“Stories Make Worlds”, la tecnologia che guarda al futuro in mostra a Laveno

Il secondo giorno del Festival della Meraviglia si apre con l’inaugurazione della mostra Stories Make Worlds, ospitata negli spazi dell’Hotel de Charme di Laveno Mombello, messi a disposizione dal direttore Stefano Besani.
La mostra è curata da Francesco E. Guida, professore e direttore del corso di Design della Comunicazione del Politecnico di Milano (School of Design), insieme ai tre studenti curatori del terzo anno – Andrea Borsato, Martina Esposito e Anita Ruggiu – in collaborazione con l’artista Alessandro Puccia.
Ad aprire la presentazione è l’assessore alla cultura Alice Gomiero, che sottolinea la natura sperimentale del progetto: un tentativo di tradurre visivamente un pensiero, con un alto livello di criticità. In un territorio come Laveno Mombello, segnato da una forte tradizione industriale legata alla ceramica, portare nuove visioni sul futuro e sull’oggetto di design rappresenta – nelle sue parole – un’opportunità preziosa e un grande onore.
Il direttore del festival, Frank Raes, introduce invece il senso più ampio dell’iniziativa: la volontà di aprire una sorta di Wunderkammer, una “stanza delle meraviglie”, in cui siano gli oggetti stessi a raccontare storie e a costruire significati.
A entrare nel cuore del progetto è poi Francesco E. Guida, che racconta l’idea alla base della mostra: portare la meraviglia attraverso una selezione dei lavori sviluppati all’interno del corso. Un vero e proprio laboratorio di sperimentazione, in cui formazione culturale e competenze tecniche si intrecciano. L’obiettivo non è solo rispondere a problemi o richieste, ma utilizzare il design come strumento di riflessione critica e di immaginazione del futuro.
I progetti esposti affrontano tematiche contemporanee – dal cambiamento climatico alla sovrapproduzione alimentare – includendo anche lavori che rielaborano la teoria del complotto in chiave critica, per interrogare i sistemi della comunicazione e il loro potere nel plasmare il pensiero. Si tratta di percorsi sviluppati anche attraverso ambienti digitali e programmazione, pensati per attivare un coinvolgimento reale e funzionante del pubblico.
Il design, in questa prospettiva, diventa uno strumento potentissimo: costruire mondi narrativi per comprendere il presente e immaginare ciò che verrà.
Un ruolo centrale è giocato dai tre giovani curatori, che hanno organizzato integralmente l’allestimento. Il titolo della mostra si ispira alle parole della teorica Donna Haraway: “It matters what stories make worlds, what worlds make stories”. Un invito a riflettere sul potere delle storie nel dare forma alla realtà — e, allo stesso tempo, su come siano i mondi stessi a generare nuove narrazioni.
Da qui nasce l’idea curatoriale: utilizzare l’immaginazione come strumento critico, costruendo un sistema di mondi e storie tra loro connessi. Ogni progetto diventa un “pianeta”, definito dalla narrazione che propone e dall’immaginario che costruisce, inserito in un sistema temporale che diventa parte integrante della riflessione.
Questo universo prende forma anche attraverso l’interazione: il pubblico non è spettatore passivo, ma viaggiatore. Attraversa i mondi, li esplora, li mette in relazione. E, ancora una volta, il Festival della Meraviglia dimostra che immaginare non è evasione, ma un atto profondamente politico e necessario
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