Stop del governo a pacchi col salasso: la tassa da 2 euro sugli acquisti online può attendere. Doveva scattare a luglio

La tassa sui piccoli pacchi extra-Ue non scatterà il primo luglio. Il Consiglio dei ministri ha deciso di spostare in avanti di tre mesi l’entrata in vigore del contributo da 2 euro previsto per le spedizioni di valore inferiore a 150 euro provenienti da Paesi fuori dall’Unione europea. La nuova data fissata dal governo è il primo ottobre 2026. La scelta è arrivata a ridosso della scadenza, quando ormai operatori logistici, piattaforme di commercio online e consumatori guardavano all’inizio di luglio come al giorno in cui i costi sugli acquisti dall’estero sarebbero potuti aumentare in modo sensibile. Il rinvio, secondo quanto ricostruito, serve a evitare che sulle stesse merci si sommino due prelievi diversi: quello nazionale da 2 euro e quello europeo da 3 euro.
Il rischio della doppia imposizione
Il nodo era tutto nel calendario. La tassa italiana, introdotta con la legge di bilancio 2026, avrebbe dovuto partire nello stesso giorno in cui entreranno in vigore le nuove regole europee sui piccoli pacchi importati da Paesi terzi. Bruxelles ha infatti previsto un dazio forfettario temporaneo di 3 euro sulle merci contenute nelle spedizioni di modico valore.
Senza l’intervento del governo, un acquisto effettuato su piattaforme come Temu, Shein, AliExpress o altri operatori extraeuropei avrebbe potuto subire un doppio aggravio: il contributo amministrativo italiano e il nuovo prelievo comunitario. Una sovrapposizione che nelle ultime settimane era stata segnalata dalle associazioni della logistica e del commercio, preoccupate per l’impatto sui flussi di importazione e sui prezzi finali.
Che cosa prevede il contributo italiano
Il contributo italiano non è formalmente un dazio doganale. È un onere amministrativo pensato per coprire i costi legati ai controlli e alle pratiche doganali sulle spedizioni provenienti da Paesi non appartenenti all’Unione europea. Si applica ai pacchi con valore dichiarato fino a 150 euro e viene riscosso al momento dell’importazione definitiva della merce.
La misura era nata in un contesto segnato dalla crescita degli acquisti online a basso costo e dall’aumento dei volumi gestiti dai centri di smistamento. Milioni di pacchi, spesso di piccolo valore, attraversano ogni anno le dogane europee, imponendo controlli su sicurezza dei prodotti, dichiarazioni di valore, tracciabilità e rispetto delle norme del mercato interno.
La riforma europea e il prossimo passaggio
Il rinvio italiano si inserisce nella più ampia riforma doganale europea. Il dazio forfettario da 3 euro previsto da Bruxelles avrà carattere temporaneo e dovrebbe restare in vigore almeno fino al 2028, quando è atteso il nuovo sistema digitale doganale europeo.
L’obiettivo dichiarato dalle istituzioni comunitarie è rafforzare i controlli sui prodotti importati, contrastare frodi e concorrenza irregolare e rendere meno vantaggioso l’ingresso massiccio di merci a basso costo da Paesi extra-Ue.
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