I nuovi diritti UE per chi vola in aereo

17 Luglio 2026 - 14:45
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L’Unione Europea ha approvato una delle più importanti riforme degli ultimi anni in materia di diritti dei passeggeri aerei, introducendo norme destinate a cambiare concretamente l’esperienza di milioni di viaggiatori. Tra le novità che hanno attirato maggiore attenzione c’è l’obbligo per le compagnie aeree di far sedere gratuitamente i bambini accanto ai propri accompagnatori, ponendo fine a una pratica che aveva suscitato numerose polemiche, soprattutto tra le compagnie low cost. Ma la riforma va ben oltre questo aspetto e interviene su bagagli, trasparenza dei prezzi, rimborsi, cancellazioni e tutela delle persone più vulnerabili. Per gli italiani che vivono nel Regno Unito, e che volano frequentemente verso l’Italia o altri Paesi europei, si tratta di cambiamenti che meritano di essere conosciuti nel dettaglio, anche perché la Brexit rende il quadro normativo più articolato rispetto al passato.

I nuovi diritti UE cambiano il modo di viaggiare in aereo

Per molti anni prenotare un volo con una compagnia low cost ha significato confrontarsi con un sistema di tariffe apparentemente molto convenienti, ma spesso accompagnate da numerosi costi aggiuntivi che emergevano soltanto durante la prenotazione. Tra questi, uno dei più contestati era senza dubbio il pagamento per la scelta del posto a sedere. In particolare, le famiglie con bambini piccoli si trovavano spesso davanti a una situazione paradossale: rinunciando al supplemento, il sistema assegnava automaticamente posti separati, costringendo di fatto i genitori a pagare pur di poter viaggiare accanto ai propri figli.

La riforma appena approvata dall’Unione Europea nasce anche per rispondere a questo tipo di situazioni. Il testo definitivo, approvato dalle istituzioni europee dopo anni di negoziati, stabilisce infatti che i bambini sotto i 14 anni dovranno essere sistemati gratuitamente accanto all’adulto che li accompagna, senza che la compagnia possa richiedere alcun supplemento per l’assegnazione del posto. Non si tratta semplicemente di una misura di comodità, ma di una disposizione che riconosce il valore della sicurezza e dell’assistenza durante il volo. Un bambino seduto lontano dai genitori rappresenta infatti un problema non soltanto per la famiglia, ma anche per il personale di bordo, chiamato a intervenire in caso di necessità.

Come spiega la Commissione europea, l’organo esecutivo dell’Unione responsabile della proposta e dell’attuazione delle politiche comunitarie, l’obiettivo della riforma è rafforzare la tutela dei passeggeri e rendere più trasparenti le condizioni di viaggio, limitando alcune pratiche commerciali che negli ultimi anni avevano generato numerose controversie. Le informazioni ufficiali sono disponibili sul sito della Commissione europea dedicato ai diritti dei passeggeri aerei, che rappresenta il principale punto di riferimento normativo per chi viaggia all’interno dell’Unione.

La novità assume un significato particolare se si osserva l’evoluzione del mercato del trasporto aereo negli ultimi vent’anni. L’espansione delle compagnie low cost ha rivoluzionato il modo di viaggiare degli europei, consentendo a milioni di persone di spostarsi a costi contenuti. Allo stesso tempo, però, il modello di business di molti vettori si è progressivamente spostato verso i cosiddetti ancillary revenues, cioè i ricavi ottenuti dalla vendita di servizi accessori. Il biglietto rappresenta spesso soltanto una parte del costo finale del viaggio, mentre bagagli, priorità d’imbarco, scelta del posto e altri servizi contribuiscono in maniera significativa ai profitti delle compagnie.

Proprio l’assegnazione casuale dei posti è diventata negli anni uno degli strumenti più efficaci per incentivare l’acquisto dei supplementi. Le compagnie non dichiaravano esplicitamente di voler separare le famiglie, ma il risultato pratico era spesso questo: genitori e figli distribuiti in file diverse, con la conseguenza che molti passeggeri finivano inevitabilmente per acquistare i posti assegnati pur di evitare disagi durante il viaggio. Le nuove regole europee pongono un limite preciso a questa pratica, imponendo che almeno il posto del minore e quello dell’accompagnatore siano assegnati gratuitamente in maniera contigua.

