Stercal su Castenetto: «La sua grande preparazione culturale si conciliava con una profonda sensibilità umana»

07 Luglio 2026 - 16:01
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Stercal su Castenetto: «La sua grande preparazione culturale si conciliava con una profonda sensibilità umana»
La professoressa CastenettoLa professoressa Castenetto

«Ho conosciuto la professoressa Castenetto nel 1981. Tornavo dagli studi a Roma e iniziavo la mia presenza nella Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale, svolgendo il ruolo allora di segretario e poi iniziando a insegnare. Nello stesso 1981, lei conseguiva la Licenza in Teologia avendo studiato la spiritualità di Elena da Persico. Dora era stata una delle prime iscritte alla Facoltà Teologica e la sua Licenza porta il numero 17, quindi siamo proprio agli inizi. Conseguì questo titolo che la abilitava a insegnare anche teologia e che si aggiungeva alla sua laurea in filosofia».

È un’amicizia nutrita di stima reciproca e interessi scientifici comuni, quella che ha legato per 45 anni, Dora Castenetto, scomparsa all’età di 94 anni il 4 luglio scorso, a monsignor Claudio Stercal, ordinario di Teologia spirituale presso la Ftis e docente dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. 

La sua immagine fu appunto quella di una donna laica profondamente impegnata negli studi, ma anche nella vita ecclesiale ambrosiana…
Senza dubbio – aggiunge monsignor Stercal – e queste due caratteristiche hanno segnato la sua figura. Fu una delle prime laiche che decise di approfittare dell’apertura della Facoltà Teologica a Milano, dove iniziò a insegnare storia e filosofia nell’Anno accademico 1982/83. Una disciplina che insegnava anche nelle scuole pubbliche, ma in facoltà era diverso. Fu una docente capace di grande fedeltà, costanza e anche sapienza, riuscendo a declinare un percorso di approfondimento filosofico adatto a persone giovani – o anche magari più mature – che dovevano accostarsi a questa disciplina per poi passare agli studi teologici. Insegnò fino al 2008. Nel 1995, quando aprimmo il Centro Studi di Spiritualità, cominciò a insegnare anche lì sino al 2013, con un corso questa volta sulla preghiera, più di natura teologico-spirituale affine, peraltro, anche ai suoi studi e alla sua sensibilità.

Che tipo di conoscenza fu la vostra?
Nacque prevalentemente all’interno dell’attività accademica della Facoltà Teologica attraverso la sua disponibilità a dare una mano nell’impostare sia i corsi della Facoltà che del Centro Studi, in una modalità che fosse adatta a un pubblico anche di laici, magari giovani neodiplomati, ma a volte di professionisti o persone anziane. Per realizzare un insegnamento efficace per queste diverse categorie, la sensibilità umana, l’esperienza e l’intelligenza di Dora Castenetto furono certamente di particolare utilità. La sua grande preparazione culturale si conciliava facilmente con una profonda sensibilità umana e un’attenzione pedagogica, ma anche con una grande dimensione spirituale e di fede personale. Per questo fu molto apprezzata dagli studenti per i quali era veramente un punto di riferimento.

Fu allieva di don Giovanni Moioli?
Sì e si può dire che ne divenne anche collega. Nel 2014 decidemmo insieme di avviare la pubblicazione dell’Opera omnia di don Giovanni in occasione del 30º anniversario della sua scomparsa. Collana a cui la professoressa Castenetto e io ci siamo dedicati con grande passione, appunto per mettere a disposizione un patrimonio teologico, spirituale e di grande profondità, come sono gli scritti di don Moioli, oggi spesso difficilmente reperibili. Proprio a fine giugno, pochi giorni fa, avevamo concluso la messa a punto dell’ultimo volume, il 13esimo, dedicato al Sacramento della riconciliazione.  È come se avesse voluto portare a termine il suo impegno.

Che eredità ci lascia? 
È difficile essere eredi dei grandi o, forse, è anche facile perché sono così ricchi che ciascuno può prendere un frammento della loro eredità. Credo che Dora ci lasci, come ho detto, il suo approfondimento culturale, ma direi non separato da una grande sensibilità umana e da una profonda fede e spiritualità. Una delle caratteristiche fondamentali che potremmo ereditare da lei è proprio l’equilibrio tra queste componenti che non sempre è facile tenere insieme con saggezza.  Nel valutare situazioni, a volte, molto complesse a livello personale o ecclesiale, il suo spirito ha sempre teso a non creare fratture, quanto piuttosto a mettere le proprie capacità a servizio della costruzione di una vita comune e della Chiesa. Forse, imparò questo equilibrio dal suo maestro don Moioli, anche lui figura di grande profondità intellettuale, ma allo stesso tempo un grande uomo di rara spiritualità.

Persone delle quali, oggi, veramente si sente molto il bisogno sia nella Chiesa che nella società.

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