“.

Secondo il presidente della Fondazione, il dossier non sarà il progetto di pochi tecnici ma il risultato di un percorso partecipato. “Il dossier che presenteremo non sarà quello che abbiamo in mente io o Paolo. Sarà il frutto del coinvolgimento dei cittadini, delle associazioni, degli stakeholder e delle amministrazioni. Stiamo costruendo un percorso aperto, che crescerà insieme al territorio“.

Tra i concetti chiave della candidatura c’è quello della connessione, spiegato da Patanè come elemento distintivo di Siracusa. “La città deve ricomporre relazioni che oggi vengono percepite come contrapposte: dall’archeologia all’industria, fino al sistema dei siti Unesco della Sicilia orientale. Siracusa è il baricentro di una rete culturale che va valorizzata e resa finalmente consapevole di sé“.

Per Cafeo il percorso sta già facendo emergere energie spesso rimaste ai margini. “Sto scoprendo quanta vitalità esista nel territorio e quanto interesse ci sia anche fuori dalla provincia. Università, centri di ricerca e istituzioni studiano Siracusa come un ecosistema unico, mentre spesso siamo noi i primi a non renderci conto del patrimonio che possediamo“.

Sul piano operativo, la Fondazione sta ampliando progressivamente la rete dei soggetti coinvolti. Hanno già aderito i primi comuni, sono in corso interlocuzioni con altri enti, con gli ordini professionali e con il mondo della scuola attraverso un protocollo con l’Ufficio scolastico provinciale. L’obiettivo è fare della candidatura “un progetto della città e non della politica“.

Il calendario dei prossimi mesi prevede tre momenti centrali: un’iniziativa dedicata al mondo della scuola e dei giovani, un grande confronto pubblico con associazioni e comunità per raccogliere ulteriori contributi alle linee guida e, infine, un evento internazionale dedicato ai diritti umani e al dialogo tra i popoli, che dovrà rappresentare la vocazione europea della candidatura.

La Fondazione punta inoltre ad allargare la partecipazione anche attraverso la figura del socio partecipante, aperta alle associazioni senza alcun contributo economico obbligatorio, e con iniziative come l’open call per la realizzazione dell’identità visiva del progetto.

Per Patanè la vera forza della candidatura risiede nella posizione unica di Siracusa nel panorama europeo. “Torino ha un forte asse con l’Europa continentale. Siracusa, invece, può mettere insieme l’Europa mediterranea e quella continentale. È un punto di incontro di storie, culture e relazioni che nessun’altra città può raccontare allo stesso modo“.

Cafeo guarda invece al valore simbolico dell’intero percorso: “Dobbiamo invertire questo vortice che sembra trascinarci verso il basso e tornare a credere che le cose si possono fare. La candidatura servirà a valorizzare i nostri punti di forza ma anche a lavorare sulle debolezze, dimostrando che anche in Sicilia si può fare rete“.

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