La riforma non si limita però ai nuclei familiari. Le stesse tutele vengono estese anche alle persone con disabilità, ai passeggeri con mobilità ridotta e alle donne in gravidanza, categorie che potranno beneficiare di un’assegnazione dei posti adeguata alle proprie esigenze senza costi aggiuntivi. Anche in questo caso il legislatore europeo ha privilegiato un principio di accessibilità piuttosto che una semplice agevolazione commerciale, riconoscendo che determinate esigenze non possono essere subordinate alla disponibilità economica del passeggero.

Per chi vive nel Regno Unito, questi cambiamenti meritano un’attenzione particolare. Dopo la Brexit, infatti, il sistema dei diritti dei passeggeri è diventato più complesso e dipende dal tipo di compagnia aerea utilizzata e dall’aeroporto di partenza. Molti italiani residenti oltremanica continuano a utilizzare vettori europei come Ryanair, easyJet Europe, ITA Airways, Lufthansa o Vueling per raggiungere l’Italia, e proprio su queste rotte le nuove norme avranno effetti concreti una volta completato il periodo di attuazione previsto dalla normativa. Anche il Consiglio dell’Unione Europea, istituzione che rappresenta i governi dei Paesi membri, ha sottolineato che la riforma punta a rafforzare la fiducia dei cittadini nel trasporto aereo e a uniformare le tutele in tutto il mercato europeo attraverso un quadro normativo più chiaro e moderno, illustrato nella relativa comunicazione ufficiale del Consiglio dell’Unione Europea.

La riforma europea non riguarda solo i posti a sedere

Sarebbe però riduttivo pensare che la riforma si esaurisca nell’obbligo di far sedere insieme genitori e figli. In realtà, il nuovo pacchetto legislativo interviene su numerosi aspetti che, nel corso degli anni, sono diventati motivo di discussione tra passeggeri, compagnie aeree e associazioni dei consumatori. L’obiettivo dichiarato dell’Unione Europea è quello di rendere il trasporto aereo più trasparente, prevedibile e uniforme, riducendo le differenze di trattamento che spesso emergevano da una compagnia all’altra o da uno Stato membro all’altro.

Uno dei punti più importanti riguarda la trasparenza delle tariffe. Chi prenota frequentemente voli online conosce bene il meccanismo: il prezzo visualizzato nella prima schermata raramente coincide con quello che si paga alla fine della procedura. Nel corso della prenotazione vengono infatti aggiunti servizi opzionali o, in alcuni casi, elementi considerati essenziali dal viaggiatore, come il bagaglio a mano, facendo lievitare sensibilmente il costo finale.

Con le nuove regole, le compagnie dovranno presentare offerte molto più chiare sin dall’inizio della prenotazione. L’intenzione del legislatore europeo non è quella di vietare le diverse politiche commerciali adottate dai vettori, ma di permettere ai consumatori di confrontare realmente le offerte disponibili senza essere influenzati da prezzi iniziali artificialmente bassi. In altre parole, il cliente dovrà avere un quadro molto più realistico di quanto spenderà effettivamente.

Si tratta di un cambiamento che potrebbe modificare anche il modo in cui vengono confrontati i voli sui principali motori di ricerca e sui portali di prenotazione. Oggi capita frequentemente che un biglietto sembri molto conveniente, salvo poi scoprire che il trasporto di un normale trolley da cabina, la scelta del posto o altri servizi essenziali fanno aumentare sensibilmente il prezzo finale. Una maggiore trasparenza dovrebbe quindi favorire una concorrenza più corretta tra le compagnie, premiando non soltanto il prezzo iniziale, ma il costo reale del viaggio.

Un’altra novità destinata ad avere un impatto concreto riguarda la cosiddetta pratica del “no-show”, poco conosciuta dal grande pubblico ma ben nota a chi viaggia spesso per lavoro o per motivi familiari. Fino ad oggi, molte compagnie prevedevano che il mancato utilizzo del volo di andata comportasse automaticamente la cancellazione del biglietto di ritorno. Era sufficiente perdere il primo volo, magari a causa di un imprevisto, di uno sciopero ferroviario, di un problema di salute o della scelta di raggiungere autonomamente la destinazione, perché anche il viaggio di ritorno venisse annullato senza alcun rimborso.

