Omicidio di corso Italia, Rametta trasferito in carcere: “Ha ucciso per non essere identificato”

Genova. E’ stato trasferito nel carcere di Marassi, Vincenzo Rametta, il 28enne che il 13 giugno ha investito e ucciso il 29enne Edoardo Corrieri in corso Italia, dopo una lite.
Rametta, difeso dall’avvocato Stefano Ganci, era stato inizialmente accusato di tentato omicidio e la gip Maria Antonia Di Lazzaro aveva disposto per lui gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. Ma il reato dopo la morte di Corrieri è diventato omicidio volontario e il pm Andrea Ranalli ha chiesto l’aggravamento della misura che la giudice ha accordato dopo che le ulteriori indagini della squadra mobile hanno ulteriormente cristallizzato la scena del crimine:otto minuti di follia dall’uscita dagli Estoril all’omicidio, in cui Rametta, già fuori di sé dopo una lite con due ragazze, amiche di Corrieri, ha investito e ucciso Corrieri. Un investimento che ha detta di tutti i testimoni e di un video che riprende nettamente la manovra è stato a tutti gli effetti volontario.
Tra i testimoni oculari anche un finanziere fuori servizio
A vedere quello che è accaduto all’uscita dell’Estoril ci sono anche due finanzieri fuori servizio che a loro volta erano andati in discoteca. Uno di loro in particolare ha raccontato agli investigatori della squadra mobile che l’Audi Q3 guidata da Rametta è arrivata “velocissima” e ha “sterzato bruscamente nella direzione del ragazzo con il cellulare” per poi fuggire senza fermarsi. Corrieri infatti dopo la lite aveva inseguito Rametta che stava andando verso la sua auto, aveva tirato fuori lo smartphone e aveva iniziato a fare un video a Rametta o meglio, probabilmente alla targa della sua auto. Il cellulare del 29enne infatti dopo l’investimento è stato trovato a terra e consegnato a un soccorritore ancora con il tasto rosso della videocamera acceso, confermando quello che aveva raccontato una testimone che si trovava poco lontano sul marciapiede.
Per la giudice Rametta quindi ha investito volontariamente Corrieri perché non voleva essere identificato e ha dimostrato “un’aggressività allarmante” ed “esplosiva”, che è arrivata senza preavviso.
La lite con le due ragazze amiche di Corrieri
Proprio per delineare lo stato di agitazione in cui si trovava Rametta viene ricostruito ulteriormente l’antefatto del delitto, ossia il litigio. Secondo quanto ricostruito Rametta, che era insieme a due amici avrebbe avuto un approccio pensate che con una delle due ragazze (che sono cugine e amiche di Corrieri) e alla loro reazione (gli hanno detto fra l’altro di “parlare in italiano” visto che lui avrebbe utilizzato alcune espressioni in dialetto) avrebbe risposto con insulti sessisti.
Le versioni dell’antefatto non coincidono perfettamente: le due cugine dicono che Rametta avrebbe dato uno schiaffo a una di loro che sarebbe stata anche spinta a terra, mentre un video sembrerebbe mostrare una delle ragazze spingere e afferrare Rametta e lui ha detto di essere stato effettivamente colpito nella lite. Uno dei finanzieri presenti fuori dall’Estoril ha raccontato di aver visto quello che sembrava un normale litigio e di non avergli dato troppa importanza.
Rametta ha mentito sullo spray che lo avrebbe accecato
Ma al contrario di quello che ha affermato Rametta, non è stato lui ad essere attinto dallo spray al peperoncino, bensì un suo amico che si era messo in mezzo per sedare la lite. Quindi non è vero che non ha visto Corrieri perché era accecato dallo spray. Piuttosto, come raccontano anche i suoi stessi amici, Rametta era ubriaco e in forte stato di agitazione. E uno di loro ha spiegato che quando beveva con le ragazze aveva un approccio molto pesante.
E’ stato l‘amico di Rametta infine a convincerlo a costituirsi ai poliziotti delle volanti dopo che era fuggito dal luogo dell’investimento. Il 28enne aveva fatto invesione di marcia e chiamato l’amico dicendo di raggiungerlo al Baretto. “Era molto agitato e diceva non di non averlo fatto apposta” ha spiegato il ragazzo, che aveva lasciato delle cose nell’auto dell’investitore, ai poliziotti. L’amico ha anche raccontato di essere stato lui a spingere Rametta a costituirsi subito: “Tanto hanno la targa dell’auto e risalirebbero immediatamente a te”.
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