Un cannolo, mille storie: con Franco Neri Siracusa perde un personaggio autentico
Ci sono persone che fanno un mestiere. E poi ci sono persone che, senza quasi accorgersene, finiscono per diventare parte dell’identità di una città. Franco Neri era una di queste. Con la sua scomparsa, all’età di 66 anni, Siracusa perde certamente un grande pasticcere, l’inventore della Cannoloterapia, ma soprattutto perde uno dei suoi personaggi più autentici. Uno di quelli che non si limitavano a fare impresa, ma contribuivano ogni giorno a raccontare l’anima della città.
Entrare nella storica pasticceria Alfio Neri di viale Teocrito, non significava soltanto acquistare un cannolo. Significava incontrare Franco. Ascoltare un racconto, una battuta, una provocazione, una riflessione. Significava fermarsi. In un tempo che corre sempre più veloce, lui aveva costruito un piccolo presidio della lentezza. Franco dava valore al tempo di qualità e quando andavi da lui, quasi pretendeva che tu investissi quel tempo con qualità.
Non era un caso che quel locale, affacciato in uno dei punti più strategici di Siracusa, tra il Museo Archeologico Paolo Orsi e il Parco della Neapolis, fosse diventato una tappa quasi obbligata per migliaia di turisti provenienti da ogni parte del mondo. Dopo aver ammirato il patrimonio della Siracusa greca, molti sceglievano di concedersi un’altra esperienza: quella della Cannoloterapia.
Un nome che poteva sembrare un gioco di parole, ma che racchiudeva una filosofia. Per Franco Neri il cannolo non era soltanto un dolce della tradizione siciliana. Era un rito. Un invito a rallentare, a usare tutti i sensi, a riscoprire il piacere della condivisione. Non vendeva semplicemente un prodotto: offriva un’esperienza, un ricordo da portare con sé. Ed è probabilmente questo il suo lascito più grande.
Addio a Franco Neri: maestro pasticcere che trasformò il cannolo in un simbolo di Siracusa
Perché Franco Neri non era soltanto un artigiano del gusto. Era un comunicatore, un creativo, un animatore culturale. Negli anni aveva saputo intrecciare gastronomia, musica, arte, spettacolo e promozione del territorio, anche politica – ma con ironia, con il suo muro del pianto composto dai “santini” dei canditati alle varie elezioni comunali – contribuendo a costruire un’immagine di Siracusa moderna ma profondamente legata alle proprie radici. Era uno di quei personaggi che riuscivano a parlare della città con orgoglio, senza retorica, trasformando ogni incontro in un’occasione per raccontarla.
La sua notorietà era arrivata ben oltre i confini della provincia, fino alla televisione nazionale (l’ultima sua apparizione un mese fa su Linea Verde Estate), ma non aveva mai cambiato il suo modo di essere. Continuava ad accogliere clienti e visitatori con la stessa passione, come se ogni cannolo fosse il primo della giornata e ogni persona che varcava quella porta meritasse tempo e attenzione.
Ci sono luoghi che diventano simboli grazie alle persone che li abitano. La pasticceria Neri era uno di questi. Per intere generazioni di siracusani è stata un punto di ritrovo, un riferimento, un pezzo di quotidianità. Per i turisti rappresentava spesso il primo assaggio della Sicilia più autentica. Per molti, quel cannolo non era soltanto un dolce: era il ricordo di un viaggio, di un sorriso, di una storia ascoltata davanti a una ricotta appena montata.
Oggi Siracusa saluta uno dei suoi figli più originali. Non soltanto perché sapeva preparare un cannolo straordinario, ma perché aveva capito che una città si costruisce anche attraverso i suoi gesti quotidiani, i suoi racconti, i suoi luoghi dell’anima.
E forse, da oggi, la Cannoloterapia assumerà un significato ancora più profondo. Non sarà soltanto il marchio che Franco Neri aveva inventato con la sua inesauribile fantasia. Sarà il modo in cui Siracusa continuerà a ricordare un uomo che aveva trasformato un semplice dolce in un’esperienza e una pasticceria in un piccolo, prezioso patrimonio della città.
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