Sudan e geopolitica, la guerra che il mondo ignora
Da tre anni e mezzo il Sudan è teatro di una guerra civile tra le Forze Armate Sudanesi (SAF) guidate dal generale Abdel Fattah al-Burhan e i paramilitari delle Forze di Supporto Rapido (RSF) di Mohamed Hamdan Dagalo (“Hemetti”). Anche in guerra, evidenzia l’agenzia missionaria vaticana Fides, le leggi di mercato finiscono spesso per prevalere su allineamenti geopolitici e prossimità ideologiche. Lo confermano i flussi commerciali delle armi nella guerra che dal 2023 distrugge in Sudan. Un quadro generale ma chiaro sulle forniture di armi che arrivano alle Forze Armate Sudanesi (Saf) e alla Forze di Supporto Rapido (Rsf) è stato descritto da Ayin. Con l’aiuto di analisti esperti di open-source intelligence (Osint). La situazione è molto chiara. Le forniture per entrambi i fronti arrivano da soggetti che hanno base in pochi Paesi. Attraverso intrecci e triangolazioni che spesso finiscono per alimentare di armamenti ambedue le parti in lotta. Secondo Ayin, aziende governative della difesa sudanese nel novembre del 2023 avrebbero stipulato un contratto con l’azienda turca Baykar per la fornitura di droni. Il prodotto fornito dall’azienda sarebbero i noti Bayraktar TB2. Il valore totale del contratto sarebbe di circa centoundici milioni di euro, e in totale sarebbero stati forniti sei droni TB2, tre centraline di controllo e ben seicento testate missilistiche. Ad essere forniti sarebbero stati anche i droni Bayraktar Akinci, che da un punto di vista tattico si differenziano dai TB2 perché capaci di volare ad alta quota, mentre i TB2 volano ad un’altitudine media. Altri gruppi fornitori delle Saf hanno base in Iran. In questo caso i modelli di provenienza iraniana sarebbero due: i Mohajer-6 e i Zajil-3.

Sos Sudan
La differenza evidenziata da Ayin sarebbe nei flussi della fornitura, perché i primi arriverebbero al Port Sudan via mare. Mentre i secondi sarebbero forniti attraverso il complesso militare industriale sudanese, un coinvolgimento che indica un certo sviluppo dell’industria militare locale. Il terzo Paese in cui operano fornitori delle Saf è il Pakistan. Anche in questo caso le forniture arriverebbero a Port Sudan. Oltre ai droni, le forniture provenienti dal Pakistan riguardano anche munizioni prodotte congiuntamente dalla turca Baykar e dall’azienda di Islamabad National Aerospace Science and Technology Park.
Le forniture della Saf e delle Rsf hanno paradossalmente un punto in comune. Entrambe utilizzano tecnologia civile di provenienza cinese e serba per convertirla in tecnologia militare, continua la testata Ayin. Tecnologia che arriva in Sudan e viene modificata. Da produttori dislocati in Cina arrivano alle Rsf anche droni utilizzati come i modelli FeiHong FH-95 e Ch-95c. Le forniture alle Rsf, evidenzia Fides, avvengono attraverso una rete che ha i suoi terminali negli Emirati Arabi Uniti. Attraverso tale rete, alle Rsf arrivano anche gli stessi tipi di droni fabbricati in Turchia che arrivano alle Saf. I flussi di rifornimento delle Rsf e i punti in comune con le Saf sono la chiara dimostrazione che gli affari in guerra sono affari. E che le aziende produttrici possono raggiungere e alimentare facilmente con le loro armi ogni fazione coinvolta in un conflitto.
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