Trump avverte sulla vulnerabilità del sistema elettorale e denuncia un vasto furto di dati della Cina

17 Luglio 2026 - 19:30
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Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha annunciato durante un discorso televisivo trasmesso in diretta alla nazione la pubblicazione di informazioni d’intelligence in merito a gravi vulnerabilità del sistema elettorale statunitense. “Nessun Paese può essere grande senza elezioni eque e oneste”, ha esordito Trump rivolgendosi ai cittadini dalla Casa Bianca. “Senza fiducia, non può esserci grandezza. Per molti anni ho chiesto misure coraggiose, rapide e decise per proteggere l’integrità delle elezioni. Ogni cittadino americano ha il diritto di sapere che ogni volta che esprime il suo voto, quel voto verrà conteggiato accuratamente in un sistema sicuro: un sistema in cui i brogli e le interferenze non sono soltanto difficili, ma virtualmente impossibili. Sfortunatamente, il sistema di cui disponiamo oggi è catastroficamente inadeguato su questo fronte. Stasera annuncio la declassificazione e pubblicazione immediata di informazioni d’intelligence critiche che rivelano la scioccante vulnerabilità della nostra infrastruttura elettorale. Queste prove dimostrano che il nostro sistema elettorale è pericolosamente esposto ad attacchi informatici, abusi e interferenze straniere”.

Trump, che ha definito le storture del sistema elettorale “una grande sfida che deve essere affrontata con urgenza”, ha sostenuto che tali vulnerabilità sistemiche siano state “insabbiate e nascoste” per anni agli occhi dell’opinione pubblica. “Tutto questo cambia a partire da ora. I documenti che divulgheremo a partire da stasera sono stati raccolti dalla task force per la trasparenza del governo, assieme al personale del consiglio di consulenza presidenziale sull’intelligence, sostenuti dai vertici della nostra intelligence, che hanno personalmente esaminato le evidenze emerse e ne hanno convalidata l’autenticità”. I documenti, ha spiegato il presidente, verranno pubblicati sul sito web della Casa Bianca, e le autorità statunitensi si attiveranno per porre rimedio alle falle emerse dall’indagine condotta dalle istituzioni federali in cinque aree specifiche. “Il nostro scopo – ha chiarito Trump – non è di indebolire la fiducia nelle elezioni, ma di guadagnare tale fiducia confrontando le vulnerabilità e risolvendole rapidamente”.

Nel corso del suo intervento, Trump ha accusato direttamente la Cina di aver condotto, a partire dal 2020, “quel che riteniamo essere la più vasta compromissione di dati elettorali nella storia, risultata nell’acquisizione illecita da parte della Cina dei file di 220 milioni di elettori statunitensi”. Secondo il presidente, Pechino si sarebbe appropriata di “nomi, indirizzi, numeri di telefono, preferenze politiche e altri dati sensibili necessari a registrarsi per il voto”, definendo l’azione “un incubo di sicurezza elettorale” e aggiungendo che le informazioni d’intelligence mostrano come la Cina avesse creato un’apposita unità per lo sfruttamento dei dati destinata a questo progetto. Trump ha poi accusato “membri dello stato profondo Usa, in molti casi personaggi molto noti nelle nostre agenzie di intelligence”, di aver lavorato per “sopprimere attivamente e sminuire le informazioni in merito all’entità delle ingerenze elettorali cinesi, celandole al presidente e al popolo americano come nessuno avrebbe ritenuto possibile”.

Secondo il capo dello Stato, l’intelligence Usa apprese di questi attacchi al sistema elettorale statunitense già nel 2020, scoprendo che “decine di milioni di dati degli elettori in 18 Stati erano stati comprati, hackerati o rubati dalla Cina”. Ciononostante, ha incalzato, “quanti avevano la responsabilità di suonare l’allarme hanno tenuto invece l’informazione celata e nascosta. Non hanno condiviso l’informazione con me o nessun altro, e a quanto sappiamo non ne hanno informato neanche il Congresso”. L’insabbiamento di questa colossale falla di sicurezza sarebbe ancora più inquietante alla luce di ulteriori informazioni che mostrerebbero come la Cina abbia condotto altre attività per minare la prima amministrazione Trump e la campagna elettorale del 2020. A questo proposito è stato menzionato un presunto documento della Central Intelligence Agency (Cia) secondo cui, nel 2018, la politica del Partito comunista cinese era di far leva su tutti gli elementi nazionali e domestici che si opponevano al presidente Usa nel tentativo di ridurne i consensi, spingerlo a dimettersi o impedirne la rielezione.

