Spazi marittimi, la condizione essenziale per un “Patto del Mediterraneo centrale”

14 Ottobre 2026 - 15:25
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Spazi marittimi, la condizione essenziale per un “Patto del Mediterraneo centrale”

Dagli ultimi sviluppi seguiti all’ONU, Italia, Grecia e Tunisia appaiono orientati alla costruzione di un’intesa trilaterale mediterranea; intesa che diventerebbe assai per coordinare la delimitazione delle rispettive aree marittime, cosiddette ZEE (Zone Economiche Esclusive); aggiornare le rispettive competenze sulla “Piattaforma Continentale” e definire, di comune accordo, le aree di sfruttamento delle risorse marine ed energetiche. Dal nostro punto di vista, quindi, non si tratterebbe semplicemente di “ridisegnare i confini marittimi”; infatti, la Convenzione dell’ONU sul diritto del mare (UNCLOS 1982, entrata in vigore nel 1994) distingue tra i seguenti elementi:

  1. ZEE, possono arrivare fino a 200 miglia nautiche dalle linee di base e attribuiscono allo Stato costiero diritti sovrani sulle risorse naturali, oltre a determinate e specifiche competenze in materia di tutela ambientale e di ricerca; 
  1. Piattaforma continentale, riguarda soprattutto i fondali e il sottosuolo, con diritti esclusivi per lo Stato costiero sulle risorse naturali e può estendersi anche oltre le 200 miglia in presenza di determinate condizioni; 
  2. Nei casi i cui le zone marittime di Stati costieri adiacenti si sovrappongono, la delimitazione deve essere concordata tra gli stessi Stati interessati, mirando a una soluzione equa e questo vale sia per la ZEE sia per la “Piattaforma Continentale”. 

Ricordiamo, che esiste già una base giuridica importante, che non possiamo però definire come unica delimitazione trilaterale ma che vale la pena di riportare; infatti, Italia e Grecia hanno sottoscritto un accordo sulla piattaforma continentale risalente al 1977 e, poi, successivamente, l'accordo venne ridefinito nel giugno 2020 sulla delimitazione delle rispettive zone marittime (entrato in vigore nel 2021). Quest'ultimo accordo utilizza sostanzialmente la precedente linea della piattaforma continentale come confine delle zone marittime. 

Anche l’Italia e la Tunisia hanno sottoscritto, nell’agosto 1971, un accordo riguardante la delimitazione della “Piattaforma Continentale”, entrato in vigore nel 1978, con una linea di delimitazione basata su coordinate geografiche. Alla luce delle pregresse situazioni soprarichiamate, quindi, una nuova intesa trilaterale potrebbe concentrarsi soprattutto sulle zone in cui le delimitazioni nazionali devono raccordarsi sulle questioni che vanno oltre la semplice linea di confine, come, ad esempio: gas e petrolio offshore, energia eolica offshore, pesca, tutela ambientale, vigilanza su cavi e infrastrutture sottomarine, ricerca scientifica e sfruttamento delle risorse del fondale.

L'Italia ha istituito la propria ZEE con la legge n. 91/2021 e, successivamente, ha emanato un Decreto (2025) per definirne le aree interessate. 

Ritorniamo all’intesa trilaterale che aiuterebbe a definire un nuovo scenario che, con un po’ di fantasia, potremmo agevolmente definire “Patto del Mediterraneo Centrale”, avente punto di partenza Roma, che in tal modo potrebbe completerebbe (finalmente) la propria architettura marittima. Ad onore del vero, va rimarcato che si sono già registrati notevoli passi avanti, quali: proclamazione delle ZEE nel Tirreno, Ionio e Adriatico e contestuale deposito all'ONU delle coordinate delle ZEE italiane; inoltre, e non meno importanti, l’aggiornamento nel settembre di quest’anno delle “linee di base” ossia il punto di partenza giuridico e geografico dal quale iniziare per delimitare le zone di sovranità e dei diritti marittimi dello Stato rivierasco. 

L'impostazione dichiarata dal governo italiano di procedere sulle ZEE in modo concordato con i Paesi vicini, tenendo conto anche degli interessi della pesca, appare coerente con la politica di sviluppo dell’economia marittima nazionale. In tal senso, quindi, il deposito delle linee di base avvenuto nel settembre 2026 assume rilievo nello scenario internazionale del Mar Mediterraneo; un punto di partenza politico e non, quindi, una dichiarazione di nuove pretese territoriali.

La svolta avvenuta tra l’Italia e la Tunisia ha il merito di aver collegato le ZEE con l’energia; infatti, qui entra in gioco un elemento molto concreto: l’ELMED, che sappiamo essere un vero e proprio "ponte energetico" tra Italia e Tunisia, in grado di metterà in collegamento due grandi sistemi elettrici: quelli di Europa e Nord Africa, che è stato realizzato grazie alla sinergia e alla cooperazione tra la Terna italiana e la Steg, tunisina. Per le società che gestiscono le reti elettriche dei due Paesi, ELMED costituirà la prima interconnessione in corrente continua tra due Continenti, grazie all'interconnessione elettrica sottomarina lunga circa 220 Km e in grado d trasportare circa 600 MW, attraverso il Canale di Sicilia. 

In definitiva, a noi sembra che Roma abbia indicato a Tunisi di non limitarsi a delimitare le competenze marittime ma, invece, sembra aver suggerito di creare un sistema comune per gestire le infrastrutture e le risorse del Mediterraneo centrale; in tal modo nascerebbe un accordo italo-tunisino sulla sicurezza e gestione dello spazio marittimo, inizialmente molto tecnico e che comprenderebbe i seguenti aspetti: cavi elettrici, gasdotti, telecomunicazioni, parchi eolici offshore, ricerca scientifica, pesca, protezione ambientale, ricerca e soccorso (SAR) , infine, le attività di sorveglianza delle infrastrutture sottomarine. 

A questo punto Atene, che ha già risolto con l'Italia la delimitazione delle rispettive zone marittime attraverso l'accordo del 9 giugno 2020 (entrato in vigore nel 2021), potrebbe entrare a far parte di questa “Maritime Partnership”, ripetiamo, non una nuova ZEE comune, ma un sistema coordinato di gestione del Mediterraneo centro-orientale.

L’interesse della Grecia potrebbe, dunque, coincidere col coordinare le proprie infrastrutture energetiche con quelle italiane; rafforzare la posizione basata sull'UNCLOS; creare un solido precedente di cooperazione marittima con altri Stati mediterranei e, infine, evitare che nuove rivendicazioni unilaterali modifichino gli equilibri esistenti. 

Per inciso, nel Mediterraneo occidentale, Grecia, Turchia, Egitto e le due Cipro si sono già mossi.

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