TP-Link si definisce americana, Netgear la accusa: "È cinese e inganna gli utenti"
La scorsa settimana, il Pentagono ha inserito TP-Link nella lista delle entità identificate come società militari cinesi operanti negli Stati Uniti
. Eppure, il marchio sostiene di essere americano. Come stanno davvero le cose? Sulla questione è appena intervenuto anche il concorrente Netgear, la cui proprietà è invece 100% USA e che ha sede a San Jose, depositando un documento legale di 49 pagine in cui smonta la tesi del competitor.
NETGEAR CONTRO TP-LINK: È CINESE O AMERICANA?
In gioco non c'è solo un'affermazione da verificare, ma le sue conseguenze in termini di impatto sul mercato. Secondo i legali di Netgear, sostenere che TP-Link sia un brand statunitense equivale a ingannare chi si fida e compra i suoi prodotti, mettendo così in casa o in ufficio dispositivi che in realtà sono stati progettati e realizzati altrove, potenzialmente riconducibili a Pechino con ciò che ne consegue in termini di privacy e sicurezza.
Tutto ha avuto inizio nel novembre scorso, quando è stata TP-Link (che ha appena presentato il primo router Wi-Fi 8 al mondo) ad accusare Netgear di descriverla in modo fuorviante e diffamatorio come un'azienda cinese, facendo nemmeno troppo velatamente riferimento a campagne di spionaggio. La risposta si è fatta attendere circa sei mesi, ma è arrivata. Ritiene che il rivale rimanga, nella sua essenza, un'azienda cinese che vende prodotti fabbricati in Cina.
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