Attorno alla metà del 2018, la Cina avrebbe lavorato per influenzare i risultati delle elezioni di metà mandato e, successivamente, quelli delle presidenziali del 2020. La strategia di interferenza politica ed elettorale di Pechino avrebbe incluso anche lo sfruttamento di contatti con grandi aziende Usa, nel tentativo di alimentare ostilità tra i leader aziendali statunitensi e la presidenza, oltre a sforzi volti a identificare giornalisti critici nei confronti dell’amministrazione per pagarli “ingenti somme di denaro affinché scrivessero il maggior numero possibile di articoli negativi”. L’intelligence raccolta dall’Fbi nel 2020, ma “nascosta da burocrati corrotti”, mostrerebbe inoltre che le attività di intromissione illecita cinesi includevano un tentativo di produrre “schede elettorali illegali in favore di Joe Biden“. I documenti dimostrerebbero che in questo periodo decine di rapporti significativi della Cia e della Agenzia di sicurezza nazionale (Nsa) riguardanti le attività cinesi vennero deliberatamente esclusi dai briefing presidenziali quotidiani. Trump ha citato presunte mail di funzionari d’intelligence risalenti ai mesi precedenti le elezioni del 2020 nelle quali una funzionaria dell’Fbi ammetterebbe testualmente: “Sto dirigendo uno Stato ombra”. Alla luce di ciò, il presidente ha chiesto formalmente all’ufficio del Direttore dell’intelligence nazionale, al dipartimento di Giustizia e all’Fbi di indagare sulle ragioni di tali omissioni, sollecitando il licenziamento dei soggetti coinvolti e la presentazione di atti d’accusa penali.

Trump ha poi affermato che i cittadini statunitensi sono stati ingannati per anni in merito alla sicurezza delle macchine per il voto elettronico e dei sistemi di scrutinio operativi nel Paese. Questi sistemi “sono vulnerabili e possono essere facilmente compromessi, e i funzionari del nostro governo lo sapevano”, ha denunciato il presidente. Il materiale divulgato dalla Casa Bianca includerebbe una serie di valutazioni riservate secondo cui “gli avversari degli Stati Uniti, inclusi come minimo Russia, Cina, Iran e Corea del Nord, così come attori non statali, hanno la capacità di compromettere l’infrastruttura elettorale”. Dai dossier emergerebbe che i database centralizzati – come i registri dei certificati elettorali, i libri contabili e i siti ufficiali – sono altamente vulnerabili ad abusi sfruttabili da attori ostili, confermando la possibilità di alterare i conteggi e i risultati delle elezioni tramite i dispositivi elettronici.

Oltre alle minacce cibernetiche, l’Fbi avrebbe documentato presunte frodi su larga scala nelle attività di registrazione degli elettori in Michigan. Secondo Trump, nel 2020 la polizia statale perquisì un’organizzazione per il sostegno al voto legata ai Democratici, definita dal presidente “un gruppo corrotto”. I riscontri spinsero gli agenti locali a contattare l’Fbi a Detroit. Stando ai documenti citati, l’Fbi ottenne ammissioni di registrazioni di certificati elettorali a nome di terzi, la presentazione di certificati di individui inesistenti e la distribuzione di gift card in cambio dei documenti falsificati. A dispetto delle evidenze di reato, Trump ha accusato l’amministrazione Biden di aver rallentato e soppresso l’indagine, e ha chiesto contestualmente al direttore dell’Fbi di garantire che la questione venga approfondita in stretta collaborazione con il dipartimento di Giustizia.

Secondo il presidente, un’ulteriore indagine del dipartimento di Sicurezza interna, basata sull’esame dei registri di voto statali e della documentazione pubblica, ha inoltre portato a identificare circa 278 mila cittadini stranieri illegalmente registrati per il voto nelle elezioni federali. “Dal momento che gli Stati a guida democratica rifiutano di condividere i loro registri di voto, il dato effettivo in realtà è di molto maggiore”, ha sottolineato Trump. “Eppure, anche questa analisi limitata ha portato a identificare un quarto di milione di stranieri registrati illegalmente”. Dalle evidenze complessive emergerebbe “un sistema del tutto indifendibile, in cui centinaia di milioni di file di elettori statunitensi sono nelle mani di governi stranieri, le macchine elettorali sono esposte a manipolazioni e centinaia di migliaia di stranieri o persone decedute figurano come attive nelle liste elettorali”, a fronte di un sistema che permette votazioni senza documenti, senza prova di cittadinanza e con decine di milioni di schede che circolano nel sistema postale.

Il presidente ha citato come esempio delle disfunzioni le recenti elezioni tenute in California per le cariche di governatore e per il sindaco di Los Angeles, dove il processo elettorale iniziato il 2 giugno si è concluso solo il 10 luglio, richiedendo più di un mese per lo spoglio. Trump ha accusato i Democratici e parte dei media di essere complici di un disegno volto a coprire tali frodi per non rivelare la corruzione del sistema. “Gli Stati Uniti meritano il sistema elettorale più sicuro, equo e onesto del mondo. La sicurezza delle elezioni dovrebbe unire Repubblicani, Democratici e indipendenti come una causa comune”, ha concluso il presidente, annunciando che il governo federale sta già informando gli Stati i cui sistemi sono stati compromessi dalla Cina e da altri attori per mitigare i danni e intraprendere azioni rapide a protezione dei dati sensibili degli elettori.

Le principali emittenti televisive statunitensi “Abc”, “Nbc” e “Cnn” hanno deciso di non trasmettere sui rispettivi canali principali il discorso alla nazione del presidente Trump, limitandosi a seguirlo attraverso piattaforme streaming, aggiornamenti in diretta e analisi giornalistiche. La decisione ha suscitato le critiche della Casa Bianca e di esponenti repubblicani, che hanno accusato le reti di voler impedire al pubblico di ascoltare le dichiarazioni del presidente.

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