Questa politica ha generato numerose controversie negli ultimi anni, soprattutto perché molti passeggeri ne venivano a conoscenza soltanto al momento del check-in per il volo di ritorno. La nuova normativa europea vieta questa pratica: l’eventuale mancato utilizzo della tratta di andata non potrà più comportare automaticamente la perdita del biglietto di ritorno. Per chi vola frequentemente tra il Regno Unito e l’Italia si tratta probabilmente di una delle innovazioni meno pubblicizzate ma più rilevanti, perché offre una maggiore flessibilità nella gestione degli spostamenti.

Anche il sistema dei risarcimenti per ritardi e cancellazioni viene confermato e, per alcuni aspetti, rafforzato. Negli ultimi anni non sono mancati tentativi di modificare uno dei pilastri della normativa europea sui diritti dei passeggeri, cioè il diritto alla compensazione economica quando un volo subisce un ritardo significativo imputabile alla compagnia. Alla fine, però, l’Unione Europea ha deciso di mantenere questo principio, ritenendolo uno degli strumenti più efficaci per garantire un livello elevato di tutela dei consumatori.

Rimangono quindi i meccanismi di compensazione economica previsti dalla normativa europea, con importi che possono variare in funzione della distanza del volo e della durata del ritardo, mentre vengono chiariti alcuni aspetti procedurali che in passato avevano dato origine a interpretazioni differenti da parte delle compagnie. L’obiettivo è semplificare le richieste dei passeggeri e ridurre il numero delle controversie legali, rendendo più rapida la gestione dei reclami.

Accanto agli aspetti economici, la riforma dedica particolare attenzione anche all’informazione. Una delle lamentele più frequenti dei viaggiatori riguarda infatti la difficoltà nel comprendere i propri diritti quando un volo viene cancellato o subisce un forte ritardo. In futuro le compagnie saranno tenute a fornire informazioni più complete e tempestive, spiegando chiaramente quali siano le opzioni disponibili, dai pasti all’assistenza, fino agli eventuali rimborsi o alle compensazioni economiche previste dalla normativa.

Queste modifiche assumono particolare rilievo in un periodo storico nel quale il trasporto aereo continua a registrare una forte crescita. Dopo gli anni della pandemia, il numero dei passeggeri è tornato rapidamente ai livelli precedenti e, in alcuni aeroporti europei, li ha addirittura superati. L’aumento dei voli comporta inevitabilmente anche un maggior numero di ritardi, cancellazioni e disservizi, rendendo ancora più importante disporre di regole semplici, uniformi e facilmente comprensibili da tutti. In questo contesto, la riforma europea rappresenta il tentativo più significativo degli ultimi anni di aggiornare un sistema normativo che, pur essendo considerato tra i più avanzati al mondo, mostrava ormai la necessità di adattarsi alle profonde trasformazioni del mercato dell’aviazione commerciale.

Cosa cambia per chi vive nel Regno Unito dopo la Brexit

Tra gli aspetti più interessanti della riforma c’è sicuramente il suo impatto sui milioni di cittadini britannici e di residenti nel Regno Unito che ogni anno viaggiano verso i Paesi dell’Unione Europea. A prima vista si potrebbe pensare che, dopo la Brexit, queste nuove norme non abbiano più alcuna conseguenza per chi parte dagli aeroporti britannici. La realtà è molto più articolata e dipende da una combinazione di fattori che comprende la compagnia aerea scelta, il Paese di registrazione del vettore e soprattutto l’aeroporto dal quale parte il volo.

Fino al 31 dicembre 2020 il Regno Unito applicava integralmente il regolamento europeo sui diritti dei passeggeri, essendo ancora soggetto alla normativa comunitaria. Con l’uscita dall’Unione Europea, Londra ha deciso di mantenere gran parte delle disposizioni già esistenti attraverso una versione nazionale del cosiddetto UK261, molto simile al precedente regolamento europeo EC261. Da allora, però, il diritto britannico e quello europeo hanno iniziato a seguire percorsi separati, pur rimanendo ancora oggi molto vicini sotto numerosi aspetti.

