Tragedia di Modena, la consigliera varesina Yildiz tra i firmatari dell’appello: “Una comunità si difende unendosi”

Arriva anche a Varese, con la firma della consigliera comunale del Partito democratico Helin Yildiz, la lettera aperta promossa da decine di amministratrici e amministratori italiani di seconda generazione dopo i fatti di Modena di sabato 16 maggio, quando Salim El Koudri, 31 anni, italiano nato in provincia di Bergamo da famiglia di origine marocchina e residente a Ravarino, ha travolto con la propria auto otto persone nel centro della città, ferendone quattro in modo gravissimo.
Il 31enne, laureato in Economia aziendale e incensurato, era stato seguito a partire dal 2022 dal Centro di salute mentale di Castelfranco Emilia per un disturbo schizoide della personalità: una circostanza confermata dalla prefetta di Modena Fabrizia Triolo e ribadita dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, che ha parlato di “componente psichiatrica storicamente molto evidente”.
Le speculazioni alimentano la paura
Il documento, intitolato «Siamo qui», è stato sottoscritto da parlamentari, assessori, consiglieri comunali e regionali, esponenti di associazioni come il CoNNGI e il Movimento Italiani Senza Cittadinanza. Tra le prime firmatarie figurano la deputata Ouidad Bakkali, l’assessora di Reggio Emilia Marwa Mahmood, il sottosegretario alla presidenza della Regione Toscana Bernard Dika. La lettera nasce come risposta alle reazioni politiche seguite alla tragedia: nelle ore immediatamente successive all’investimento, prima ancora che emergesse il quadro psichiatrico, il leader della Lega Matteo Salvini aveva indicato El Koudri come «il criminale di seconda generazione» e proposto la revoca di permesso di soggiorno e cittadinanza per chi commette reati gravi, parlando di «integrazione fallita» delle seconde generazioni. Sulla stessa linea Roberto Vannacci, che ha rilanciato la parola d’ordine della «remigrazione». Posizioni dalle quali ha preso le distanze il vicepremier e segretario di Forza Italia Antonio Tajani, ricordando che El Koudri «è cittadino italiano»
«Abbiamo letto e ascoltato parole come “criminale di seconda generazione”, “revocare la cittadinanza”, “ci portano la guerra in casa”, “l’integrazione è un fallimento”» — si legge nel testo della lettera —. «Questa non è sicurezza. Non è giustizia. Non è responsabilità. È la scelta di usare un fatto gravissimo per alimentare paura, sospetto e odio contro intere comunità». I firmatari rivendicano la propria appartenenza al Paese: «Siamo donne e uomini, figlie e figli di migrazioni iniziate in questo Paese quarant’anni fa. Molti di noi hanno responsabilità pubbliche, politiche, civiche, educative, sociali». E annunciano la partecipazione, da italiane e italiani, alle celebrazioni del 2 giugno per l’ottantesimo anniversario del suffragio universale.
Yildiz: “Una comunità si difende unendosi, non cercando capri espiatori”
A portare il documento sul territorio varesino è Helin Yildiz, consigliera comunale del Partito democratico a Varese, che alla nostra redazione affida una riflessione che ricalca lo spirito del testo collettivo. «Di fronte a una tragedia come quella di Modena, il primo dovere della politica e delle istituzioni è stare accanto alle vittime, sostenere una comunità ferita e contribuire a ricostruire fiducia, non alimentare paura e divisioni», afferma la consigliera. «La sicurezza è un tema serio e riguarda tutti: proprio per questo va affrontata con responsabilità, prevenzione, presidio del territorio e politiche pubbliche efficaci, non con slogan o generalizzazioni che rischiano solo di aumentare tensioni e odio».
Yildiz richiama un elemento di cronaca: tra i passanti che hanno inseguito e bloccato El Koudri – armato di coltello – c’erano anche cittadini di origine straniera, in particolare due uomini di origine egiziana, padre e figlio. «Fa riflettere che, mentre qualcuno ha subito trasformato questa tragedia in una polemica contro le seconde generazioni e gli stranieri, tra le persone che hanno fermato l’aggressore ci fossero anche cittadini non italiani», osserva la consigliera. «È la dimostrazione che una comunità si difende unendosi, non cercando capri espiatori».
Il riferimento è al gesto di Luca Signorelli, l’uomo che ha materialmente immobilizzato El Koudri all’incrocio tra via Pioppa e corso Adriano, e degli altri passanti intervenuti a rischio della propria incolumità — tutti citati dalla lettera aperta come esempio di «comunità che reagisce e si protegge». Anche il sindaco di Modena Massimo Mezzetti, nella manifestazione di domenica in piazza Grande, aveva replicato direttamente alle parole di Salvini affermando che chi alimenta divisioni e odio «non fa parte della nostra comunità».
