Slots & Daggers – Recensione (PS5)

Maggio 13, 2026 - 21:57
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Slots & Daggers – Recensione (PS5)

Slots & Daggers - Recensione (PS5) (5)

Se c'è una colpa che si può fare a Vampire Survivors (o forse a Cookie Clicker prima di lui?), è l'aver introdotto il concetto di droga, nel gaming. No, non la droga vera, ma quella dettata da loop di gameplay così accattivanti e con un flow così perfetto, da risultare inseparabili dalla tua identità, una volta che ci hai messo mano. D'altronde, se ti dico di pensare ad una musica che fa "tan tatan tan tan tan tan tatan, tan tatan tan tan tan ta tatan", sai immediatamente di cosa sto parlando, ed è tutta colpa di Luca Galante, ma passiamo ad altro, più precisamente a Friedemann e Future Friends Games, rispettivamente sviluppatore e publisher di Slots & Daggers (ma anche di Summerhouse, di cui ti ho parlato giusto qualche ora fa). Se di là eravamo davanti ad un simulativo da 4.99€, qui siamo davanti ad un mini-roguelike da 7.99€. Le premesse ti spingerebbero a prepararti ad un titolo interessante, ma poco di più. Ecco, Slots & Daggers sfonda le aspettative e ti restituisce 10 ore tra le più divertenti che un gioco di questo calibro riesce a restituire. Lasciami spiegare... Slots & Daggers - Recensione (PS5) (1)

Slots & Daggers - Recensione (PS5)

