Un fiume di magma nel sottosuolo etiope senza eruzione: il fenomeno rarissimo monitorato dai satelliti
Dallo spazio l’osservazione di un rarissimo evento geologico: 1,4 chilometri cubi di magma si sono mossi nel sottosuolo per 50 chilometri senza mai raggiungere la superficie. Lo studio coordinato dall’Università di Pisa e pubblicato su Science Advance ha contribuito anche alla gestione dell’emergenza nella Rift Valley Etiope
Pisa, 9 luglio 2026 – Osservare la Terra dallo spazio per seguire in tempo reale l’evoluzione di un rarissimo fenomeno geologico: 1,4 chilometri cubi di magma che si propagano per circa 50 chilometri nel sottosuolo senza mai raggiungere la superficie. Nessuna eruzione, ma una gigantesca intrusione magmatica che lascia tracce evidenti: deformazioni del terreno e migliaia di terremoti.
È quanto è accaduto nella Rift Valley etiope tra dicembre 2024 e marzo 2025, un’emergenza monitorata via satellite e sul campo da un gruppo internazionale coordinato da Carolina Pagli, professoressa del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Pisa. Il lavoro di quei mesi è ora diventato uno studio che è stato appena pubblicato su Science Advances, una delle principali riviste internazionali del gruppo Science.
“Si tratta di eventi che si verificano solo dopo secoli di accumulo delle tensioni che deformano la crosta terrestre e per questo è rarissimo poterli osservare – spiega Pagli – Quando il 22 dicembre 2024 è iniziata la crisi siamo stati contattati dai colleghi dell’Università di Addis Abeba. Per circa tre mesi, fino a marzo 2025, abbiamo seguito il movimento del magma fornendo informazioni che hanno contribuito anche alla valutazione del rischio e alla gestione dell’emergenza da parte delle autorità etiopi”.
Grazie all’utilizzo della tecnica InSAR (Interferometric Synthetic Aperture Radar) ricercatori e ricercatrici hanno potuto misurare con precisione millimetrica le deformazioni della superficie terrestre confrontando immagini radar acquisite in tempi successivi. L’analisi ha integrato i dati dei satelliti europei Sentinel-1 e della costellazione italiana COSMO-SkyMed, permettendo di monitorare un’area remota e difficilmente accessibile.
“Le osservazioni della Terra dallo spazio stanno cambiando profondamente il modo in cui studiamo i grandi processi geologici del pianeta – conclude Carolina Pagli – Mi auguro che questo lavoro possa essere anche un incoraggiamento per le ragazze che vogliono fare ricerca. Credo sia importante continuare a costruire un ambiente scientifico in cui ciascuno abbia le stesse opportunità di contribuire con le proprie competenze”.
Allo studio hanno partecipato, oltre all’Università di Pisa, il GFZ Helmholtz Centre for Geosciences e l’Università di Potsdam (Germania), il Consiglio nazionale delle ricerche (CNR-IREA), l’Università di Bologna, la South China Agricultural University, l’Università di Southampton, l’Università di Firenze e l’Università di Addis Abeba (Etiopia). La ricerca è stata finanziata nell’ambito del progetto Space It Up, dedicato allo sviluppo delle applicazioni spaziali.
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