Yildiz chiude il proprio intervento ricollegandosi al ruolo dell’amministratore locale: «Da amministratrice locale sento ancora di più la responsabilità di tenere insieme sicurezza, coesione sociale e senso di comunità. È nei momenti più difficili che le istituzioni devono abbassare i toni e alzare il livello della responsabilità».
La lettera, oltre alla consigliera varesina, raccoglie le firme di esponenti istituzionali di tutta Italia – da Genova ad Alba, da Brescia a Bologna, da Parma a Firenze, da Settimo Torinese ad Alessandria, da Ravenna a Suzzara – a testimonianza di una presenza ormai strutturale di amministratori con background migratorio nei consigli comunali e nelle giunte del Paese.
Il testo integrale della lettera aperta
Abbiamo seguito con silenzio, rispetto e profonda preoccupazione quanto accaduto a Modena, dopo il violentissimo atto di Salim El Koudri che ha terrorizzato una comunità intera e colpito persone che stavano semplicemente passeggiando in un normale pomeriggio di maggio.
Otto persone sono rimaste ferite. Quattro in modo gravissimo. Alcune hanno subito amputazioni. Altre, in queste ore, lottano per la vita.
Questo viene prima di tutto.
La nostra vicinanza va alle vittime, alle loro famiglie, alle persone che porteranno addosso per sempre le ferite visibili e invisibili di questa tragedia. Ringraziamo le Forze dell’ordine, il personale sanitario, le istituzioni cittadine e regionali, il Presidente della Repubblica e la Presidente del Consiglio, che hanno testimoniato la vicinanza delle istituzioni repubblicane alla città di Modena.
Ringraziamo anche i cittadini che, mettendo a rischio la propria incolumità, hanno contribuito a fermare il responsabile, evitando conseguenze ancora più drammatiche. In quei gesti c’è il senso più concreto di una comunità che reagisce e si protegge.
Quanto accaduto è gravissimo. Chi ha colpito dovrà rispondere davanti alla giustizia.
Occorre piena luce, piena verità, piena responsabilità.
Proprio per questo, davanti a un fatto così grave, le parole pubbliche dovrebbero essere all’altezza. E invece, pochi minuti dopo l’accaduto, ancora prima che emergessero elementi di contesto, una parte della politica e dell’informazione ha scelto un’altra strada: trasformare una tragedia in un’occasione di propaganda.
Abbiamo letto e ascoltato parole come “criminale di seconda generazione” “revocare la cittadinanza” , “ci portano la guerra in casa”, “l’integrazione è un fallimento”. Abbiamo visto quotidiani di destra uscire con titoli che avevano come unica intenzione quella di colpire: “la seconda degenerazione”
“l’attentato del nuovo italiano”.
Questa non è sicurezza. Non è giustizia. Non è responsabilità.
È la scelta di usare un fatto gravissimo per alimentare paura, sospetto e odio contro intere comunità, contro una generazione, contro persone che vivono, studiano, lavorano, amministrano e partecipano alla vita democratica di questo Paese.
Il dramma di Modena, per quanto emerso e come confermato anche dal Ministro dell’Interno, si colloca dentro il tema del disagio psichiatrico. Questo non attenua in alcun modo la gravità dei fatti, né il dolore delle vittime. Al contrario, chiama la politica e le istituzioni a una responsabilità più seria: affrontare il tema della salute mentale, dell’accesso ai servizi, della prevenzione, della presa in carico delle fragilità.
Su questo non esistono scorciatoie etniche. Non si può distinguere il disagio sulla base dell’origine, della fede o del cognome. Si può solo decidere se essere all’altezza del problema con politiche pubbliche adeguate, oppure se usare la paura per evitare le domande reali.Noi scegliamo la responsabilità.
Sentiamo il dovere di prendere parola perché, ancora una volta, il dibattito pubblico si consuma sulle nostre vite senza ascoltare le nostre voci. C’è una narrazione che seleziona chi commette reati in base all’origine. Che rende invisibile chi la violenza la subisce. Che tace nomi, storie, presenze, responsabilità positive. Che non vede mai la foresta che cresce, ma si concentra solo sull’albero che cade.
Noi siamo quella foresta.
Siamo donne e uomini, figlie e figli di migrazioni iniziate in questo Paese quarant’anni fa.
