Tegola per Raffaele Giuliani: l’influencer pro-Pal e comunista collabora con Lavazza, all’indice per i rapporti con Israele

23 Giugno 2026 - 12:19
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Tegola per Raffaele Giuliani: l’influencer pro-Pal e comunista collabora con Lavazza, all’indice per i rapporti con Israele

Tegola per Raffaele Giuliani: l’influencer pro-Pal e comunista collabora con Lavazza, all’indice per i rapporti con Israele

Non ama il capitale, getta bitume sul profilo di Charlie Kirk quasi a giustificarne la scomparsa e si fa ritrarre con la torta di compleanno decorata con falce e martello. Non stiamo parlando di un compagno qualunque, ma dell’influencer di sinistra e pro-Pal Raffaele Giuliani, che ha deciso di collaborare con la famiglia Lavazza per condurre il format su YouTube intitolato “Basement Café society”, con lo scopo di comprendere «cosa pensano davvero i giovani sui principali argomenti di attualità». Davvero strano, visto che nei suoi video ha sempre definito il capitalismo come un male congenito della società e la redistribuzione delle ricchezze come la panacea per sconfiggerlo. Ma le sorprese amare, soprattutto per i suoi fan, non sono finite qui.

Il marchio di Lavazza è infatti uno di quelli che da tempo si porta dietro numerose critiche dell’area pro-Pal per non aver cessato i propri rapporti con Israele. Forse Giuliani non lo sapeva o magari per stavolta ha fatto finta di niente. Tuttavia, non bisogna dimenticare che è stato proprio l’influencer a lamentarsi pubblicamente del fatto che in Italia «abbiamo mantenuto vivi i rapporti commerciali» con Israele.

Raffaele Giuliani collabora con Lavazza che ha rapporti con Israele: ma lui non era pro-Pal?

Tra gli ospiti del programma di Raffaele Giuliani per Lavazza figura anche Andrea Borello che ha diffuso sui social una lista di marchi da non comprare per boicottare Israele, definendolo uno «Stato genocida». Per il momento, neppure lui sembra essere infastidito dal fatto che Lavazza stia proseguendo a intrattenere i rapporti commerciali con lo Stato ebraico, o forse ignorava completamente le attività dell’azienda. Piuttosto strano che entrambi siano riusciti a non accorgersi del fatto che l’impresa sia stata inserita in alcune liste di proscrizione. Basterebbe fare un rapido giro sul web per sapere che associazioni come Ultima generazione l’hanno inserita tra i brand da evitare al supermercato.

Il pantano ideologico genera contraddizioni

Alla fine, Raffaele Giuliani è passato da portavoce dei pro-Pal e dei compagni a idolo contraddittorio di una sinistra che a furia di censurare il prossimo finisce impantanata nelle sue radici ideologiche. Chissà se riuscirà ancora a indossare le magliette di Che Guevara, le stesse derise da Checco Zalone nel film “Sole a catinelle” perché diventate il simbolo di una certa sinistra al caviale. Dopotutto, a Raffaele la visibilità non dispiace: non sono poi così lontane le ospitate televisive da Lilli Gruber, in cui si batteva per il “No” al referendum sulla giustizia. Dal mainstream al capitale, l’influencer dei progressisti ha fatto più di una giravolta, dimostrando che la coerenza non è sempre il punto di forza per chi la decanta. 

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