Tartarughe marine, dopo il record un calo naturale: 358 nidi in Italia nel 2026

Con 358 nidi censiti lungo la penisola nell'estate 2026, la stagione di nidificazione delle tartarughe marine (Caretta caretta) in Italia registra una pausa fisiologica. Il dato arriva dopo i volumi record del 2025, quando si erano superate le 700 deposizioni lungo i nostri litorali. Il monitoraggio — condotto dal progetto europeo Life Turtlenest con il coordinamento di Legambiente, la collaborazione di Life Adapts e il supporto delle reti territoriali — evidenzia come questa flessione sia del tutto naturale. Le femmine di tartaruga marina, infatti, non depongono uova ogni anno, ma necessitano di pause di due o tre anni per ricostituire le riserve energetiche indispensabili alla riproduzione.
Accanto alle dinamiche biologiche, a condizionare la presenza delle specie intervengono sempre più le attività umane e i mutamenti ambientali. La pulizia meccanica dei litorali con macchinari pesanti in piena stagione riproduttiva — praticata spesso in violazione della Direttiva Habitat (92/43/CEE) — e l'inquinamento luminoso, che disorienta sia gli esemplari adulti sia i piccoli al momento della schiusa, restano le principali minacce antropiche. Per affrontare queste problematiche, il team di Life Turtlenest ha predisposto specifiche linee guida per i Comuni e promosso interventi sul campo, tra cui l'installazione del primo impianto di illuminazione pubblica turtle friendly a Marina di Ascea, nel Parco Nazionale del Cilento.
Sulle condizioni climatiche che hanno caratterizzato la stagione è intervenuta Sandra Hochscheid, ricercatrice della Stazione zoologica Anton Dohrn, partner scientifico del progetto: «Abbiamo percepito tutti il prolungato periodo di temperature eccezionalmente elevate, il riscaldamento del clima è ormai una realtà che non può più essere ignorata. Il caldo estremo registrato durante questa stagione ha persino messo a rischio alcuni nidi, riducendone il successo di schiusa e rendendo talvolta necessario intervenire con sistemi di ombreggiatura per proteggere le uova da temperature potenzialmente letali per il loro sviluppo».
Per quanto riguarda la geografia delle deposizioni, la Sicilia si conferma la regione con il maggior numero di presenze grazie a circa 164 nidi, seguita da Calabria (70), Puglia (53) e Campania (43). Il censimento prosegue poi con il Lazio (18), la Sardegna (13), la Toscana (8), la Basilicata (4), l'Abruzzo (3) e la Liguria (1). I dati confermano inoltre la progressiva risalita della specie verso le coste settentrionali del Paese: il 31 luglio scorso a Senigallia, nelle Marche, è stato infatti individuato il nido più a nord mai tracciato lungo il versante adriatico.
«Il trend delle nidificazioni resta positivo, nonostante questo calo, e i numeri lo confermano: quest’anno abbiamo registrato 358 nidi, quasi il triplo rispetto al 2022 – ha dichiarato Stefano Di Marco, coordinatore dell’Ufficio Progetti di Legambiente e Project Manager di Life Turtlenest – È un dato che conferma quanto le nostre coste continuano a essere un habitat prezioso per la Caretta caretta. Non basta contare i nidi, dobbiamo creare le condizioni perché possano essere protetti e arrivare alla schiusa in sicurezza. La vera sfida, quindi, è mettere in campo soluzioni concrete e costruire una rete sempre più forte sul territorio. Amministrazioni comunali, stabilimenti balneari, operatori e cittadini devono diventare parte di un’unica alleanza per la tutela della biodiversità».
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