Tunisia-Italia: da gennaio ad aprile l’interscambio ha superato i 2,18 miliardi di euro
Dal primo gennaio a fine aprile 2026 gli scambi commerciali tra Italia e Tunisia hanno toccato i 7,413 miliardi di dinari, pari a 2,18 miliardi di euro al cambio attuale. È ciò che emerge dai dati sull’interscambio pubblicati dall’Istituto nazionale di statistica (Ins) tunisino. Nel primo quadrimestre del 2026, le esportazioni italiane verso la Tunisia hanno raggiunto i 3,869 miliardi di dinari (circa 1,15 miliardi di euro), in aumento di circa il 5,24 per cento rispetto ai 3,677 miliardi di dinari (1,08 miliardi di euro) dei primi quattro mesi dell’anno scorso. Le importazioni dalla Tunisia verso l’Italia, invece, si attestano a 3,543 miliardi di dinari (1,042 miliardi di euro), in aumento del 10,7 per cento rispetto ai 3,201 miliardi di dinari (941 milioni di euro) del primo quadrimestre 2025. L’Italia si conferma il secondo fornitore europeo della Tunisia, e il terzo al mondo, preceduta solamente dalla Francia – che nei primi quattro mesi ha esportato verso Tunisi beni e merci per un valore di 3,775 miliardi di dinari (1,11 miliardi di euro) – e dalla Cina (con 3,805 miliardi di dinari, ossia circa 1,119 miliardi di euro). Il saldo della bilancia commerciale tra Italia e Tunisia pende a favore di Tunisi di 326,6 milioni di dinari (circa 96 milioni di euro).
Tra i principali prodotti esportati dall’Italia verso la Tunisia vi sono materie prime energetiche (petrolio raffinato), metalli, tessuti, cuoio e pellami, apparecchi di cablaggio, materie plastiche e prodotti in plastica, motori generatori e trasformatori, prodotti chimici e farmaceutici, impianti e macchinari. Tra i principali prodotti che l’Italia invece importa figurano gli articoli di abbigliamento e calzature, parti e accessori per veicoli, oli e grassi, motori generatori e trasformatori, articoli in plastica, prodotti chimici e fertilizzanti, prodotti della siderurgia, petrolio greggio. Risulta evidente, pertanto, un consistente traffico di perfezionamento-trasformazione di materie prime o semilavorati in prodotti dall’Italia alla Tunisia.
In generale, nei primi quattro mesi del 2026, il commercio estero tunisino ha registrato una crescita sia delle esportazioni sia delle importazioni, confermando la ripresa di alcuni comparti strategici dell’economia nazionale, ma senza riuscire a contenere il persistente squilibrio della bilancia commerciale, fortemente appesantita dalla componente energetica. Secondo gli ultimi dati Ins, le esportazioni hanno raggiunto i 22,69 miliardi di dinari tunisini (circa 6,78 miliardi di euro), in aumento del 9,5 per cento rispetto allo stesso periodo del 2025, mentre le importazioni sono salite a 30,22 miliardi di dinari (circa 9,03 miliardi di euro), con una crescita del 7,9 per cento. Il deficit commerciale si è così attestato a 7,53 miliardi di dinari (2,25 miliardi di euro), contro i 7,29 miliardi di dinari (2,18 miliardi di euro) registrati nei primi quattro mesi del 2025. Nonostante l’aggravarsi del saldo negativo, il tasso di copertura delle importazioni da parte delle esportazioni è migliorato, passando dal 74 al 75,1 per cento.
