“Terraviva”, il 4 luglio al Forte Tenaglie arriva il festival per promuovere una Genova più verde

02 Luglio 2026 - 13:37
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“Terraviva”, il 4 luglio al Forte Tenaglie arriva il festival per promuovere una Genova più verde
Forte Tenaglie

Genova. Il prossimo sabato 4 luglio la città di Genova diventa palcoscenico di Terraviva – il festival per una città più verde, l’evento promosso da Rete Suolo Libero, realtà che unisce diverse associazioni genovesi con l’obiettivo comune di promuovere la restituzione di spazi verdi e liberi dal cemento alla cittadinanza. L’evento è organizzato in collaborazione con La Piuma Odv, all’interno del progetto Millefiori.

La giornata, che si terrà presso Forte Tenaglie, rappresenta un momento di incontro, riflessione e proposta concreta dedicato al rapporto tra persone e ambiente, tra città e natura, per ritrovare e approfondire un legame sempre più necessario.

In un contesto in cui la lotta alla crisi climatica richiede azioni tangibili a livello locale, Rete Suolo Libero sceglie la via del depaving — il processo di rimozione di pavimentazioni impermeabili per liberare il suolo — e del rinverdimento urbano per contrastare il rischio idrogeologico e migliorare la qualità della vita di tutti.

Il programma

Si inizierà dalle 15.00, all’interno di diverse aree del Forte, con un iniziale momento di accoglienza e giochi. Alle ore 17.00 si proseguirà con un dibattito a tema “Le parole per l’azione” rivolto alle associazioni del territorio, mentre alle 18.30 sarà protagonista dell’evento Andrea Staid, antropologo e docente universitario. Dalle 19.30 in poi sarà il momento della cena e del concerto del progetto musicale Pasticcio Meticcio. L’evento si concluderà alle ore 23.00 circa.

L’evento è libero e aperto a tutti. Le proposte per la cena sono vegetariane e vegane, su richiesta (preventiva) anche per persone con celiachia.

L’iniziativa nasce dalla consapevolezza che una città più sostenibile è una città che respira e che il suolo non è una risorsa infinita. La Rete invita la cittadinanza, le istituzioni e gli stakeholder locali a confrontarsi su un modello di sviluppo urbano in cui il suolo libero sia al centro delle decisioni amministrative.

“Con Terraviva vogliamo raccontare che il suolo libero dal cemento non è solo un intervento estetico, ma una strategia di sicurezza per la nostra città. Rimuovere le superfici impermeabili significa restituire al suolo la sua capacità naturale di assorbire l’acqua, riducendo drasticamente il carico sulla rete fognaria durante alluvioni ed eventi meteorologici estremi, come quelli che fanno parte della storia, anche recente, di Genova. Incrementare gli spazi verdi, coinvolgendo gli abitanti in processi partecipativi, significa lavorare per una maggiore resilienza climatica e sociale, creando condizioni per esercitare inclusione e solidarietà” sostiene Enzo Romeo dell’associazione Come il colibrì ODV che fa parte di Rete Suolo Libero.

“È quanto mai fondamentale incrementare e restituire spazi pubblici come infrastrutture sociali, ambientali e politiche per rafforzare la città e le comunità che la abitano. Avere spazi pubblici, liberamente e gratuitamente fruibili da tutte e tutti, è infatti condizione minima e necessaria per favorire aggregazione e socialità, per arricchire la biodiversità urbana e per migliorare la vivibilità e il benessere psicofisico delle cittadinanza. E diventa ancora più urgente con l’aggravarsi della crisi climatica che colpisce maggiormente proprio le persone in stato di fragilità e di precarietà economica, che troppo spesso non possono accedere a misure di adattamento e mitigazione dei suoi effetti”, prosegue Antea Guzzi di Cittadini Sostenibili.

“Liberare il suolo dal cemento, dove è possibile farlo, è anche un modo concreto di combattere il fenomeno delle “isole di calore” causato da distese di suolo impermeabile che non lasciano respirare la terra e contribuiscono all’aumento delle temperature in città. Si fa un gran parlare delle “ondate di calore”, ma non se ne coglie appieno la portata: secondo l’OMS, il caldo eccessivo nell’estate 2026 è già stato responsabile di oltre 1300 morti premature in Europa, fino a oggi. Davvero è arrivata l’ora di ripensare le nostre città”. ricorda Maura Seghezzo, dell’associazione Spazio 126, anch’essa aderente alla Rete.

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