Taormina Film Festival 2026, la prima serata incorona due protagoniste dello sport e del cinema: Paola Egonu e Francesca Archibugi
Da un lato una donna che è sempre stata un’ottima realizzatrice e che ha saputo difendersi, con grande determinazione, da qualche attacco ricevuto, anche gratuitamente. Dall’altro una delle più illustri sceneggiatrici e registe italiane delle ultime decadi. Chiaramente il riferimento è a Paola Egonu l’opposto della pallavolo femminile che ha dominato gli ultimi anni e Francesca Archibugi il cui talento cinematografico non è racchiudibile nei numerosi premi che le sono stati attribuiti, tra cui ricordiamo tre David di Donatello e quattro Nastri d’argento.
Sono state queste due diverse esponenti di quello che un tempo veniva definito, riduttivamente, “Il gentile sesso”, ad essere tra le protagoniste della prima serata del Taormina Film Festival edizione 72. Il consueto splendore del millenario Teatro Antico di Taormina ha fatto da superbo proscenio, lo scorso 10 giugno, all’esordio della manifestazione, sostenuta dalla Regione Sicilia – presente con l’assessore al turismo Elvira Amata – frutto dell’organizzazione della Fondazione Taormina Arte Sicilia, guidata dal commissario straordinario Bernardo Campo, sotto la direzione artistica, per il secondo anno consecutivo, di Tiziana Rocca.

Proprio quest’ultima è fautrice di un festival in cui l’empowerment femminile abbia un ruolo centrale, dando spazio alle doti e alle storie di donne che, in vari campi, si distinguono ogni giorno, magari anche lottando con vari tipi di pregiudizi di genere. Tra queste proprio Egonu e Archibugi.
La prima, avvolta in un vestito color beige che ha coccolato la sua statuaria figura, intervistata sul palco, proprio da Rocca, affiancata dalla madrina della kermesse, l’attrice Anna Valle, ha ricevuto anche il Taormina Film Festival Sport Award.

Paola Egonu, una pallavolista di successo ma anche una donna profonda. E l’emozione che ha colto la giovane atleta è tutta nelle sue parole che hanno sottolineato che il suo essere figura di riferimento sia: «una responsabilità, ma non un peso. Sono onorata e felice di essere un punto di riferimento per i giovani e, soprattutto in questo periodo storico, credo che sia molto importante essere degli esempi positivi. E credo che alcune barriere sessiste vengano abbattute solo con il lavoro e la cultura. Penso, inoltre, che una volta che si diventa personaggi pubblici, sportivi, sia naturale ricercare, attraverso il lavoro, la perfezione, anche se si è consci del fatto che non esista. Però è proprio questo il bello dello sport e che ci sprona a cercare sempre la miglior versione di noi stessi». La motivazione per il premio, prospettata da Rocca, cristallizza le sue qualità e il suo percorso: per il suo eccezionale talento, la sua determinazione e il suo straordinario contributo al mondo della pallavolo, con la sua forza, il suo carisma e una tecnica fuori dal comune, Paola Egonu ha conquistato il pubblico nei più importanti palcoscenici sportivi internazionali, diventando simbolo di eccellenza. Passione, spirito di squadra, le sue straordinarie prestazioni hanno contribuito a riscrivere pagine memorabili dello sport italiano, ispirando milioni di giovani atleti di tutto il mondo.

Non meno significativa la motivazione che giustifica il premio alla director italiana, in quanto: regista e sceneggiatrice tra le più importanti del cinema italiano. Ha raccontato per decenni le trasformazioni della società attraverso uno sguardo lucido, sensibile e profondamente umano. Le sue opere rappresentano un punto di riferimento per intere generazioni di spettatori e autori.
Archibugi ha voluto porre l’attenzione su come il cinema italiano sia forte: «ma parla “in italiano” e, per questo, nel mondo esce molto poco. E sono molto imbarazzata a parlare di me davanti a una grande regista come Jane Campion (N.D.R.: Presidentessa della Giuria taorminese che include anche Miyako Bellizzi, Francine Maisler, Akinola Davies Jr., Holly Hunter, Sue Kroll e Pietro Castellitto), che per me è stata un faro e che ha vinto la sua Palma d’Oro quando io ho portato nella sezione a certain regard del festival di Cannes il mio primo film. E quindi, qui, c’è una grande internazionale del cinema femminile e io, dalla retroguardia da un piccolo paese che parla l’italiano come parlasse il greco antico, spero che questa cosa venga un po’ amplificata nel mondo».
L’artista romana si è soffermata anche sulla visione personale della regia e sulla differenza di impostazione tra uomo e donna, sostenendo che: «mi è molto sempre difficile teorizzare, nel senso che poi faccio il cinema, come io fossi puramente un’artigiana. Ogni film è come una sedia e spero che non traballi, che non tremi, ma non sempre ci riesco. E credo che non ci si debba domandare chi sia a guidare lo sguardo, ma, come diceva James Hillman, che era un grande psicanalista e filosofo, “portare gli occhi fuori dal proprio io” e portarli alla finestra per osservare davvero. Una donna che guarda fuori dalla finestra è comunque molto diversa da un uomo che guarda fuori dalla finestra. L’essenziale è essere sicuri che quello che è il tuo sguardo e che in qualche modo verrà capito». Operazione sicuramente riuscita per una regista rilievo che costituisce una voce dell’arte italiana di fondamentale importanza e rappresentatività nel mondo della cinematografia internazionale.
di Gianmaria Tesei
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