Per gli italiani residenti nel Regno Unito questo significa che non tutti i voli saranno disciplinati dalle stesse regole. Un collegamento Londra-Roma operato da una compagnia europea come ITA Airways o Ryanair continuerà a rientrare, almeno in parte, nell’ambito della normativa europea, mentre un volo interno britannico, ad esempio tra Londra ed Edimburgo, seguirà esclusivamente la legislazione del Regno Unito. Lo stesso vale per molte tratte internazionali operate da vettori britannici come British Airways, Virgin Atlantic o Jet2, che continueranno ad applicare il sistema previsto dal diritto nazionale.

Questa apparente complessità, tuttavia, non deve preoccupare i passeggeri. Nella maggior parte dei casi le tutele continueranno a essere molto simili, perché il Regno Unito ha scelto di conservare gran parte dell’impianto normativo europeo già esistente. Le differenze potrebbero emergere nel tempo, qualora Bruxelles e Londra decidessero di modificare autonomamente le rispettive normative. Ed è proprio questo il punto che molti osservatori stanno seguendo con maggiore attenzione.

La nuova riforma europea potrebbe infatti rappresentare un banco di prova anche per il governo britannico. Alcune delle novità introdotte da Bruxelles, come la tutela rafforzata delle famiglie o il divieto di cancellare automaticamente il volo di ritorno in caso di mancato utilizzo dell’andata, potrebbero essere considerate positivamente anche nel Regno Unito. Non è escluso che, nei prossimi anni, Westminster scelga di adottare misure analoghe, mantenendo una sostanziale armonizzazione con gli standard europei almeno nel settore della protezione dei consumatori.

Un altro elemento che interessa direttamente gli italiani residenti oltremanica riguarda le compagnie low cost che collegano quotidianamente il Regno Unito con l’Italia. Ryanair, easyJet, Wizz Air e altri vettori trasportano ogni anno milioni di passeggeri tra Londra e città come Roma, Milano, Napoli, Palermo, Bari, Venezia o Catania. Molti di questi voli partono da aeroporti britannici ma sono operati da compagnie registrate nell’Unione Europea oppure raggiungono aeroporti comunitari, creando una situazione nella quale la normativa europea continuerà a svolgere un ruolo importante.

Per le famiglie che viaggiano frequentemente tra i due Paesi la novità più evidente sarà proprio la possibilità di evitare il supplemento per la scelta dei posti quando si vola con bambini sotto i 14 anni. Negli ultimi anni questa spesa era diventata quasi inevitabile. Chi prenotava quattro biglietti poteva trovarsi a pagare decine di sterline aggiuntive soltanto per assicurarsi che genitori e figli viaggiassero insieme. La nuova disciplina elimina questa situazione, riportando la vicinanza tra adulto e minore nell’ambito dei diritti fondamentali del passeggero e non più tra i servizi opzionali acquistabili separatamente.

Naturalmente ciò non significa che la scelta del posto diventerà sempre gratuita. Le compagnie potranno continuare a far pagare la selezione di sedili particolarmente richiesti, come quelli con maggiore spazio per le gambe o situati nelle prime file dell’aeromobile. Quello che cambia è che non sarà più possibile utilizzare la separazione dei componenti della stessa famiglia come leva commerciale per incentivare l’acquisto del servizio.

Osservando il quadro nel suo complesso emerge anche un’altra riflessione. Negli ultimi vent’anni il settore dell’aviazione commerciale ha conosciuto una trasformazione radicale. La liberalizzazione del mercato europeo ha favorito la nascita di nuovi operatori e una concorrenza che ha abbassato significativamente il costo dei biglietti, rendendo il viaggio aereo accessibile a una fascia molto più ampia della popolazione. Parallelamente, però, le compagnie hanno progressivamente sviluppato modelli economici basati sulla vendita di servizi accessori, arrivando in alcuni casi a costruire una parte consistente dei propri ricavi proprio su supplementi e costi aggiuntivi.

