USB-C, che caos: l’importanza della porta e del cavo giusti per la ricarica

03 Luglio 2026 - 10:18
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La USB-C avrebbe dovuto semplificarci la vita. E per buona parte lo ha fatto. È un connettore capace di ricaricare smartphone, tablet, notebook, cuffie e un numero sempre maggiore di accessori, e questo a prescindere dal verso in cui la si inserisce. Una benedizione, per certuni. In Europa peraltro è anche diventato il riferimento normativo, al punto che persino la rigidissima Apple ha abbandonato il Lightning a partire dagli iPhone 15 nel 2023.

NON TUTTE POSSONO FARE TUTTO

Eppure, come spesso avviene con l’elettronica di consumo, dietro la promessa in parte mantenuta della semplicità si nasconde una certa confusione. Perché se è vero che una porta USB-C può fare moltissime cose, fra trasferire dati ad altissima velocità, alimentare dispositivi fino a 240 watt e trasmettere audio e video, lo è altrettanto che non tutte le porte USB-C sono in grado di fare tutto al meglio.

È la ragione per cui non sempre si può ricaricare un portatile usando una qualsiasi porta USB-C. Quella porta deve supportare il Power Delivery, altrimenti il notebook non riceverà l’energia che gli è necessaria o non la riceverà nel modo corretto. Allo stesso modo il fatto che lo standard Thunderbolt 5 usi il connettore USB-C non significa che ogni porta USB-C supporti automaticamente Thunderbolt 5.


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