“The Punisher: One Last Kill” – Recensione


"The Punisher: One Last Kill" - Recensione
Mens sana in corpore sano, dicevano. Frank Castle è l'esatto contrario: una mente traviata in un corpo che continua imperterrito a funzionare. Lo special lo trova in piena crisi psicotica, a vagare per una Little Sicily diventata feudo criminale, in cerca di una missione o, come sempre, di una via d'uscita. Fuori è una zona di guerra, ma Frank ci cammina attraverso quasi intoccato, indifferente ai crimini che gli avvengono intorno. Non è disinteresse: è che non ha più nulla da perdere, e quindi nulla da proteggere. "There is nothing left to do", si dice e gli dicono le voci. Il quartiere funziona bene come specchio del personaggio, pur nei limiti di tempo dell'episodio: riflette la mancanza di direzione morale di un uomo che ha già ucciso tutti quelli che doveva uccidere, e allo stesso tempo è la zona di guerra che Frank, in fondo, non ha mai davvero lasciato. Il problema è che il film non sempre sa cosa fare di questa metafora, e alterna momenti di buona scrittura implicita a sequenze in cui la regia fatica a comunicare qualcosa di preciso - i ralenti, in particolare, arrivano spesso senza una ragione visiva o narrativa evidente. Se la struttura iniziale fa l'occhiolino a The Raid, siamo distanti dal pathos narrativo dei momenti meno action di quell'opera (mi dovrò recuperare We Own This City, mi sa, sempre scritto da Marcus Green).
Bernthal è bravissimo, e lo dimostra soprattutto nelle scene in cui non apre bocca. Sa abitare personaggi psicologicamente frammentati con una naturalezza che pochi attori hanno, e ogni volta che lo special gli lascia spazio per farlo, funziona. Il suo trigger non sono le persone in pericolo - sono i bambini: basta una bambina di un negoziante aggredita dai banditi per farlo deviare dall'obiettivo principale davanti a lui, senza una parola di spiegazione.
È il tipo di dettaglio che vale più di dieci minuti di dialogo, e che in qualche modo sottolinea la natura profondamente anti-eroica ma ugualmente efficace di Frank.
Quando la violenza scatta, il film trova il suo ritmo e ci si fa meno domande sul resto. La direzione nelle scene d'azione è competente, concreta, senza virtuosismi inutili. Il problema è tutto il resto, che oscilla tra il basic e l'irrisolto - compresa una colonna sonora che fatica a trovare una coerenza: scene consecutive alternate tra La Vie En Rose e del growl metal, con un effetto caotico che potrebbe essere intenzionale ma non convince, soprattutto se intenzionale.
Il vero limite dello special è strutturale. È un prodotto interstiziale nel senso più letterale del termine: sembra di essersi persi qualcosa prima, e di rimanere sospesi per come non ci sia nulla dopo. L'evoluzione del personaggio che viene offerta qui è prevedibile e, in parte, immeritata. Il nuovo antagonista all'orizzonte non porta nulla di nuovo come tipo di minaccia: è un altro mafioso nella lista di chi sporca il mondo e New York, senza la profondità necessaria a giustificare un capitolo a sé.
Frank è in fondo quello che è sempre stato, e più che offrire evoluzione, questo mini-prodotto offre il trigger per riattivare il Punisher e mutare il Frank senza qualcuno da uccidere.
Dove va Frank Castle - e dove va l'MCU?
Frank Castle è confermato in Spider-Man: Brand New Day, quarto film solista di Tom Holland nell'MCU, atteso per il 31 luglio 2026 e diretto da Destin Daniel Cretton. One Last Kill è chiaramente pensato per preparare quella comparsa, e la sensazione di guardare un lungo teaser è difficile da scrollarsi di dosso. Il 2026 è un anno volutamente leggero per Marvel al cinema: dopo anni in cui lo studio arrivava anche a quattro uscite annuali, Bob Iger aveva già dichiarato nel 2024 l'intenzione di ridurre la produzione per concentrarsi sulla qualità. Sul fronte Disney+, oltre a One Last Kill, il 2026 porta anche Vision Quest, la serie con Paul Bettany che riprende la storia di Visione dopo WandaVision. Ma è al cinema che si concentra l'attenzione più grande: Avengers: Doomsday arriverà il 18 dicembre 2026, con una portata che sulla carta non si vedeva dai tempi di Endgame. I fratelli Russo tornano alla regia, con un cast che riunisce per la prima volta Avengers, X-Men e Fantastici Quattro nello stesso film. Robert Downey Jr. non torna come Tony Stark ma come Victor von Doom, il Dottor Destino: il casting fu annunciato al San Diego Comic-Con del 2024, dopo che il precedente villain Kang era stato abbandonato in seguito ai problemi legali di Jonathan Majors. Doomsday non sarà una conclusione ma lo snodo centrale di un arco che culminerà in Avengers: Secret Wars nel 2027. In questo contesto, One Last Kill è esattamente quello che sembra: un tassello di raccordo in un puzzle molto più grande. Non è un difetto in assoluto - il formato delle Special Presentation nasce proprio per questo - ma funziona solo se il tassello ha qualcosa da dire da solo. Werewolf by Night, la prima, ci riusciva. Questo, meno.
Conclusioni
One Last Kill è un prodotto che intrattiene fin quando dura, ma che fatica a essere qualcosa di più di un lungo teaser. Bernthal da solo vale il tempo, e le scene d'azione fanno il loro dovere. Per chi ha seguito Frank Castle da Daredevil: Born Again è comunque un appuntamento da non saltare, anche solo per posizionarsi in vista di Spider-Man: Brand New Day. Per tutti gli altri, si può aspettare.L'articolo “The Punisher: One Last Kill” – Recensione proviene da GameSource.
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