Un Piano Casa che tenga insieme interesse pubblico, inclusione sociale e qualità dell’abitare

Legacoop Abitanti ha promosso ieri a Roma l’iniziativa "Contributi cooperativi sul Piano Casa", un confronto tra istituzioni, cooperative ed esperti per rafforzare il carattere sociale delle politiche abitative e costruire una visione condivisa sul futuro dell’abitare.
Al centro del dibattito, la necessità di mettere in connessione il Piano Casa italiano con il quadro europeo, a partire dall’European Affordable Housing Plan, per garantire coerenza tra risorse, regole e obiettivi. Un passaggio fondamentale per evitare che le politiche abitative si riducano a strumenti finanziari scollegati dalla reale domanda di casa.
Legacoop Abitanti ha ribadito alcune proposte chiave: rafforzare la locazione come asse prioritario del Piano, per aumentare l’offerta di affitti sostenibili e di lunga durata; definire in modo chiaro il concetto di canone calmierato, ancorandolo alla reale sostenibilità per le famiglie; includere le cooperative di abitanti tra i soggetti attuatori, valorizzando un modello che garantisce nel tempo la destinazione sociale degli alloggi; introdurre criteri vincolanti e premiali per assicurare che le risorse pubbliche siano orientate all’interesse generale.
La presidente di Legacoop Abitanti, Rossana Zaccaria, ha sottolineato: «Non possiamo immaginare un Piano Casa autarchico, con poche risorse e centrato sulla valorizzazione degli asset. Serve un’alleanza per l’abitare che guardi all’Europa e metta al centro accessibilità, stabilità e interesse pubblico. Per Legacoop Abitanti è fondamentale che il Piano Casa dia priorità alla locazione di lunga durata a canoni sostenibili, valorizzi il ruolo della cooperazione di abitanti e tenga insieme interesse pubblico, inclusione sociale e qualità dell’abitare. Una casa accessibile è una condizione essenziale per la coesione delle comunità e per il futuro del Paese».
Il confronto si è articolato in tre panel tematici – Europa, governance e investimenti – che hanno visto la partecipazione di rappresentanti istituzionali, esperti e stakeholder del settore, confermando l’urgenza di una strategia strutturale e condivisa per rispondere alla crescente domanda di casa.
Nel suo intervento, Stefano Scalera, amministratore Delegato di Invimit SGR, ha detto: «Quando ho presentato il Piano Casa al Governo ho posto alcuni paletti, altrimenti la realizzazione sarebbe stata difficile. Il rischio di execution è molto elevato, se non si coinvolgono tutti i soggetti che vanno coinvolti. Al Dipartimento politiche europee spetta questo compito di coinvolgimento a livello istituzionale, e sono certo lo farà, a partire dalle Regioni sul regolamento del fondo immobiliare. Invimit è una costola degli Enti pubblici, per cui mi aspetto per loro (e sono sicuro che ci sarà) un momento di consultazione attiva, i cui tempi dipendono da fattori che non controlliamo. Credo che ciò sia auspicabile da parte di tutti se vogliamo portare a casa i pilastri del Piano. Ho già sostenuto in altre occasioni, anche in audizione parlamentare, la necessità di trovare una collaborazione con il mondo cooperativo perché - rispetto a passate iniziative sull'housing sociale - oggi ci troviamo di fronte a un aumento del costo delle materie prime e ad una minore disponibilità di capitali ad un rendimento contenuto nel lungo periodo. Il punto di incontro con le cooperative è da ricercare in ciò che non ha funzionato nel passato riguardo ad altri provvedimenti (come il Fondo Abitare Sociale di Cassa Depositi e Prestiti del 2008). Auspico pertanto l'apertura di un tavolo con le cooperative».
Scalera ha evidenziato che «Un altro tema fondamentale è quello del rendimento che va garantito all'operazione. È evidente che i fondi pubblici, in questo caso quelli europei, debbano assorbire una parte del rischio. Però bisogna anche pensare che queste operazioni devono nascere di concerto con gli Enti locali, questo è un tema poco valorizzato. La nostra operatività è rimandata a operazioni promosse o partecipate dagli Enti locali. Quindi il Piano Casa dipende anche dalla disponibilità delle Regioni a sottoscrivere lo strumento del fondo immobiliare e dalla disponibilità delle stesse Regioni, e/o degli Enti territoriali, a promuovere (o partecipare) operazioni mettendo in gioco il proprio patrimonio immobiliare. Sul tema del canone, valutiamo caso per caso. A Milano, ad esempio, ci siamo messi seduti con i sindacati e abbiamo valutato immobile per immobile. Non vorrei una misura che stabilisca dall'alto un parametro per l'intero territorio nazionale, perché il costo della vita varia da zona a zona».
L’AD di Invimit SGR ha concluso: «Per la buona riuscita dell'operazione, è nostro dovere in quanto società di gestione coinvolgere tutti i soggetti che possono dare un apporto e metterci seduti con i sindacati degli inquilini per chiudere dei patti per definire il parametro delle locazioni. Proseguiremo pertanto nel lavoro intrapreso con cooperative e sindacati nella definizione dei "giusti" criteri per le locazioni».
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