Varese e Favara, un’unica comunità nel nome di Calogero Marrone: firmato il gemellaggio della memoria

Maggio 08, 2026 - 13:27
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Varese e Favara, un’unica comunità nel nome di Calogero Marrone: firmato il gemellaggio della memoria
Generico 04 May 2026

I patti formali, di solito, si firmano prima di iniziare a collaborare. Questa volta, invece, la burocrazia è arrivata per ultima, a suggellare un legame spontaneo, viscerale e già profondo. È ufficialmente siglato il gemellaggio tra il Comune di Varese e il Comune di Favara (Agrigento), uniti nel nome e nel ricordo di Calogero Marrone, il capo dell’Ufficio Anagrafe varesino che durante la seconda guerra mondiale salvò centinaia di ebrei e antifascisti dai campi di sterminio, pagando il suo coraggio con la vita nel lager di Dachau.

La cerimonia, ospitata nel Salone Estense, ha visto la partecipazione dei sindaci delle due città, di autorità civili, di storici e di una folta delegazione di studenti siciliani e varesini, a testimonianza di una memoria che non vuole essere sterile esercizio accademico, ma impegno quotidiano.

Un eroe normale contro l’indifferenza

Nato a Favara nel 1889, Marrone si trasferì a Varese nel 1931. Da capo dell’Anagrafe, sotto gli occhi dei nazifascisti, falsificò centinaia di documenti d’identità, permettendo a famiglie intere di ebrei e perseguitati di fuggire nella vicina Svizzera. Denunciato da un delatore (o meglio una delatrice), fu arrestato il 7 gennaio 1944. Nonostante l’occasione di fuggire e gli avvertimenti di un canonico della Basilica di San Vittore, decise di non scappare per proteggere la propria famiglia. Morì di tifo a Dachau il 15 febbraio 1945, a pochi mesi dalla liberazione. Nel 2012 lo Yad Vashem lo ha riconosciuto “Giusto tra le Nazioni”.

«Siamo qui per celebrare un atto di amicizia e di pace», ha esordito Andrea Minidio, presidente dell’Istituto Studi e Ricerche “Calogero Marrone” di Varese. «In tempi di nazionalismi feroci, ricordare un patriota che ha generato pace e fratellanza è il gesto più importante che possiamo fare. Il fascismo storico è morto, ma di fascisti, intesi come mentalità di sopraffazione, è ancora pieno il Paese». Rosario Manganella, presidente  dell’Istituto Studi e Ricerche “Calogero Marrone” di Favara, relativa all’importanza del gemellaggio, al valore della memoria e al lavoro fondamentale che l’istituto svolge con le scuole: «È un fatto storico quello che avviene oggi qui nella città di Varese, perché viene siglato un patto di gemellaggio fra due comuni che consente di rendere ufficiale ciò che già esiste sulla carta. Favara è gratissima a Calogero Marrone. Il compito che ci siamo assunti come Istituto è quello di lavorare ancora nelle scuole, perché è lì che bisogna scavare. Lì ci sono le nuove generazioni alle quali dobbiamo parlare; generazioni che non hanno conosciuto né il fascismo né il nazismo e che spesso non trovano questa storia nei programmi scolastici. Noi ci sostituiamo in un certo senso allo Stato in questa direzione, portando avanti un lavoro importante per far conoscere questa figura straordinaria di umanità e sacrificio».

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Un concetto ripreso con forza dal sindaco di Favara, Antonio Palumbo: «Questo gemellaggio è vivo grazie ai tantissimi favaresi che vivono e lavorano a Varese, inseriti in questo tessuto accogliente. Ma la memoria di Marrone oggi è più che mai necessaria: parliamo di guerre alle porte dell’Europa, di diritti calpestati nell’indifferenza generale. Ai ragazzi diamo strumenti per riconoscere questi fenomeni. Marrone ha fatto la cosa giusta quando la legge non lo permetteva: è rimasto umano».

La storia e il mistero del tradimento

La figura storica di Marrone è stata tratteggiata da Franco Giannantoni, lo storico autore del libro “Un eroe dimenticato” che per primo ha sottratto all’oblio questa vicenda. Giannantoni ha rivelato un dettaglio emerso dalle istruttorie del dopoguerra della Corte d’Assise speciale: «Marrone non era un uomo isolato, era il terminale di una fitta rete antifascista che collegava Varese a Milano. Nello studio in cui riceveva gli ebrei c’era però un’ombra: una dipendente comunale che, subito dopo la Liberazione, fuggì all’estero sposando un gelataio per poi rientrare anni dopo simulando un malore. Era lei la sospetta delatrice che lo consegnò ai tedeschi».

Giannantoni ha poi ricordato la generosità di Marrone, che fino all’ultimo, dalle lettere drammatiche inviate dal carcere e dai campi di transito, non perse mai la speranza di riabbracciare i suoi figli.

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La voce dei giovani: «Marrone ci insegna il coraggio»

I veri protagonisti della giornata sono stati gli studenti vincitori del concorso regionale siciliano intitolato a Marrone, giunti a Varese per ripercorrere i luoghi della memoria (dopo aver visitato il campo di transito di Fossoli e la casa dei Fratelli Cervi).

«Provo gioia e orgoglio», ha raccontato il giovane Vito. «Orgoglio perché la mia terra ha dato i natali a un uomo le cui azioni devono ispirarci. Per essere eroi non servono i superpoteri, basta fare la cosa giusta». Sofia si è detta «onorata di conoscere queste figure non come freddi simboli, ma come persone che hanno scelto la pace», mentre Valerio ha sottolineato come «senza il suo aiuto, il tributo di vite umane sarebbe stato ancora più drammatico».

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La valenza pedagogica dell’iniziativa è stata evidenziata anche da Gabriella Broccoleri, componente del Cda della Fondazione Marrone: «La scuola deve essere il luogo della cittadinanza attiva e del logos, soprattutto oggi, in un momento storico in cui tutto sembra cospirare contro la pace».

Un ponte tra Nord e Sud

Il valore di questo patto ha superato i confini delle due città coinvolte, registrando anche la presenza a sorpresa del sindaco di Pavia, Michele Lissia, desideroso di portare il proprio saluto a una collaborazione considerata esemplare per le amministrazioni locali.

A fare gli onori di casa, il sindaco di Varese Davide Galimberti:
«Solitamente si firmano i gemellaggi e poi si riempiono di contenuti. Qui è successo il contrario: le due comunità, le scuole, le associazioni si parlano e collaborano da anni. Questo atto ufficiale dà veste formale a un percorso di amicizia solido. Raccontare la figura di Calogero Marrone, come hanno dimostrato le splendide parole dei ragazzi, significa seminare futuro».

Anche il viceprefetto Michele Giacomino ha voluto sottolineare la forza dell’iniziativa: «Questo gemellaggio unisce due comunità agli antipodi della nazione. È come una pietra d’inciampo: un momento in cui fermarsi, riflettere e scegliere da che parte stare».

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