SMAU porta le startup italiane a New York
A New York l’Italia si è presentata con algoritmi, droni per controllare ponti e infrastrutture e diagnosi mediche affidate all’intelligenza artificiale. È l’Italia che il 10 giugno si è ritrovata al Consolato Generale d’Italia per la serata inaugurale di SMAU New York, il salone dell’innovazione che dopo le tappe europee e due edizioni a San Francisco approda per la prima volta nella città più competitiva al mondo per mettere alla prova le sue startup.
L’iniziativa è promossa da ITA – Italian Trade Agency insieme a SMAU. La serata al Consolato ha riunito la delegazione italiana e gli interlocutori locali, tra investitori, aziende e istituzioni, prima della giornata centrale dell’11 giugno al Sixth Floor Loft di Union Square, con incontri B2B, panel e networking. Al centro dell’edizione ci sono trentatré startup italiane selezionate, affiancate da grandi aziende come Chiesi, Enel, Intesa Sanpaolo Innovation Center e Veolia Italia, e dalle delegazioni di tre Regioni: Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia e Lazio. A confrontarsi con loro, dal lato americano, nomi come Amazon, Google, JPMorgan Chase e Pfizer, insieme a fondi di investimento e acceleratori del calibro di Cornell Tech, HAX e Newlab.
A spiegare il senso dell’operazione sono soprattutto le due voci dell’Agenzia. «New York è un hub unico, dove capitale, tecnologia e talento si incontrano ogni giorno», ha detto Erica Di Giovancarlo, direttrice di ICE New York e coordinatrice della rete dell’Agenzia negli Stati Uniti. È lo scenario ideale, ha aggiunto, per dimostrare che il Made in Italy va ben oltre le eccellenze tradizionali e abbraccia ormai l’intelligenza artificiale, la sanità, la mobilità e la manifattura avanzata, in un momento di forte vitalità dei rapporti tra Italia e Stati Uniti.
A dare la misura del cambiamento è un dato che Giosafat Riganò, direttore di ICE Los Angeles, ha definito storico. «Per la prima volta nella storia le life sciences e le biotecnologie sono al primo posto tra i settori dell’export italiano verso gli Stati Uniti, superando comparti tradizionalmente trainanti come la meccanica strumentale», ha dichiarato. Un risultato che, ha osservato, racconta la capacità delle imprese italiane di affermarsi nei segmenti più avanzati dell’economia e rende l’Italia un hub di innovazione sempre più credibile agli occhi americani.
«Portare SMAU a New York significa posizionare l’innovazione italiana nei luoghi in cui si definiscono le traiettorie globali dello sviluppo tecnologico», ha aggiunto Valentina Sorgato, amministratrice delegata di SMAU. L’idea, ha spiegato, è costruire relazioni, attrarre capitali e mettere le imprese italiane nelle condizioni di competere su scala internazionale.
Tra le Regioni protagoniste c’era il Lazio, accompagnato dal presidente Francesco Rocca e dalla vicepresidente Roberta Angelilli. «Sono startup innovative nel campo dell’intelligenza artificiale, della mobilità sostenibile, del green tech e della farmaceutica, una bella rappresentanza dell’innovazione del Lazio», ha spiegato Angelilli, ricordando che la Regione ha una strategia di internazionalizzazione che per il 2026 vale circa quindici milioni di euro, tra voucher per fiere ed eventi e missioni di sistema. Un mese fa la stessa delegazione era a San Francisco. «SMAU a New York è la prima volta, una fantastica prima volta su cui scommettiamo tantissimo».
Angelilli ha legato la presenza a New York a una partita più grande, quella europea. Citando i rapporti Draghi e Letta, ha ricordato che senza un sostegno alle startup e al deep tech l’Europa rischia di accumulare un ritardo di competitività difficile da colmare. «Investire in innovazione e accompagnare le imprese in queste missioni è strategico non solo per chi partecipa, ma per l’intero sistema regionale, nazionale ed europeo», ha detto, guardando al prossimo bilancio comunitario che destinerà risorse importanti a competitività e venture capital.
Il presidente Rocca ha messo l’accento sul capitale umano. «Abbiamo una comunità giovanile straordinaria, piena di energia, vibrante e creativa», ha detto, raccontando una missione che punta a consolidare i contatti avviati l’anno scorso e a costruire collaborazioni con i territori americani. A chi gli chiedeva quanto i successi sportivi aiutino ad attrarre talenti, ha risposto con una riflessione sul “sistema Italia”. A portarci avanti nel mondo, ha osservato, più dei campioni sono la cultura e il cibo, ciò che ci fa accogliere ovunque e in ogni epoca. Poi una battuta, sull’unico fronte in cui gli arrivano davvero le frecciate degli stranieri: l’assenza dell’Italia agli ultimi Mondiali di calcio.
Le trentatré startup raccontano un’innovazione concreta e già pronta per il mercato. C’è chi applica l’intelligenza artificiale all’imaging medicale per diagnosi più rapide, chi usa droni e satelliti per controllare ponti e infrastrutture, chi sviluppa la stampa 3D di metalli su larga scala o trasferisce all’industria tecnologie nate per lo spazio. Settori diversi, tenuti insieme da un filo comune: l’idea che l’innovazione, oggi, sia il terreno su cui l’Italia si gioca buona parte del suo futuro, e che per crescere abbia bisogno di misurarsi proprio dove la competizione è più dura.
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