Tunisia: la premier incontra la presidente della Bers a Nairobi, focus su Elmed e strategia al 2031

Maggio 11, 2026 - 17:00
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La premier tunisina, Sarra Zaafrani Zenzri, ha incontrato oggi presso l’Università di Nairobi la presidente della Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (Bers), Odile Renaud-Basso, a margine del vertice Africa-Francia “Africa Forward”. All’incontro ha preso parte anche l’ambasciatore tunisino in Kenya, Anouar Ben Youssef. Nel corso del colloquio, riferisce in una nota la presidenza del governo tunisino, Zenzri ha espresso “apprezzamento per il sostegno della Bers ai progetti di sviluppo in Tunisia, sia nel settore pubblico che in quello privato”, ribadendo la volontà di rafforzare ulteriormente il partenariato strategico tra le due parti. La premier tunisina ha sottolineato “l’importanza di sostenere progetti ad alto valore aggiunto e con ricadute economiche e sociali concrete, in particolare nei settori delle infrastrutture, dell’energia, dei fosfati, del miglioramento del clima imprenditoriale e della valorizzazione del capitale umano”. La premier ha inoltre evidenziato il ruolo centrale dei settori sociali per uno sviluppo inclusivo ed equilibrato.

Sarra Zaafrani Zenzri ha ricordato che “la Tunisia punta oggi su partenariati internazionali fondati sul rispetto reciproco, sull’uguaglianza e sugli interessi condivisi, al servizio degli obiettivi di sviluppo nazionale”. Da parte sua, Renaud-Basso ha accolto con favore la convergenza tra le priorità tunisine e gli ambiti di intervento della Bers, in particolare nei comparti delle energie rinnovabili, delle infrastrutture, dei trasporti, della trasformazione digitale e della governance delle imprese pubbliche. La presidente della banca europea ha inoltre posto l’accento sul progetto di interconnessione elettrica tra Tunisia e Italia, Elmed, definendolo “un asse strategico di cooperazione per rafforzare l’integrazione energetica regionale e aprire nuove prospettive di sviluppo”.

Elmed prevede la realizzazione di un elettrodotto sottomarino lungo circa 220 chilometri, di cui 200 in mare aperto attraverso il Canale di Sicilia, con una capacità di trasporto di 600 megawatt in corrente continua a 500 kilovolt. Il collegamento unirà la stazione di conversione elettrica di Partanna, in provincia di Trapani, con quella tunisina in fase di costruzione a Mlaabi, nella penisola di Capo Bon. Il valore complessivo dell’infrastruttura è stimato in circa 850 milioni di euro. Una quota rilevante – pari a 307 milioni – è finanziata dalla Commissione europea attraverso il programma Connecting Europe Facility (Cef), segnando la prima volta che l’Unione europea (Ue) cofinanzia un’infrastruttura elettrica sviluppata congiuntamente da uno Stato membro e un Paese terzo. A sostenere il progetto vi sono anche la Banca mondiale (268,4 milioni di dollari stanziati per la parte tunisina), la Banca europea per gli investimenti (Bei) e la banca tedesca KfW.

Renaud-Basso ha infine ricordato che “la Bers ha adottato nel febbraio 2026 la strategia 2026-2031 per la Tunisia, con l’obiettivo di consolidare il partenariato e accompagnare gli obiettivi del piano di sviluppo nazionale tunisino 2026-2030”. Tale programma punta a rafforzare la competitività dell’economia e a sostenere una crescita guidata dal settore privato, in un contesto ancora segnato da rigidità strutturali, forte presenza delle imprese pubbliche e limitato trasferimento tecnologico tra il sistema offshore e quello domestico. La Bers evidenzia come il modello economico tunisino resti vulnerabile agli shock esterni a causa della concentrazione delle esportazioni in pochi mercati, delle restrizioni valutarie, della debolezza dei mercati dei capitali e delle difficoltà di accesso al credito per piccole e medie imprese, donne, giovani e regioni interne. Tra le priorità figurano quindi il miglioramento dell’accesso ai finanziamenti attraverso linee di credito dedicate alle piccole e media imprese (Pmi), lo sviluppo del venture capital e della finanza non bancaria, il sostegno all’imprenditoria innovativa e alla digitalizzazione, nonché programmi di formazione professionale e sviluppo delle competenze, soprattutto nel settore digitale. La banca intende inoltre accompagnare le riforme della governance economica, sostenendo la liberalizzazione graduale del regime valutario, il miglioramento del clima d’investimento e la modernizzazione delle imprese pubbliche.

Un secondo pilastro della strategia riguarda la transizione verde e la resilienza climatica. Nonostante il potenziale solare ed eolico del Paese, appena il tre per cento della produzione elettrica tunisina proviene da fonti rinnovabili, mentre il sistema energetico resta fortemente dipendente dagli idrocarburi. La Bers sostiene gli obiettivi fissati dal Piano solare tunisino e dalla legge sulle energie rinnovabili, che prevedono di raggiungere il 35 per cento della produzione elettrica da rinnovabili entro il 2030. In questo quadro, l’istituzione europea punta a favorire maggiori investimenti privati nel settore energetico, il rafforzamento della rete elettrica, lo sviluppo dell’interconnessione Elmed con l’Italia e progetti legati all’idrogeno verde. Parallelamente, la strategia mira a ridurre le disparità regionali attraverso investimenti nelle infrastrutture di trasporto, logistica e servizi municipali, con particolare attenzione alle regioni interne e meridionali, dove persistono alti livelli di informalità e disoccupazione giovanile. Entro il 2031, la Bers auspica una Tunisia più integrata economicamente, con maggiore partecipazione del settore privato, migliori opportunità occupazionali e una crescita più inclusiva e sostenibile.

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