L’Arcivescovo: «Milano guardi alla Madonnina, con fiducia e senza arrabbiarsi»
La preghiera dell'Arcivescovo alla Madonnina durante la pandemia«Dove guarda Milano?». Un titolo che con una sola frase dice molto, forse tutto, di tante inquietudini che, tra luci e ombre, attraversano la metropoli. Intorno a questo interrogativo si è articolato l’affollato dibattito svoltosi tra le domande e le riflessioni di alcuni esperti e le risposte dell’Arcivescovo. Al Centro pastorale di via Sant’Antonio hanno trovato posto molti giovani, ma anche rappresentanti della società civile e delle istituzioni cittadine (tra gli altri, la vicesindaco Anna Scavuzzo).

Il dibattito
Promosso dal Centro Culturale di Milano e dall’associazione Pragma, l’incontro è stato aperto dal saluto di Camillo Fornasieri (direttore del Centro) ed è stato moderato da Filippo Campiotti, presidente dell’Associazione, che ha delineato i quattro punti su cui si è incentrata la discussione: «L’emergenza abitativa e la funzione sociale della casa; la questione demografica, con il tema dei giovani e del futuro; il welfare, salute e cura della fragilità; la solidarietà, l’inclusione e il buon vicinato». Temi su cui hanno posto le loro domande Alessandro Rosina (ordinario di Demografia e Statistica sociale all’Università Cattolica del Sacro Cuore), Regina De Albertis (costruttrice e già presidente di Assimpredil Ance) e Ferruccio Resta (già rettore del Politecnico, attualmente presidente della Fondazione Politecnico). Tutto questo a partire dalle sollecitazioni venute dall’ultimo Discorso alla Città dell’Arcivescovo, con lo sguardo rivolto agli importanti appuntamenti elettorali che si stanno avvicinando.
Dunque, come leggere Milano, in considerazione di dati – illustrati da Rosina – che parlano di 9.297 nati nel 2025, in riduzione rispetto agli anni precedenti, con il tasso di natalità più basso di sempre, in una metropoli che invecchia, che rimane tuttavia attrattiva, ma forse non accogliente?
Come pensare a una città che, secondo i valori forniti da De Albertis, nell’ultimo decennio ha visto un incremento del costo delle case di oltre il 50%, e degli affitti di più del 70%, con un trend che preoccupa anche gli imprenditori del settore e gli immobiliaristi? Come aiutare i giovani e la coesione? Come – ha evidenziato Resta – sostenere il valore fondamentale della cultura in una città universitaria come è Milano, in un’epoca di sfide quali l’intelligenza artificiale, la liquidità sociale e le difficoltà del mondo del lavoro?

Leggere Milano dalla Madonnina
«Si può leggere la città dicendo che Milano guarda alla Madonnina», nota subito l’Arcivescovo che aggiunge. «Occorre guardare, ma non come a qualcosa di indubitabilmente bello che serve solo per fare fotografie, come a un oggetto materiale o con l’insofferenza di chi, specie i giovani, vede un simbolo religioso che dà fastidio perché è l’indicazione di un Oltre, di un Altro».
Bisogna guardarla dicendo una preghiera, sottolinea monsignor Delpini, «cioè riconoscendo la trascendenza. Questo è un elemento che dà motivazioni, per esempio, per andare a lavorare più sereni».
E, ancora: «C’è chi guarda la Madonnina per dire un senso di appartenenza: questo è interessante perché il Duomo non è della Chiesa e della città, essendo stato costruito dalla gente di Milano. C’è poi chi guarda la Madonnina venendo da un’altra cultura, da un’altra tradizione, da un’altra religione». Da qui la domanda dell’Arcivescovo: «In questa metafora, quale prospettiva di Milano si può riconoscere?». E l’immediata risposta: «In molti interventi è stato detto che è necessaria una coesione, che è necessario che ci sia un popolo, non un insieme di frammenti che fanno polemica l’uno con l’altro. Questo “guardare verso” mi pare un’indicazione che possiamo raccogliere perché alimenta una fiducia». Fiducia che si esprime nell’avere un figlio, nel pensare a un futuro possibile.
La fiducia
«Io non so come fosse Milano nel 1945 – ha proseguito l’Arcivescovo -, quando era piena di rovine, quando le bombe avevano colpito le case e c’erano morti dappertutto. Però la mia impressione è che ci sia stato un tale slancio per ricostruire, che evidentemente veniva dalla fiducia che ci fosse un futuro per Milano. Una fiducia che non deriva dal calcolo, ma da una vita che merita di essere vissuta e donata».
A tutto ciò bisogna tornare, a ogni livello, dalla politica all’economia, senza polemizzare continuamente, suggerisce monsignor Delpini, con un aspetto a lui molto caro fin dall’inizio del suo episcopato. Tre, dunque, gli atteggiamenti da raccomandare: «Guardare alla Madonnina non come un fastidio, ma come un punto di riferimento simbolico e di appartenenza; avere fiducia; e non arrabbiarsi», la conclusione tra gli applausi.
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