La riforma approvata dall’Unione Europea non mette in discussione questo modello economico, ma cerca di ristabilire un equilibrio tra libertà commerciale delle compagnie e tutela dei consumatori. Il messaggio che arriva da Bruxelles è chiaro: le imprese sono libere di competere sul mercato e di differenziare le proprie offerte, ma esistono alcuni diritti fondamentali dei passeggeri che non possono essere trasformati in semplici opportunità di guadagno. Per milioni di persone che ogni anno attraversano i cieli europei, compresi gli oltre mezzo milione di italiani residenti nel Regno Unito, questo rappresenta probabilmente il cambiamento più significativo introdotto dalla nuova normativa.

Domande frequenti sui nuovi diritti UE dei passeggeri

Le nuove regole sono già entrate in vigore?

No.

La riforma è stata approvata definitivamente dalle istituzioni europee, ma non sarà applicata immediatamente. Dopo la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea sarà previsto un periodo di adeguamento, durante il quale le compagnie aeree avranno il tempo necessario per modificare procedure, sistemi di prenotazione e modalità di assegnazione dei posti. È quindi possibile che, per alcuni mesi, continuino ad applicarsi le regole attualmente in vigore.

I bambini potranno sedersi gratuitamente accanto ai genitori su qualsiasi volo?

Non su qualsiasi volo.

La nuova normativa riguarda i voli che rientrano nell’ambito di applicazione della legislazione europea sui diritti dei passeggeri. In pratica interesserà tutte le compagnie dell’Unione Europea e i voli operati secondo le condizioni previste dalla normativa comunitaria. Per chi vive nel Regno Unito, la situazione dipenderà anche dalla compagnia scelta e dall’aeroporto di partenza, poiché dopo la Brexit convivono la normativa europea e quella britannica.

Le compagnie potranno ancora far pagare la scelta del posto?

Sì.

La riforma non elimina completamente il pagamento della scelta del posto. Le compagnie potranno continuare a far pagare sedili particolarmente richiesti, come quelli con maggiore spazio per le gambe, nelle prime file o in altre posizioni considerate premium. Quello che non potranno più fare sarà chiedere un supplemento semplicemente per consentire a un bambino sotto i 14 anni di sedersi accanto all’adulto accompagnatore.

Cambierà qualcosa anche per il bagaglio a mano?

Sì, ma non nel modo in cui è stato raccontato da alcuni media.

La riforma punta soprattutto ad aumentare la trasparenza delle tariffe. Le compagnie dovranno indicare con maggiore chiarezza quali servizi sono inclusi nel prezzo del biglietto e quali prevedono un costo aggiuntivo. Questo permetterà ai passeggeri di confrontare le offerte in maniera più semplice e realistica fin dall’inizio della prenotazione.

Il volo di ritorno potrà ancora essere cancellato se non utilizzo quello di andata?

In linea generale no.

Una delle novità più importanti della riforma è proprio il divieto della cosiddetta pratica del no-show. Se un passeggero, per qualsiasi motivo, non utilizza il volo di andata, la compagnia non potrà più cancellare automaticamente la tratta di ritorno prevista nello stesso biglietto. Si tratta di una modifica particolarmente significativa per chi viaggia frequentemente tra il Regno Unito e l’Italia.

Le compensazioni economiche per ritardi e cancellazioni rimangono?

Sì.

L’Unione Europea ha confermato il principio secondo cui i passeggeri hanno diritto a una compensazione economica quando ricorrono le condizioni previste dalla normativa. Restano quindi in vigore i meccanismi di tutela che hanno reso il sistema europeo uno dei più avanzati al mondo, mentre vengono introdotte procedure più chiare per facilitare la presentazione dei reclami e velocizzare le risposte delle compagnie aeree.

Queste novità influenzeranno anche il Regno Unito?

In parte sì.

Pur non facendo più parte dell’Unione Europea, il Regno Unito continua ad avere un sistema di tutela dei passeggeri molto simile a quello europeo. Molti voli tra Londra e i Paesi dell’UE continueranno inoltre a essere interessati dalla normativa comunitaria. Resta da vedere se, nei prossimi anni, il governo britannico deciderà di recepire anche alcune delle nuove disposizioni approvate da Bruxelles, mantenendo un livello di protezione sostanzialmente allineato a quello europeo.


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