Slots & Daggers si autodefinisce un mini-roguelike, ma... perché? La meccanica di base è semplice: dopo aver scelto 3 simboli con i quali partire, ci troviamo di fronte ad un'interfaccia che in parte ci ricorda quella di una slot machine. 5 finestrelle, di cui solo 3 contenenti simboli, girano ad alta velocità e un tasto piuttosto evidente ci chiede di fermarle, una alla volta. Ho detto, però, solo "in parte", perché una buona metà del resto della schermata è occupata da una finestra ben più larga, che ci mostra... un nemico. Sì, perché i simboli che ruotano nei rulli della slot machine sono le nostre mosse, e il genere di Slots & Daggers è apparenemente quello action "spuro". Quando le ruote si fermano su uno specifico simbolo, questo eseguirà una mossa che potrà essere di attacco fisico, difesa, attacco magico, e tanto altro. Noi e i nemici abbiamo le stesse statistiche (salute e difesa), e - più o meno - un turno a testa. È una slot, quindi non abbiamo una vera previsione di dover andranno a fermarsi i vari rulli, ma dovremo fare del nostro meglio per sopravvivere al combattimento. Ucciso il primo nemico, siamo di fronte ad un prevedibile negozio, dove comprare nuovi simboli per la slot, potenziamenti per quelli già presenti, o power-up - alcuni sempre attivi, altri che invece richiedono l'utilizzo di monete. Ah, non avevo citato le monete? In modo abbastanza passivo, infatti, alcuni simboli della slot o alcune mosse (nostre e nemiche) generano monete che, se sopravviviamo allo scontro, ci portiamo allo shop e, quelle avanzate, allo scontro successivo. Grazie a queste possiamo fare acquisti nello shop, ma il loro ruolo si "ferma" qui in una piccola sorpresa, a mio parere per il genere. Slots & Daggers - Recensione (PS5) (4) Dato che è definito roguelike, infatti, è lecito aspettarsi dei potenziamenti permanenti, da Slots & Daggers, e così è. Per pagarli, però, servono chips, e queste sì sono "randomicamente" generate durante gli scontri e automaticamente messe da parte. Data la struttura a livelli, ognuno contenente 4-5 mob, che ruotano casualmente nell'ordine in cui si presentano a noi, e un boss, più riusciremo a spingere più accumuleremo chips, e con queste più potenziamenti permanenti. L'impatto di questi potenziamenti è abbastanza immediato e percepibile, nella maggior parte degli scontri, e il tutto si associa ad un'altra scelta che trovo curiosa e piuttosto originale. Slots & Daggers non ci permette di ripararci dagli attacchi magici. Tra i simboli inseribili nella slot ci sono 2-3 scudi, sì, ma nessuno ripara dagli attacchi magici che, a differenza di quelli fisici, bypassano completamente lo scudo. Usando le chip possiamo parzialmente ovviare a questa beffa da parte dei nemici dei livelli più in là, magari attivando prima la quarta e poi la quinta finestra della slot, o attivando un revive essenziale, contro i boss o mob più coriacei. Può sembrare una scelta piccola e insignificante, ma ha un impatto considerevole nell'economia di gioco, soprattutto quando mob e boss dei livelli finali (la nostra progressione da livello a livello non si resetta, quindi lo sbloccare il livello successivo ce lo lascia accessibile in ogni nuova run) attivano moltiplicatori di attacco, colpendoci 4,5,6 volte consecutive. La curva di potenza non rallenta ed è anzi richiesta nella sua interezza per gli ultimi livelli, con nemici ultracorazzati e boss fin troppo generosi con i moltiplicatori di danno. Slots & Daggers - Recensione (PS5) (2) Ovviamente dopo qualche partita aggiungeremo tasselli alla nostra conoscenza del mondo di gioco. Ad esempio, ottenere lo stesso simbolo per 3, 4 o 5 finestre consecutive attiverà il colpo critico o megacritico, funzione che amplifica notevolmente l'output di danno o comunque l'effetto del simbolo che abbiamo concatenato. Alcuni attacchi, inoltre (forse i più interessanti ma non per forza i più potenti), richiedono il cosiddetto skillcheck, ossia un input attivo da parte nostra atto a fermare la barra o mirino che sia nel punto più efficace della barra o del diagramma di danno davanti a noi: molto presto, aumentare esponenzialmente l'output di danno non sarà la nostra unica priorità, anzi passando quasi in secondo piano rispetto all'essere in grado di stunnare l'avversario, cosa che è in grado di annullare il primo - e a volte il secondo - attacco, situazione che più di qualche volta mi ha salvato dalla sconfitta. La progressione di difficoltà è inoltre molto godibile, fino ai due livelli finali, quando un giocatore come me, di fronte alla terza sconfitta da parte di una stampante con le gambe, si chiede se sta sbagliando qualcosa e se conviene ripartire da qualche livello prima per sfruttare la rincorsa data da tutti i potenziamenti sbloccabili in quella rincorsa... e Slots & Daggers mi fa pat pat sulla testa e mi dice di respirare più piano. Slots & Daggers - Recensione (PS5) (6) Il gioco infatti, se decidi di partire da un livello successivo al primo, ti dà sempre una quantità di denaro vagamente paragonabile a quella che avresti accumulato nel fare il o i livelli prima. Sono piccoli elementi QoL, ma dimostrano la qualità di ciò che hai davanti, soprattutto in titoli contenuti come Slots & Daggers. È un gioco che io ho divorato, ma che tu non devi affrontare allo stesso modo, vista anche la sua natura molto "sbocconabile". L'artstyle è in toto piuttosto reminescente di un Darkest Dungeon più illuminato, con tratti ben marcati e un brutalismo piacevolissimo, mentre i nemici sono a metà tra il bozzetto di un bambino e gli incubi di qualcuno che ha mal digerito la peperonata. In senso positivo, eh? Sulla soundtrack c'è poco da dire, e mi tocca fare paragoni per farti capire dove "piazzarla" a livello di qualità. Personalmente ODIO la sountrack di Balatro e trovo piacevole quella di Vampire Survivors e Vampire Crawlers. Quella di Slots & Daggers? È a metà. La dimenticherò sicuro, ma almeno non voglio toglierla mentre gioco (Balatro al rogo, per questo!). Slots & Daggers, insomma, arriva dal nulla e, prima di stancare o diventare difficile per il gusto di esserlo, ti porta ai titoli di coda, con un eleganza fatta di meccaniche semplici ed eleganti, una durata di poco meno di 8 ore, e tanta attenzione al flow e al game feel, parole che ogni studio di sviluppo dovrebbe stampare e mettere davanti all'uscio della porta d'ingresso all'ufficio. Complimenti a Friedemann, e sono estremamente curioso di cosa farà dopo... come dovresti esserlo tu! Slots & Daggers - Recensione (PS5) (7)

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