Space Arts: teatro e scienza si incontrano con “La celeste eredità di Atlantide”
Alla sede ASI di Roma debutta Space Arts con “La celeste eredità di Atlantide”, spettacolo teatrale che unisce astronomia, poesia antica e musica corale.
Teatro, astronomia e poesia antica si incontrano nella sede romana dell’Agenzia Spaziale Italiana. Il 5 giugno 2026 debutta Space Arts, nuovo format culturale che nasce dall’evoluzione di “Spazio Cinema” e apre la programmazione dell’ASI anche ai linguaggi del teatro e della musica.
Il primo appuntamento sarà con “La celeste eredità di Atlantide”, spettacolo teatrale che porta in scena un racconto dedicato all’origine delle costellazioni. Al centro della performance c’è la narrazione scientifica del poema astronomico di Arato di Soli, poeta greco del III secolo a.C., accompagnata da un coro a quattro voci.
Un nuovo format tra arte e spazio
Con Space Arts, l’Agenzia Spaziale Italiana amplia il modo di raccontare la scienza. L’obiettivo non è soltanto divulgare contenuti astronomici, ma costruire un dialogo tra discipline diverse: ricerca spaziale, teatro, musica, letteratura e immaginario collettivo.
La scelta di partire dalle costellazioni è significativa. Prima ancora di essere oggetto di studio scientifico, il cielo è stato per secoli una mappa culturale, fatta di miti, figure, racconti e osservazioni tramandate. Lo spettacolo prova a recuperare proprio questa doppia dimensione: il cielo come spazio di conoscenza e, allo stesso tempo, come luogo di narrazione.
“La celeste eredità di Atlantide”
Il titolo dello spettacolo richiama un immaginario sospeso tra mito e conoscenza. “La celeste eredità di Atlantide” non si limita a evocare un continente perduto, ma usa il linguaggio teatrale per accompagnare il pubblico in un viaggio tra antichità, astronomia e memoria.
La performance prende spunto dal poema astronomico di Arato di Soli, opera che nell’antichità ha contribuito a raccontare il cielo attraverso immagini poetiche e riferimenti alle costellazioni. In scena, la parola scientifica e quella poetica si intrecciano, mentre il coro a quattro voci aggiunge una dimensione musicale al racconto.
Il coinvolgimento di Ettore Perozzi
Lo spettacolo vede anche il coinvolgimento creativo di Ettore Perozzi, figura legata all’Agenzia Spaziale Italiana. La sua presenza rafforza il carattere ibrido del progetto, pensato per avvicinare il pubblico ai temi dello spazio attraverso una forma meno tradizionale rispetto alla conferenza o all’incontro scientifico.
Il risultato è un evento che punta a parlare non solo agli appassionati di astronomia, ma anche a chi cerca un’esperienza culturale diversa, capace di unire conoscenza e suggestione scenica.
La scienza raccontata con il linguaggio del teatro
Negli ultimi anni, la divulgazione scientifica ha sperimentato sempre più spesso forme narrative nuove. Il teatro, in questo senso, offre una possibilità particolare: trasformare concetti complessi in esperienza dal vivo, facendo dialogare emozione, corpo, voce e contenuto.
Nel caso di Space Arts, la scienza non resta sullo sfondo, ma diventa materia drammaturgica. Le costellazioni non sono soltanto punti luminosi nel cielo: diventano personaggi, storie, segni lasciati dall’uomo nel tentativo di orientarsi nell’universo.
Roma guarda al cielo attraverso l’arte
L’appuntamento del 5 giugno nella sede ASI di Roma si inserisce in una stagione culturale in cui lo spazio è sempre più presente anche fuori dai laboratori e dai centri di ricerca. Missioni spaziali, osservazione del cosmo e nuove tecnologie continuano a catturare l’attenzione del pubblico, ma cresce anche il bisogno di raccontare questi temi con linguaggi accessibili e coinvolgenti.
Space Arts nasce proprio in questa direzione: portare la cultura scientifica in una forma capace di parlare a pubblici diversi, senza perdere rigore e senza rinunciare alla forza dell’immaginazione.
Un debutto tra mito, musica e astronomia
“La celeste eredità di Atlantide” segna quindi il primo passo di un format che mette insieme arti performative e cultura spaziale. Il debutto del 5 giugno non è soltanto uno spettacolo, ma anche un segnale: la scienza può uscire dai suoi confini abituali e trovare nel teatro un alleato per raccontare l’universo.
Tra costellazioni, poesia antica e musica corale, Space Arts propone un modo diverso di guardare il cielo: non solo come oggetto di studio, ma come patrimonio culturale condiviso.
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