Un anno con Leone XIV, «un Papa sempre in ascolto»
Papa Leone XIV durante un'udienza generale (foto Calvarese Sir)A un anno dall’elezione al Soglio di Pietro, quali sono i dati qualificanti del Pontificato di papa Leone XIV emersi con maggiore chiarezza finora? E quali gli aspetti umani che più colpiscono quando lo si avvicina? A rispondere è monsignor Flavio Pace, ambrosiano di nascita, Arcivescovo e Segretario del Dicastero per la Promozione dell’Unità dei Cristiani: «Credo, anzitutto, di poter dire che l’ascolto è ciò che definisce il carattere di papa Leone».
Di che tipo di ascolto si tratta?
È un atteggiamento che non indica certo lentezza, ma che entra in profondità, portando alla preghiera e a un’empatia con chi gli sta di fronte. È un Pontefice che si è messo sempre in ascolto, della voce di Dio, delle persone e della realtà.
Recentemente il Papa è stato oggetto di critiche scomposte da parte del Presidente degli Stati Uniti. Rispondere con chiarezza, come ha fatto Leone, può segnare anche nuovi sentieri di pace percorribili?
Le sue risposte hanno mostrato che la mitezza non è debolezza, ma significa essere un uomo profondamente radicato nel Vangelo che, quando agisce, parla, prende posizione e lo fa con una profondità che invita tutti noi alla stessa postura. Vorrei anche sottolineare il richiamo all’unità e alla pace che non è una generica affermazione pacifista, ma un richiamo a quella pace del risorto che è un dono che il Signore ha già offerto e che noi dobbiamo accogliere da Lui. Di questo dobbiamo farci testimoni. Siamo una Chiesa che ha qualcosa da dire sulla pace perché parla del Vangelo, del seme gettato che deve portare frutto. L’auspicio è che questo seme possa germogliare nel cuore delle persone e portare frutti non solo provvisori, che poi darebbero luogo a ulteriori, successivi conflitti, quanto piuttosto radicandosi nel cuore degli uomini, in modo che si possano intraprendere scelte ormai urgentissime in un tempo breve: tutti quei “cessate il fuoco” che sono necessari soprattutto per l’ascolto e l’accoglienza reciproca con il rispetto ai diritti di tutti.

Il riferimento all’unità è sempre presente in papa Leone XIV, ovviamente anche nell’ambito del dialogo tra cristiani e a livello interreligioso…
Senza dubbio. A partire dal suo motto In Illo Uno Unum – molto affine alla missione del Dicastero di cui sono segretario -, l’unità è una sua dimensione centrale che dice che possiamo essere uno perché siamo uno in Colui che è uno, Cristo. Questo mi pare un richiamo non solo a un programma, ma a un impegno di vita quotidiano. Essere radicati nell’esperienza di Cristo vuole dire esserlo anche nella preghiera. Pensiamo a ciò che è stata la commemorazione dei testimoni della fede, il 14 settembre scorso, alla visita in Turchia per l’anniversario del Concilio di Nicea o ad altri incontri ecumenici del recente passato o nel prossimo futuro. Come ambrosiani dobbiamo anche ricordarci che, per quanto attiene al vespero, siamo l’unica tradizione liturgica che commemora il Battesimo: il fatto che nel Battesimo c’è un’unità che già ci unisce in Cristo.
Un aspetto del Papa che lo definisce anche come persona?
È la sua profonda umanità. Ciò non significa metterlo a confronto con altri Papi, ma ricordare solo un tratto del suo carattere, sempre attento a informarsi su come stiamo, come vadano le cose, cosa accada. Ripeto, la sua capacità di ascolto è straordinaria: segue magari, anche per lungo tempo, quello che viene detto e poi reagisce, ma come se avesse meditato interiormente tutto quanto detto. Ascolta e, poi, ascolta ancora e propone il suo pensiero. È una dimensione veramente molto bella di profonda umanità, come ho detto, ma insieme di profonda fede. E anche un poco una dimensione contemplativa della vita, per usare un termine che ci è caro.
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