“Una colonscopia tardiva può cambiare la storia clinica di un paziente”: ACOI chiede una svolta operativa sulle liste d’attesa

29 Maggio 2026 - 16:58
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“Una colonscopia tardiva può cambiare la storia clinica di un paziente”: ACOI chiede una svolta operativa sulle liste d’attesa

Roma, 29 maggio 2026 – “La pubblicazione della piattaforma nazionale Agenas sulle liste d’attesa è un passo importante di trasparenza. Ora quei dati devono diventare uno strumento di governo reale: sapere dove il sistema non risponde serve se poi si interviene su organizzazione, personale, reti e appropriatezza”.

Lo dichiara Vincenzo Bottino, presidente dell’Associazione Chirurghi Ospedalieri Italiani, commentando i dati resi disponibili da Agenas sulla Piattaforma nazionale per le liste d’attesa, secondo cui nei primi quattro mesi del 2026 circa 1,5 milioni di visite, pari al 21%, e 900 mila esami diagnostici non sono stati garantiti nei tempi previsti.

“Il dato più preoccupante è l’effetto sui cittadini: chi aspetta troppo, spesso rinuncia, rimanda o si rivolge al privato. Quando la media nazionale delle ricette utilizzate è così bassa, una parte rilevante della domanda di salute esce dal perimetro pubblico”, afferma Bottino.

Per il presidente ACOI, alcune criticità toccano aree decisive per diagnosi precoce e presa in carico. “Se per prestazioni come colonscopia, visite gastroenterologiche e di chirurgia vascolare o accertamenti urgenti i tempi non vengono rispettati, il problema riguarda prevenzione, diagnosi ed esito finale delle cure. Una colonscopia tardiva può cambiare la storia clinica di un paziente”.

Secondo ACOI, la piattaforma deve aiutare a leggere il bisogno reale. “Bisogna capire quante prescrizioni vengono classificate come programmate, quante ricette vengono davvero utilizzate, quali prestazioni restano fuori tempo e quali territori spingono i pazienti verso il privato”.

Bottino richiama quindi il ruolo delle reti cliniche. “Le liste d’attesa non si riducono solo aumentando slot. Serve una presa in carico ordinata: PDTA con tempi certi, priorità cliniche rispettate, agende integrate tra ospedale e territorio, uso corretto di Hub e Spoke, monitoraggio degli esiti e responsabilità chiare. La chirurgia ospedaliera è pronta a fare la propria parte, soprattutto sui percorsi oncologici, digestivi e vascolari, dove il tempo è una variabile clinica”.

“Ridurre le liste d’attesa significa restituire fiducia al Servizio sanitario nazionale – conclude Bottino – Ora serve una fase operativa: dati pubblici, obiettivi misurabili, verifiche periodiche e responsabilità precise. Il cittadino non deve essere costretto a scegliere tra aspettare troppo e pagare di tasca propria”.

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