Il Parlamento europeo spinge la Cop31 ad accelerare l’uscita dai combustibili fossili

Wuhan – Il 1° ottobre 2026, la Commissione per l’Ambiente, il Clima e la Sicurezza Alimentare del Parlamento Europeo ha adottato una risoluzione che esorta il vertice Cop31 di novembre ad accelerare l’eliminazione graduale dei combustibili fossili e ad aumentare i finanziamenti per il clima destinati ai paesi vulnerabili.[1] La risoluzione è stata approvata tramite voto in commissione e rappresenta la posizione pubblica del Parlamento europeo in merito ai negoziati sul clima. Sebbene non sia giuridicamente vincolante per la Commissione Europea o per le delegazioni negoziali degli Stati membri, essa fungerà da riferimento fondamentale per la posizione dell’Ue alla Cop31. Si tratta di un’ulteriore presa di posizione dell’Ue, che giunge a seguito degli intensi sforzi profusi quest’anno per adeguare la politica climatica.
I punti chiave della risoluzione e la sua valenza giuridica si articolano su due fronti: (i) accelerare l’eliminazione graduale dei combustibili fossili e (ii) incrementare la finanza climatica. Il testo sollecita la Cop31 a inserire all’ordine del giorno la graduale dismissione dell’uso di combustibili fossili privi di sistemi di cattura del carbonio e chiede ai paesi sviluppati di onorare i propri impegni finanziari verso i paesi in via di sviluppo, concentrandosi sulle economie più colpite dai cambiamenti climatici, come i piccoli stati insulari in via di sviluppo e i paesi meno avanzati. La Commissione per l’Ambiente ha inoltre sottolineato che tale dismissione deve accompagnarsi a una transizione equa, evitando di scaricare unilateralmente i costi dell’adeguamento sull’occupazione e sulle fasce di popolazione a basso reddito.
La risoluzione esprime la posizione interna del Parlamento e pur avendo una forza vincolante limitata, invia un segnale inequivocabile. Il Parlamento Europeo non ha il potere di redigere direttamente i testi dei negoziati internazionali. La risoluzione deve essere confermata dalla sessione plenaria per rappresentare la posizione complessiva del Parlamento e, anche se adottata, funge esclusivamente da riferimento per i team incaricati del mandato negoziale, senza avere carattere prescrittivo. Il suo valore risiede in due aspetti. In primo luogo, esercita una pressione politica sulla Commissione Europea, rendendo difficile per quest’ultima fare marcia indietro rispetto all’obiettivo di abbandonare gradualmente carbone e combustibili fossili in vista della Cop31. In secondo luogo, segnala alle altre parti che all’interno dell’Ue permane un consenso sull’eliminazione dei combustibili fossili, conferendo così maggiore forza morale e capacità di orientare l’agenda negoziale.
La Cop31 (la 31ª Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, ovvero la riunione annuale delle parti della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici UNFCCC) è prevista per il novembre 2026 e vedrà la Turchia nel ruolo di paese ospitante. Si tratta della prima volta che la conferenza si tiene in Turchia; l’agenda riprende le discussioni della sessione precedente riguardanti la capitalizzazione del Fondo per le perdite e i danni (Loss and Damage Fund), l’ambizione dei Contributi Determinati a Livello Nazionale (Ndc – i piani a medio termine di riduzione delle emissioni e di adattamento presentati dalle parti) e le strategie per l’abbandono dei combustibili fossili. Essendo un paese a cavallo tra Europa e Asia, con un mix energetico ancora dominato da carbone e gas naturale, l’atteggiamento stesso della Turchia nei confronti della conferenza costituisce una variabile negoziale.
In vista della Cop31, l’Ue si trova ad affrontare tensioni interne ed esterne più marcate rispetto alle sessioni precedenti. Sul fronte esterno, l’Ue deve coordinare i ritmi di abbandono dei combustibili fossili con i principali paesi in via di sviluppo, per evitare di apparire come promotrice di restrizioni unilaterali. Sul fronte interno, è ancora in corso la riforma del mercato del carbonio dell’Ue e resta irrisolto il braccio di ferro tra competitività industriale e intensità della riduzione delle emissioni. L’adozione della risoluzione prima della Cop31 può essere interpretata come una mossa del Parlamento per blindare la propria posizione prima dell’apertura della finestra negoziale, evitando così che le pressioni legate alla conferenza possano indebolire il consenso esistente. Tale strategia di “posizionamento pre-conferenza” è una prassi consolidata del Parlamento Europeo.