A sostenere l’export tunisino sono stati soprattutto i settori delle industrie meccaniche ed elettriche, cresciute del 12,2 per cento, e dell’agroalimentare, che ha segnato un aumento del 24,3 per cento grazie in particolare al forte incremento delle vendite di olio d’oliva. Le esportazioni del prodotto simbolo dell’agricoltura tunisina sono infatti passate da 1,76 miliardi di dinari (circa 526 milioni di euro) a 2,63 miliardi di dinari (circa 786 milioni di euro). In crescita anche il settore energetico (+13 per cento), trainato dalle esportazioni di prodotti raffinati, salite a 449,3 milioni di dinari (134 milioni di euro) contro i 105,8 milioni (31,6 milioni di euro) dello stesso periodo del 2025. Più contenuta la performance del comparto tessile, abbigliamento e cuoio, che ha registrato un modesto +0,3 per cento, mentre continua la fase negativa del settore minerario e dei fosfati, con una contrazione del 23,6 per cento. Quest’ultimo rappresenta storicamente uno dei pilastri delle esportazioni tunisine, ma continua a soffrire problemi strutturali, rallentamenti produttivi e difficoltà logistiche.
Sul fronte delle importazioni, la crescita ha riguardato tutte le principali categorie merceologiche. Gli aumenti più marcati hanno interessato i prodotti alimentari (+18,3 per cento), i prodotti energetici (+13,7 per cento) e i beni di equipaggiamento (+8,9 per cento). In rialzo anche le importazioni di beni di consumo (+7,7 per cento) e di materie prime e semilavorati (+2,2 per cento), segnale di una domanda interna ancora sostenuta e della dipendenza dell’apparato produttivo tunisino dalle forniture estere.
L’Unione europea (Ue) si conferma il principale partner commerciale della Tunisia. Nei primi quattro mesi del 2026 le esportazioni verso il mercato europeo, che assorbe il 71,3 per cento dell’export tunisino, sono aumentate a 16,18 miliardi di dinari (4,83 miliardi di euro), rispetto ai 14,52 miliardi (4,34 miliardi di euro) dello stesso periodo del 2025. In crescita soprattutto le vendite verso la Francia (+13,8 per cento), l’Italia (+5,2 per cento) e la Germania (+4,7 per cento). In calo invece le esportazioni verso i Paesi Bassi (-7,5 per cento) e la Grecia (-38,9 per cento). Per quanto riguarda i paesi arabi, spicca il forte incremento delle esportazioni verso l’Egitto (+99,9 per cento) e l’Arabia Saudita (+71,7 per cento). In flessione invece gli scambi con il Marocco (-40,1 per cento), l’Algeria (-20,3 per cento) e la Libia (-19,6 per cento).
Anche sul lato delle importazioni, l’Europa mantiene un ruolo centrale: gli acquisti dalla Ue, pari al 45,5 per cento del totale, sono cresciuti a 13,75 miliardi di dinari (4,11 miliardi di euro), contro i 12,14 miliardi (3,63 miliardi di euro) dei primi quattro mesi del 2025. Gli aumenti più significativi riguardano la Francia (+24,7 per cento) e l’Italia (+10,7 per cento), mentre risultano in calo le importazioni dalla Bulgaria (-19,3 per cento) e dalla Grecia (-6,4 per cento). Fuori dall’Ue, la Tunisia ha aumentato le importazioni dalla Turchia (+8,1 per cento) e dall’India (+32,1 per cento), mentre si registra una netta riduzione degli acquisti dalla Russia (-57 per cento) e una lieve flessione dalla Cina (-3,7 per cento).
L’analisi della bilancia commerciale per gruppi di prodotti mostra che il principale fattore di squilibrio resta il settore energetico, con un deficit di 4,19 miliardi di dinari (1,25 miliardi di euro), in aumento rispetto ai 3,68 miliardi (1,10 miliardi di euro) dello stesso periodo dell’anno precedente. Il saldo negativo riguarda anche le materie prime e i semilavorati (-1,98 miliardi di dinari, pari a 592 milioni di euro), i beni di equipaggiamento (-1,46 miliardi, pari a 436 milioni di euro) e i beni di consumo (-859 milioni, pari a 257 milioni di euro). Solo il comparto alimentare registra un avanzo, pari a 963,5 milioni di dinari (288 milioni di euro). Secondo i dati dell’Ins, escludendo il settore energetico il deficit commerciale tunisino si riduce a 3,34 miliardi di dinari (circa 998 milioni di euro), evidenziando come la dipendenza energetica continui a rappresentare uno dei principali elementi di vulnerabilità macroeconomica del Paese nordafricano.
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