Dieci anni dalla Brexit: crescita frenata, sei premier e un sondaggio scoraggiante
Bruxelles – Domani, il 24 giugno, sarà il decimo anniversario del referendum con cui il Regno Unito votò per lasciare l’Unione europea. Il bilancio economico di quel voto, stando alle ricerche disponibili, è un disastro, in particolare rispetto alle mirabolanti promesse di chi la Brexit ha sostenuto. E la turbolenza politica non è stata da meno: da David Cameron a oggi si sono avvicendati sei primi ministri a Downing Street, un ritmo assolutamente inusuale per la Gran Bretagna, con l’attuale premier laburista Keir Starmer che ha rassegnato le dimissioni ieri.
PIL, investimenti, produttività: i numeri della ricerca
Uno studio del National Bureau of Economic Research (NBER), condotto su dati a fine 2025, stima che la Brexit abbia ridotto il PIL del Regno Unito del 6-8%, gli investimenti del 12-13%, l’occupazione del 3-4% e la produttività del 3-4%.
La ricerca identifica quattro canali principali attraverso cui la Brexit ha pesato sull’economia britannica: l’aumento persistente dell’incertezza, che ha colpito soprattutto gli investimenti; la contrazione della domanda di beni e servizi; la riduzione degli investimenti in innovazione e tecnologia; e il fatto che le imprese più produttive e internazionalizzate siano state tra le più danneggiate.
Il sondaggio: i vantaggi? «Non so»
Sul fronte dell’opinione pubblica, un sondaggio dell’European Council on Foreign Relations registra che la maggioranza degli intervistati britannici riconosce effetti negativi della Brexit sul costo della vita (66%), sull’economia (65%), sulle opportunità per i giovani (57%) e sull’immigrazione irregolare (56%). Su quest’ultimo punto, perfino il 58% di chi aveva votato per la Brexit ritiene che abbia peggiorato il fenomeno, nonostante il controllo dell’immigrazione fosse stato uno dei temi centrali della campagna referendaria.
Alla domanda su quali siano i principali vantaggi della Brexit, la risposta più frequente è «non so».
Lo scenario attuale
Sul piano macroeconomico, a marzo le stime per la crescita britannica nel 2026 sono state riviste al ribasso, da +1,4% a +1,1%, a causa dell’incertezza geopolitica. La Bank of England ha mantenuto invariato il tasso di interesse al 3,75%, ma ha segnalato che il conflitto in Medio Oriente ha interrotto trasporti e forniture energetiche, spingendo verso l’alto i prezzi dell’energia. L’inflazione è scesa al 2,8%, ma si prevede che torni a salire per effetto di questi rincari a catena.
Articolo realizzato con l’assistenza di IA.
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