Sos della Chiesa per l’emergenza umanitaria in Cambogia
Sos Cambogia. “Il Paese attraversa una doppia emergenza umanitaria. Da una parte ci sono gli sfollati provocati dal conflitto al confine con la Thailandia. Dall’altra c’è una crisi silenziosa, quella delle vittime delle ‘scam city’, persone coinvolte nel traffico di esseri umani, sequestrate e ridotte in schiavitù”. A lanciarle l’allarme è il prefetto apostolico di Battambang. L’agenzia missionaria vaticana Fides ha raccolto la testomonianza del gesuita spagnolo padre Enrique Figaredo Alvargonzález. E racconta come la Chiesa cambogiana sia oggi impegnata ad affrontare difficoltà e violenze che colpiscono soprattutto i più vulnerabili. “La situazione sociale non è delle migliori”, afferma il prefetto apostolico. E aggiunge: “Il problema delle cosiddette ‘città della truffa‘ crea caos e povertà. Lo avvertiamo in particolare nella provincia di Battambang, vicino al confine, ma in realtà il fenomeno riguarda tutto il Paese“.

Emergenza Cambogia
Negli ultimi anni la Cambogia è diventata uno dei principali centri asiatici dei cosiddetti “scam compounds”. Complessi fortificati gestiti da reti criminali transnazionali, dove migliaia di persone vengono reclutate con false offerte di lavoro e costrette, sotto minaccia, a realizzare truffe online ai danni di vittime in tutto il mondo. Il governo cambogiano ha lanciato una vasta operazione di contrasto, annunciando la chiusura di quasi 200 centri, l’arresto di alcuni responsabili e il rimpatrio di migliaia di persone. Tuttavia organizzazioni internazionali come “Amnesty International” sostengono che gran parte delle strutture abbia semplicemente cambiato sede o riaperto sotto altre forme e denunciano persistenti fenomeni di collusione tra gruppi criminali e funzionari locali. Restano inoltre documentati casi di lavoro forzato, tortura, violenze sessuali, detenzione arbitraria e omicidi. Proprio su questo fronte, la Caritas della Cambogia, guidata da padre Figaredo, concentra oggi gran parte delle proprie energie: “Tutte queste persone sono vittime della tratta di esseri umani”, racconta il religioso. “Partono dai loro paesi con grandi speranze, pensando di trovare un buon lavoro. Invece cadono in trappola. Appena arrivano, gli organizzatori della rete criminale sequestrano loro i passaporti, le minacciano, usano violenza le trasformano in schiavi”. Le vittime arrivano da numerosi Paesi dell’Asia e dell’Africa. “Provengono dall’Indonesia, dalle Filippine, dalla Cina, ma anche da diversi Paesi africani”, spiega. “Alcuni di loro riescono a fuggire e arrivano da noi, stremati e disperati, senza alcun documento di identità, perché il passaporto è stato confiscato“.
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