Stellantis, Volkswagen e Renault sfidano Bruxelles

12 Giugno 2026 - 17:55
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Stellantis, Volkswagen e Renault sfidano Bruxelles

Stellantis, Volkswagen e Renault chiedono una regola Made in Europe per difendere produzione, batterie e filiera UE.

StellantisVolkswagen e Renault chiedono all’Unione europea una nuova regola industriale per definire davvero che cosa significhi Made in Europe nell’automotive. I tre gruppi, che insieme rappresentano circa il 60% della produzione automobilistica europea, hanno sottoscritto un impegno comune per spingere Bruxelles verso un criterio semplice: almeno il 70% dei veicoli venduti in Europa dovrebbe incorporare almeno il 70% di valore generato nei 27 Paesi dell’UE. La formula, sintetizzata nel concetto “70:70 nell’UE27”, è molto più di una battaglia di etichetta. È un tentativo di difendere produzione, occupazione, batterie, componentistica e ricerca europea nella fase più fragile della transizione elettrica.

La richiesta arriva in un momento in cui l’industria dell’auto europea è sotto pressione su più fronti. La domanda di auto elettriche cresce meno rapidamente del previsto in diversi mercati, i costi industriali restano elevati, le normative ambientali impongono investimenti pesanti e la concorrenza globale, in particolare asiatica, si muove con prezzi aggressivi e filiere più integrate. In questo scenario, il rischio per i costruttori europei è che l’elettrificazione riduca progressivamente il valore prodotto nel continente, spostando fuori dall’Europa una parte decisiva della catena industriale.

Il punto centrale della proposta è la definizione di contenuto di valore regionale. Non basta assemblare un veicolo in uno stabilimento europeo per considerarlo realmente Made in Europe. Secondo i tre gruppi, la soglia del 70% dovrebbe tenere conto dell’intera catena del valore, dalla progettazione all’ingegneria, dalla produzione avanzata alla componentistica strategica, fino alle batterie e ai sistemi legati alla nuova architettura del veicolo elettrico. È qui che si gioca la partita economica: nell’auto a batteria il valore non è più concentrato solo su motore termico, trasmissione e meccanica tradizionale, ma si sposta verso celle, software, elettronica di potenza e piattaforme digitali.

Per i costruttori, una definizione chiara e uniforme del Made in Europe servirebbe a dare certezza agli investimenti. Se l’Europa vuole restare una potenza automobilistica globale, sostengono le aziende, deve creare un quadro realistico, capace di riconoscere il divario di costo rispetto ai concorrenti internazionali e, allo stesso tempo, premiare chi produce, sviluppa e acquista valore industriale dentro l’Unione. Il messaggio a Bruxelles è diretto: senza regole semplici e incentivi mirati, la transizione rischia di accelerare la dipendenza europea da tecnologie, materiali e componenti prodotti altrove.

La richiesta ha anche un forte significato politico-industriale. StellantisVolkswagen e Renault non chiedono soltanto compensazioni economiche per i maggiori costi europei, ma un meccanismo che spinga realmente alla localizzazione e al reshoring. In altre parole, gli incentivi pubblici non dovrebbero limitarsi a sostenere la domanda di veicoli elettrici, ma favorire la produzione europea delle parti strategiche. Questo riguarda in modo particolare le batterie, considerate l’elemento più sensibile della nuova catena del valore: senza una filiera continentale competitiva, l’Europa rischia di vendere auto elettriche progettate e assemblate localmente ma dipendenti da forniture esterne per la componente più costosa.

L’impatto potenziale riguarda tutta la filiera. Per i grandi costruttori, la regola 70:70 potrebbe diventare uno strumento per pianificare investimenti in piattaforme, impianti e fornitori europei. Per le aziende della componentistica, significherebbe maggiore visibilità industriale e più possibilità di partecipare alla trasformazione del prodotto. Per i lavoratori, potrebbe contribuire a proteggere competenze e occupazione nei siti produttivi europei. Per i consumatori, però, la sfida resta doppia: rafforzare il Made in Europe senza far aumentare troppo i prezzi finali delle auto elettriche.

Proprio il tema dell’accessibilità economica è uno dei passaggi più delicati. I tre gruppi chiedono politiche capaci di rendere le vetture elettriche più accessibili, con una particolare attenzione alle auto di piccole dimensioni. È un punto cruciale per il mercato europeo, dove citycar e compatte hanno storicamente avuto un ruolo centrale, ma oggi sono tra i segmenti più difficili da elettrificare con margini sostenibili. Batterie costose, normative complesse e volumi incerti rendono complicato produrre utilitarie elettriche a prezzi competitivi. Per questo viene invocata una flessibilità pragmatica, soprattutto sui modelli più piccoli.

La proposta può avere conseguenze anche sullo scenario competitivo. Una regola Made in Europe costruita sul contenuto di valore regionale potrebbe rafforzare i costruttori radicati nel continente e rendere meno conveniente importare veicoli o componenti strategici da aree extra UE. Allo stesso tempo, Bruxelles dovrà evitare che la misura venga percepita come una barriera protezionistica rigida. Il confine è sottile: sostenere l’industria europea senza chiudere il mercato, difendere la filiera senza alzare eccessivamente i costi, proteggere l’occupazione senza rallentare la diffusione dell’elettrico.

L’impegno comune di Stellantis, Volkswagen e Renault indica quindi una svolta nel dibattito europeo sull’auto. Dopo anni in cui la discussione si è concentrata soprattutto su emissioni, scadenze normative e incentivi alla domanda, i costruttori riportano al centro la questione della sovranità industriale. Il punto non è solo quante auto elettriche verranno vendute in Europa, ma quanta parte del loro valore resterà dentro l’Europa. È su questa percentuale che si giocherà una parte decisiva del futuro industriale del continente.

Scheda 

Protagonisti: StellantisVolkswagen GroupRenault Group
Peso industriale: circa 60% della produzione automobilistica europea
Tema centrale: definizione di Made in Europe per il settore auto
Formula proposta: 70:70 nell’UE27
Obiettivo: 70% dei veicoli venduti in Europa con 70% di valore generato nei Paesi UE
Ambiti coinvolti: progettazioneingegneriaproduzionebatteriecomponentisticafiliera industriale
Richieste principali: regole semplici, incentivi mirati, sostegno alle batterie europee, reshoring e maggiore accessibilità delle auto elettriche
Nodo di mercato: competitività europea nella transizione verso l’auto elettrica

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