Takaichi difende il piano di crescita da duemila miliardi di euro nonostante le tensioni sui mercati
La premier del Giappone, Sanae Takaichi, ha difeso il proprio piano di crescita economica, che prevede circa 2 mila miliardi di euro di investimenti pubblici e privati, respingendo le crescenti preoccupazioni dei mercati secondo cui la spesa pubblica espansiva del governo comprometterebbe la disciplina fiscale. Lo ha fatto nel corso di una conferenza stampa a Tokyo, in occasione della chiusura della sessione parlamentare. Secondo Takaichi, la nuova politica di crescita del governo “stimolerà gli investimenti pubblici e privati, rafforzerà la capacità produttiva del Paese, aumenterà occupazione e reddito, migliorerà la fiducia dei consumatori, incrementerà gli utili delle imprese e creerà un circolo virtuoso di espansione del Pil in cui le entrate fiscali crescono naturalmente senza aumentare le aliquote”. La premier ha precisato che “questa sfida non significa impegnarsi in una spesa fiscale incontrollata o irresponsabile”. Il piano individua 17 settori strategici per gli investimenti pubblico-privati nell’arco di quattordici anni e amplia la flessibilità del governo nel finanziamento di progetti pluriennali.
Takaichi ha parlato di “un importante spostamento globale verso una nuova politica industriale in cui i governi si fanno avanti e lavorano a fianco del settore privato”, sostenendo che il Giappone deve superare una “mentalità eccessivamente orientata all’austerità”. Nonostante i continui aumenti dei prezzi, ha aggiunto la premier, “non possiamo dire di essere usciti dalla deflazione”. Takaichi ha comunque riconosciuto la necessità di un migliore dialogo con i mercati, dove i timori sulla sostenibilità fiscale hanno contribuito a un recente aumento dei rendimenti dei titoli di Stato e al calo dello yen ai minimi da diversi decenni. Pur dicendosi priva di rimpianti significativi rispetto alla sessione parlamentare, ha affermato che “la nostra comunicazione verso i mercati diventerà probabilmente sempre più importante” nel prossimo periodo.
Nella sessione della Dieta sono stati approvati tutti i 64 disegni di legge presentati dal governo, un risultato che Takaichi ha definito solo il quarto caso nel dopoguerra in cui ciò è avvenuto in una sessione ordinaria o straordinaria equivalente. Tra i provvedimenti approvati figurano la creazione di un’agenzia di intelligence centralizzata, di un organismo di controllo sugli investimenti esteri sul modello statunitense del Cfius e di un’agenzia dedicata alla gestione delle catastrofi. Diverse iniziative del governo si sono tuttavia rivelate controverse, attirando critiche sia dalle opposizioni sia da settori della stessa maggioranza: tra queste, una legge che punisce la profanazione della bandiera giapponese, ritenuta dalle opposizioni una possibile limitazione della libertà di espressione, e le modifiche alla legge sulla Casa imperiale, considerate di fatto un’esclusione della possibilità di un’imperatrice donna nonostante il sostegno diffuso dell’opinione pubblica. Ha suscitato polemiche anche la legge che apre la strada a una seconda capitale, priorità del Partito dell’innovazione giapponese (Jip), alleato di governo del Partito liberaldemocratico, approvata solo dopo concessioni della stessa Jip. Sono inoltre attese ulteriori discussioni sulla proposta, separata, di ridurre il numero dei seggi della Camera bassa. Lenti progressi si registrano anche sul taglio dell’imposta sui consumi per i prodotti alimentari, definito da Takaichi un suo “desiderio sincero”.
Parte delle critiche ha riguardato anche la gestione parlamentare della premier, accusata di fare affidamento sulla maggioranza dei due terzi della coalizione di governo alla Camera bassa per approvare le leggi senza rispondere alle richieste delle opposizioni. Takaichi continua inoltre a fronteggiare accuse legate a video che avrebbero diffamato candidati dell’opposizione in precedenti elezioni, oltre a interrogativi sul possibile coinvolgimento del proprio segretario in uno schema di criptovalute meme ormai cessato, accuse che la premier respinge. Il suo indice di gradimento resta relativamente solido al 58 per cento, ma si tratta del livello più basso dall’inizio del suo mandato, ben al di sotto del 74 per cento registrato subito dopo l’insediamento. “Mi risulta difficile analizzare le ragioni del calo”, ha detto Takaichi in una commissione parlamentare sul bilancio, “non lo so, ma sto tenendo conto del sentimento della popolazione”.
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