Terremoto in Venezuela, Mons. Da Conceição: “Caritas presente dal primo minuto accanto alla popolazione colpita”
A oltre un mese dal devastante terremoto che ha colpito il Venezuela, la rete della Chiesa cattolica continua a svolgere un ruolo fondamentale nell’assistenza alle comunità colpite. A fare il punto della situazione è monsignor José Antonio Da Conceição Ferreira, segretario generale della Conferenza Episcopale Venezuelana, che in un’intervista ad Avvenire racconta l’impegno di Caritas Venezuela e le principali sfide ancora aperte sul fronte umanitario.
“Caritas era già sul territorio prima del sisma”
Secondo il prelato, la forza dell’intervento umanitario della Chiesa è stata la presenza capillare nelle comunità locali già prima dell’emergenza.
«Caritas non deve raggiungere le zone terremotate, perché era già lì dentro, prima e dopo il sisma. E lo è attraverso i volontari delle parrocchie, in prima fila, offrendo attenzione immediata alla propria comunità».
Monsignor Da Conceição sottolinea inoltre la trasparenza delle attività svolte dall’organizzazione.
«Caritas Venezuela è sottoposta a continui audit internazionali, anche da parte degli stessi donatori. Le nostre operazioni sono monitorate da personale tecnico».
Aiuti umanitari, “troppa burocrazia rallenta gli interventi”
Pur descrivendo come positiva la collaborazione con le istituzioni, il segretario della Conferenza Episcopale evidenzia la necessità di semplificare le procedure per favorire l’arrivo degli aiuti.
«È una relazione pacifica. I team Caritas sul terreno non hanno rilevato alcun problema sul terreno. Ci sono però troppe barriere burocratiche. E chiediamo che vengano snellite, al più presto, affinché l’assistenza umanitaria non sia ostacolata».
Sul piano logistico, la situazione resta complessa.
«L’aeroporto Simón Bolívar, il più grande del Paese, è in fase di ristrutturazione, ora funge da base logistica, e non è pronto a ricevere aiuti da privati. Anche il Porto de La Guaira è impraticabile».
Fondi economici e sostegno alla ricostruzione
Per questo motivo, la Chiesa venezuelana invita a privilegiare le donazioni economiche, considerate più efficaci nell’attuale fase dell’emergenza.
«Le donazioni economiche ci aiutano a fare acquisti in loco, perché l’economia locale riparta. I fondi ci danno anche un maggiore respiro nella realizzazione di interventi mirati».
Non solo emergenza: ora la sfida è la ricostruzione
Accanto ai bisogni immediati, come alimentazione e accesso all’acqua, emerge con forza il tema della ricostruzione delle abitazioni distrutte o danneggiate dal sisma.
«Stiamo rispondendo a bisogni primari come cibo e idratazione. Ma tocca già pensare a chi ha perso la casa e a chi invece dovrà ristrutturarla ma non ha le risorse. Lo Stato non ci riuscirà da solo. Serve sussidiarietà».
“Nessuna strumentalizzazione del dolore”
Monsignor Da Conceição conclude con un appello all’etica e alla responsabilità nella gestione degli aiuti, chiedendo rispetto per le persone colpite dalla tragedia.
«Ci servirà onestà e rispetto verso chi soffre. Ne va del tessuto sociale. Deviare aiuti è un peccato grave, che clama verso il cielo. Lo è anche la strumentalizzazione della sofferenza».
Mentre il Venezuela continua a fare i conti con le conseguenze del terremoto, la Chiesa cattolica e la rete Caritas restano tra i principali punti di riferimento per migliaia di famiglie che attendono assistenza, sostegno e prospettive concrete di ricostruzione.
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