Un anno alle elezioni: l’imprevedibile politica italiana e il ritorno della questione centrista

17 Giugno 2026 - 09:01
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Inutile esaltarsi se il sondaggio ha stabilito che  un partito ha avuto un balzo dello 0,4 per cento. Ugualmente inutile è piangere e rimanere increduli se, invece, si è andati sotto dello 0,2.

Ad un anno (forse più, forse meno) queste previsioni che si basano sugli zero virgola lasciano il tempo che trovano perchè la campagna elettorale sarà aspra e piena di colpi di scena. C’è una tendenza ad andare al centro. Per due ragioni: la prima è che la gente è stanca di assistere a litigi e divisioni che arrivano persino all’insulto. La seconda è il desiderio di cambiare aria, magari tornando all’antico quando era tutto chiaro dall’inizio e si escludevano i rapporti tesi che non giovano alla situazione politica. Badate bene, non è una corsa, soltanto la speranza di vedere un’italia diversa, più calma, più razionale, più sensibile ai problemi della gente.

Vediamo: al centro già gravitano due partiti, Azione e Italia Viva i cui leader non sono in perfetta sintonia. Matteo Renzi cerca di spianare la strada alla sinistra, ma la vorrebbe meno rivoluzionaria di quella confezionata dalla Schlein. Però il desiderio di tornare in alto e di entrare nuovamente nella stanza dei bottoni, gli fa dimenticare le sue origini che sono lontane mille miglia dalla spinta impressa al Pd dalla segretaria. Carlo Calenda è meno attivo (si fa per dire), ma non lo si può immaginare in una coalizione nella quale ci siano i pentastellati che osserva con il sangue agli occhi.

Poi, c’è l’incognita del Pd, pervaso da una dozzina di correnti (forse meno) che hanno quasi tutte lo stesso scopo: liberarsi della segretaria che ha fatto già perdere al partito migliaia di voti. “Non è vero”, replicano i fedelissimi della Schlein.

“I numeri non si discutono e dicono chiaramente che il Partito Democratuco è cresciuto, basta guardare i dati delle europee e, perché no, quelli delle ultime amministrative. Sono i riformisti i più accaniti amici-nemici di Elly. Ma anche Stefano Bonaccini (una volta il “capo” della Schlein) ritiene che con “il ritornello dell’antifascismo non si conclude nulla e non si batte la destra”. Per tutte queste ragioni, la segretaria sta cercando di riavvicinarsi ai vecchi esponenti dell’Ulivo per convincerli in qualche modo a non astenersi e a non essere scettici. Con Prodi ha avuto di recente un incontro di cui si è detta molto soddisfatta.

“Abbiamo parlato anche della patrimoniale (il suo pallino) che l’ex presidente del Consiglio chiama “prelievo di solidarietà”. Va bene, cambiamo pure il nome, basta mantenere il principio con il quale si risolverebbero molti guai economici del Paese. Bisogna prendere atto che c’è ancora un’ulteriore novità nel Pd. La guida Pina Picierno, appena uscita dai dem. Anche lei ha voglia di centro, parla di uno “spazio pubblico” e ha dalla sua parte parecchi nomi di spicco che hanno voluto riunirsi a Milano. Tanta folla,  molti applausi. “Fanno sul serio”, ha scritto un quotidiano che guarda con soddisfazione questa ennesima unità che non vuol essere chiamata partito.

A destra, la situazione non è migliore, perchè non sono pochi  coloro che vorrebbero uno spostamento al centro, soprattutto per difendersi dalle idee troppe estreme del generale Vannacci. La stessa premier ha sterzato sia pure con l’intelligenza di un politico scaltro e smaliziato. Per non parlare di Forza Italia. Marina Berlusconi sta con il fiato sul collo ad Antonio Taiani e, pur se non lo dice apertamente, farebbe carte false se si potesse creare una coalizione più moderata e meno chiassosa.

In ultimo, ma non perchè considerato una ruota di scorta, ecco Matteo Salvini. Se è meno protagonista del passato è perchè ha molte gatte da pelare nel partito. Luca Zaia e Massimiliano Fedriga lo tampinano e il segretario del Carroccio non può permettersi voli pindarici che lo vedrebbero all’angolo. Fra un anno, tutte queste previsioni potrebbero essere spazzate da un forte vento di tramontana. Sparisce il centro, il Pd (meglio il campo largo) non trova il suo leader, la destra perde voti per colpa di Vannacci che nessuno vuole. Intanto, però, il generale ha già raggiunto il cinque per cento travolgendo molti nemici che non gli davano peso. Una conferma che in politica, tutto è possibile, anche l’imprevedibile.

L'articolo Un anno alle elezioni: l’imprevedibile politica italiana e il ritorno della questione centrista proviene da Blitz quotidiano.

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