Alcuni di noi sono nati qui, altri sono arrivati da bambini, altri hanno vissuto percorsi di ricongiungimento familiare, altri ancora storie di migrazione più recente o di protezione. Le nostre famiglie hanno lavorato, pagato affitti e mutui, cresciuto figli, attraversato scuole, quartieri, fabbriche, università, associazioni, luoghi di culto, istituzioni.
Molti di noi hanno responsabilità pubbliche, politiche, civiche, educative, sociali. Da molto prima che qualcuno iniziasse a descrivere la partecipazione di persone con background migratorio come un’invasione, noi eravamo già qui: nei consigli comunali, nelle scuole, nei servizi, nel volontariato, nei luoghi della rappresentanza democratica.
Tra noi ci sono persone cattoliche, musulmane, di altre fedi e persone che non professano alcuna religione. Ci riconosciamo nella Costituzione, nella Repubblica, nella libertà, nella laicità, nell’uguaglianza davanti alla legge.
Continueremo sempre a operare nelle istituzioni e nella società con responsabilità, nell’interesse di tutte le cittadine e di tutti i cittadini, senza distinzione alcuna, come ci insegnano le madri e i padri costituenti.
Il 2 giugno saremo nelle piazze da italiane e italiani, per celebrare la Repubblica, la democrazia, la libertà e gli ottant’anni dal suffragio universale. Lo faremo con la consapevolezza che questo è il nostro Paese: qui siamo cresciuti, qui viviamo, qui lavoriamo, qui crescono i nostri figli.
Crediamo in un’Italia plurale, democratica, giusta. Crediamo in un’Italia capace di somigliare alla grande piazza di Modena: una comunità che, anche nelle ore più difficili, reagisce restando unita. Una città che non si lascia spezzare dalla paura. Un Paese che cerca verità, giustizia e cura, non odio.
E questo pensiero di speranza, in questo momento, lo dedichiamo anche a chi oggi lotta per la sua vita e a chi dovrà guarire le ferite dolorose, visibili e invisibili, di questa immane tragedia.
Ouidad Bakkali ( Deputata della Repubblica)
Marwa Mahmood ( Assessora comunale di Reggio Emilia)
Simohamed Kaabour (consigliere comunale di Genova)
Bernard Dika (sottosegretario alla presidenza della regione Toscana)
Ali Draichi (consigliere comunale di Alba)
Raisa Labaran (consigliera comunale di Brescia)
Siid Negash (consigliere comunale di Bologna)
Detjon Bagaj ( consigliere comunale di Bologna)
Fabjola Kodra (consigliera di Vignola)
Victoria Oluboyo (consigliera comunale di Parma)
Senka Majda ( consigliera comunale Q3 Firenze)
Houda Hdily ( consigliera comunale Sassuolo)
Abdullah Badinjki (assessore comunale di Paullo)
Mohamed Hammouch (assessore comunale di Pieve di Soligo)
Helen Ghirmu (consigliera comunale di Rivarolo Canavese)
Iliana Joseph (Vice presidente del consiglio comunale di Settimo Torinese )
Youness Jonathan Farahat – (Consigliere Comunale di Alessandria)Abdullahi Ahmed
(Consigliere comunale di Torino)
Klaudia Kumaraku (consigliera a Carpi)
Amir Atrous Responsabile immigrazione Milano Forza Italia
Zakaria Rouimi – Infermiere e candidati al consiglio comunale di Legnano
Hilda Ramírez – (Consigliera Comunale – Comune di Grassobbio)
Fatima Zahra Dahir (Assessora Comune di Siziano)
Anouar Oulaika (consigliere a Maranello)
Sana El Gosairi (candidata consiglio comunale di Legnano)
Hiba Alif (Assessora Comune di Ravenna)
Nouhaila Benachir (consigliera comunale – comune di Conselice)
Othmane Yassine,(consigliere comunale di Fermignano)
Atif Nazir (Consigliere Comunale di Suzzara)
Veronica Atsigobe (vicepresidente consiglio di Verona)
Bassiratou Nonni (consigliere comunale di Vobarno)
Marwa Malik (consigliera comunale a Gonzaga)
Helin Yildiz (consigliera comunale di Varese)
Wissam El Aissaoui (Consigliere comunale di Poviglio)
Associazioni o membri di organizzazioni:
Alba Lala – presidente CoNNGI
Ilinca Daniela Ioniță- Presidente Movimento Italiani Senza Cittadinanza
Basma Aissa – Pedagogista e membro IDEM Network
Mohamed El Khaddar Impiegato pubblico e referente IDEM Network Toscana
Ireneo Spencer Architetto e referente IDEM Network Lazio
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