La tensione è intrinseca tra i due percorsi. In particolare, l’eliminazione graduale dei combustibili fossili e l’espansione della finanza per il clima possono sembrare obiettivi convergenti, ma sono in realtà legati all’effettivo onere che grava sulle parti chiamate a fornire i fondi. Affiancando questi due percorsi, la risoluzione sottintende una logica precisa: mentre i paesi sviluppati spingono per l’abbandono dei combustibili fossili, devono al contempo compensare i paesi vulnerabili per i costi della transizione e le perdite legate al clima attraverso finanziamenti; in caso contrario, l’agenda per la dismissione dei combustibili fossili mancherebbe di un fondamento di equità. Tale collegamento si inserisce nel quadro delle “responsabilità comuni ma differenziate” stabilito dall’Accordo di Parigi 2015 e rappresenta inoltre la richiesta fondamentale su cui i piccoli stati insulari e i paesi meno avanzati hanno insistito in ogni conferenza. La possibilità di colmare il divario di finanziamento determinerà direttamente se l’agenda per la dismissione dei combustibili fossili riuscirà a ottenere il sostegno di un numero sufficiente di parti.
La capacità di finanziamento interna dell’Ue è sottoposta a molteplici pressioni. Gli Stati membri devono far fronte contemporaneamente alle spese legate all’Ucraina, ai costi di ripristino delle scorte per la sicurezza energetica e agli investimenti per la transizione verde, il che riduce drasticamente lo spazio di manovra fiscale; affinché la finanza per il clima passi dalle promesse ai contributi effettivi, è necessario superare la concorrenza interna per le risorse di bilancio. La risoluzione non specifica importi o fonti di finanziamento, limitandosi a indicare una direzione strategica; ciò riflette anche l’assenza, in seno al Parlamento, di un piano unitario su “quanto e da dove” reperire le risorse. È probabile che modalità di finanziamento più concrete vengano negoziate tra la Commissione europea e il Consiglio prima della Cop31.
La posizione esterna del Parlamento influenzerà, a sua volta, la sua agenda di riforme interne. Sostenere con forza, in vista della Cop31, l’eliminazione graduale dei combustibili fossili e l’aumento dei finanziamenti climatici impone all’Ue di garantire coerenza tra parole e azioni per quanto riguarda la riforma del proprio mercato del carbonio, l’espansione delle energie rinnovabili e i tempi di abbandono dei combustibili fossili; in caso contrario, ne risulterebbe compromessa la credibilità nei negoziati internazionali. È per questo che, pur avendo approvato la risoluzione sulla Cop31, la Commissione Ambiente continua a dibattere animatamente su questioni quali le quote gratuite e gli interventi sui prezzi nell’ambito della revisione dell’Ets: più ambiziosa è la posizione esterna, più è necessario disporre di un percorso di decarbonizzazione concreto a livello interno per sostenere tali impegni.
La risoluzione alimenta le aspettative del settore industriale riguardo alla certezza normativa a medio e lungo termine. A prescindere dall’esito della Cop31, il Parlamento Europeo ha chiaramente sancito l’eliminazione graduale dei combustibili fossili come obiettivo condiviso a lungo termine; ciò consente alle imprese che pianificano investimenti di capitale di ridurre il timore di improvvisi cambi di rotta nelle politiche. Tuttavia, i costi a breve termine dipendono ancora dal testo definitivo della riforma del mercato del carbonio dell’Ue e dall’andamento dei prezzi dell’energia negli Stati membri: la risoluzione in sé non modifica nessuna di queste due variabili. Una maggiore certezza normativa non si traduce automaticamente in costi inferiori per le imprese.
Sebbene la risoluzione fissi e renda pubblica in anticipo la posizione negoziale dell’Ue per la Cop31, essa non costituisce di per sé un piano d’azione immediatamente attuabile. Segnala alle altre parti che il consenso interno rimane solido e definisce un punto di partenza da cui la squadra negoziale difficilmente potrà discostarsi; tuttavia, la concreta attuazione di tale posizione dipenderà, in ultima analisi, dalla capacità dell’Ue di elaborare un piano unitario interno riguardante l’entità dei finanziamenti per il clima e la riforma del mercato del carbonio. La possibilità che la posizione esterna e le capacità interne si sostengano a vicenda determinerà se la risoluzione si tradurrà in risultati negoziali concreti o se rimarrà una mera dichiarazione di intenti.
[1] European Parliament, 'COP31: Environment MEPs set out priorities ahead of Antalya climate summit' (Press Release, 1 October 2026) www.europarl.europa.eu/news/en/press-room/20260928IPR47822/cop31-environment-meps-set-out-priorities-ahead-of-antalya-climate-summit
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