Mondiali al via, l’Italia resta a casa: chi tifare? La Russa non ha dubbi: “L’Argentina”

11 Giugno 2026 - 18:48
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Mondiali al via, l’Italia resta a casa: chi tifare? La Russa non ha dubbi: “L’Argentina”

MONDIALI LA RUSSA ARGENTINA

L’Italia non c’è, Ignazio La Russa sì. O almeno c’è con il cuore, con la memoria e con una seconda maglia già pronta nell’armadio: quella dell’Argentina. Il Mondiale 2026 si apre oggi tra Messico, Canada e Stati Uniti, ma a Palazzo Madama il presidente del Senato ha risolto la questione più dolorosa per ogni tifoso azzurro: chi sostenere quando la Nazionale resta a casa? La risposta arriva direttamente dal presidente. «Ai Mondiali tiferò Argentina…», ha detto entrando in Senato.

Una scelta che non nasce oggi e che La Russa aveva già spiegato mesi fa, al Salone del Mobile, con una motivazione più sentimentale che tattica: «Ho sempre tifato Argentina quando l’Italia veniva eliminata, perché forse è la nazione con più italiani». E così, mentre il calcio italiano guarda per la terza volta consecutiva la Coppa del Mondo dalla panchina, il presidente del Senato si concede una patria calcistica di riserva. Non una qualunque: l’Argentina di Messi, degli oriundi, delle famiglie partite dall’Italia e finite dall’altra parte dell’Oceano. Una scelta discutibile per i puristi, comprensibile per chi sa che il Mondiale, quando manca l’Italia, diventa anche una questione di sopravvivenza emotiva.

Il Mondiale più grande di sempre

Intanto la World Cup parte davvero. E parte in un formato mai visto: 48 squadre, 104 partite, tre Paesi ospitanti, sedici città coinvolte, un torneo allargato fino a diventare quasi un continente in movimento. È la ventitreesima edizione della storia, ma la prima “diffusa”, costruita su tre capitali simboliche: il Messico della memoria, il Canada della prima volta, gli Stati Uniti del grande show globale.

Il primo sipario si alza allo Stadio Azteca di Città del Messico, tempio del calcio mondiale. Qui Pelé vinse il suo terzo titolo, qui Maradona entrò nella leggenda con il gol del secolo e la “Mano de Dios”, qui Italia-Germania 4-3 diventò una partita scolpita nella storia. Tocca a Messico-Sudafrica aprire il torneo, ma prima del pallone ci sarà lo spettacolo: Shakira e Burna Boy porteranno sul palco “Dai Dai”, con Alejandro Fernández, Belinda, Danny Ocean, J Balvin, Lila Downs, Los Ángeles Azules, Maná e Tyla. Lo show partirà novanta minuti prima del calcio d’inizio.

La regia almeno porta una firma italiana: Balich Wonder Studio, l’agenzia milanese guidata da Marco Balich, già abituata ai grandi riti sportivi internazionali, dalle cerimonie olimpiche ai Mondiali del Qatar. Una garanzia di mestiere, ritmo e scenografia per un’edizione che vuole presentarsi non solo come competizione calcistica, ma come evento culturale planetario.

Tre Paesi, tre cerimonie, un solo pallone

Il giorno dopo la scena passerà a Toronto, dove il Canada vivrà la sua prima vera apertura mondiale in casa. Al BMO Field, prima di Canada-Bosnia Erzegovina, saliranno sul palco Alanis Morissette, Michael Bublé, Alessia Cara, Jessie Reyez, Nora Fatehi, Sanjoy, Vegedream, William Prince ed Elyanna. Poi, nella notte italiana tra il 12 e il 13 giugno, toccherà a Los Angeles, con il SoFi Stadium trasformato in un’arena da Super Bowl: Katy Perry, Future, Anitta, LISA, Rema e Tyla accompagneranno l’esordio degli Stati Uniti contro il Paraguay.

Tre cerimonie, tre Paesi, tre modi diversi di vendere al mondo la stessa idea: il calcio come lingua comune, ma anche come industria dello spettacolo. Lo Stadio Azteca sarà il punto di partenza e insieme il simbolo più potente: primo impianto nella storia a ospitare tre inaugurazioni mondiali, dopo quelle del 1970 e del 1986.

C’è anche Andrea Bocelli, atteso a Città del Messico per interpretare “Dna”, inno ufficiale della competizione. «Spero che si possa apprezzare un grande calcio, perché quando il calcio è bello e onesto è parte di quella bellezza che salverà il mondo, come diceva Dostoevsky», ha detto il tenore. E ancora: «Il titolo del brano dice tutto: il calcio fa parte della mia vita da sempre e occuperà per sempre un posto speciale nel mio cuore. Essere inviato acantare l’inno dei Mondiali e a partecipare alla cerimonia di apertura è un onore. Alla Fifa, agli organizzatori e a tutti i tifosi: è per voi che cantiamo».

L’Italia resta fuori, il tifo cerca casa

Poi, naturalmente, resterà il campo. Il Messico vuole sfruttare l’urto dell’Azteca. Il Sudafrica torna con l’obiettivo di superare finalmente la fase a gironi. Canada-Bosnia avrà il sapore della prima volta casalinga per i nordamericani, mentre gli Stati Uniti cercheranno di trasformare il torneo in un’operazione sportiva e nazionale insieme.

In mezzo alla festa, però, resta la nota amara italiana. Il Paese quattro volte campione del mondo è ancora fuori. E non aveva speranze di rientrare nemmeno per sbaglio, come ricordato oggi dal presidente della Fifa Gianni Infantino. E allora il Mondiale degli italiani diventa un esercizio di nostalgia, ironia e seconde scelte. Qualcuno seguirà Messi, qualcuno il Brasile, qualcuno si rifugerà nelle storie degli outsider.

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