“Vesto il mio io” al Museo del Tessile di Busto Arsizio la medicina diventa su misura

La medicina moderna non è più una formula uguale per tutti, ma un percorso che si adatta alla pelle e alla storia di chi la riceve. È questo il messaggio centrale di «Vesto il mio io – La cura come un abito creato su misura», l’evento ospitato nella serata di giovedì 21 maggio al Museo del Tessile di Busto Arsizio. L’iniziativa, nata dalla sinergia tra l’ASST Valle Olona, l’istituto ACOF e diverse associazioni di volontariato, ha trasformato il concetto di terapia in un’esperienza visibile e tangibile, mettendo al centro la dignità della persona malata.
La medicina come abito sartoriale
L’idea alla base del progetto è quella di far dialogare il mondo sanitario con l’eccellenza tessile del territorio, per spiegare come la presa in carico di un paziente oncologico debba essere necessariamente personalizzata. Non si tratta solo di protocolli scientifici, ma di un approccio che considera l’unicità di ogni individuo. «Questa iniziativa nasce dalla volontà di proporre una profonda riflessione sul valore della cura personalizzata – spiega Daniela Bianchi, Direttore Generale di ASST Valle Olona – È necessario far dialogare il mondo sanitario con quello simbolico e culturale del tessile. Indubbio è il fatto che, oggi, la medicina stia cambiando: le cure non sono più uguali per tutti, ma vengono piuttosto adattate alla persona, proprio come un abito su misura».
Sei pazienti in passerella
Il momento più emozionante della serata ha visto protagoniste sei pazienti oncologiche. Le donne hanno sfilato indossando abiti creati appositamente per loro dagli studenti dell’Istituto ACOF Olga Fiorini. Il progetto ha coinvolto anche i giovani creativi, chiamati a interpretare attraverso stoffe e cuciture il vissuto e la forza di chi affronta la malattia. Un modo per raccontare che, oltre alle terapie mediche, esiste una necessità fondamentale di sentirsi ascoltati, compresi e accompagnati.
Una rete di solidarietà per il welfare
L’evento, inserito nel circuito di M(A)Y FIBER, ha beneficiato del supporto fondamentale delle associazioni C.A.O.S., LILT e Saronno Point, che hanno contribuito a rendere l’iniziativa un vero modello di welfare comunitario. «Sono grata e commossa e tengo molto a sottolineare come questo evento sia l’esempio concreto dell’evoluzione culturale della lotta al cancro – le parole di Adele Patrini, Presidente dell’Associazione C.A.O.S. odv e Delegata FAVO Lombardia – che, integrata con il progresso scientifico, ci traghetta ad una cura che è espressione di libertà, ricerca, scambio di saperi, considerazione della persona, formazione e solidarietà. Il coinvolgimento dei pazienti, degli studenti e della comunità rende questo progetto un modello di welfare, che ci vede profondamente fieri».
Sulla stessa linea Ivanoe Pellerin, Presidente LILT Varese, che ha spiegato come l’associazione abbia finanziato il servizio di trucco e parrucco per le modelle d’eccezione: «Riteniamo che il concetto di cura su misura ci rappresenti perfettamente, in quanto elemento imprescindibile della presa in carico delle pazienti». A chiudere il cerchio della collaborazione è stata Marilena Borghetti, Presidente di Saronno Point, che ha donato i tessuti per la creazione degli abiti: «Quando i diversi player dialogano proficuamente, a beneficiarne sono soprattutto le pazienti. La cura deve essere tailor-made, unica come uniche sono tutte le persone».
L'articolo Dall’Alpe di Neggia al Passo Forcora in mountain bike: nasce il Maggiore Lake Trail sembra essere il primo su VareseNews.
Qual è la tua reazione?
Mi piace
0
Antipatico
0
Lo amo
0
Comico
0
Wow
0
Triste
0
Furioso
0
Commenti (0)