“Voglio raccontare donne complesse, imperfette, ma sempre autentiche nelle loro scelte”
“Credo sia importante non essere ‘fake’ nella vita”. A dirlo è l’attrice statunitense Sydney Sweeney, che a soli 28 anni è uno volti emergenti di Hollywood. Al momento, sta facendo parlare di sé per il suo ruolo nella terza stagione della serie di successo Euphoria, dove il suo personaggio apre un profilo su OnlyFans, girando scene erotiche agli estremi, per raccogliere fondi per il suo matrimonio.
Quest’anno è stata candidata per un Oscar, per Christy, dove ha interpretato la leggendaria pugile degli anni ’90 Christy Martin, trasformandosi fisicamente fino a ingrassare di 13 chili e ad allenarsi ogni giorno per mesi, per calarsi meglio nel suo personaggio. La trama racconta la storia della sportiva, del suo riscatto dagli abusi del marito, del suo allenatore, interpretato da Ben Ford, e come lei riesca a trovare la sua strada verso il successo professionale e personale. Sydney, oltre a questo, si è distinta per molti film come The Voyeurs, Americana, Echo Valley, con Julianne Moore, e The Housemaid, con Amanda Seyfried, che presto avrà un sequel. E poi soprattutto con la serie TV The White Lotus.
Creativa e accanita lettrice di libri, Sydney ha sviluppato anche una vena da imprenditrice ed esperta di marketing. A luglio 2025 è comparsa nella campagna Sydney Sweeney has great jeans per American Eagle Outfitters e, in seguito Syd for Short, ad aprile 2026. Nel 2023 è diventata brand ambassador di Armani Beauty e Laneige; ha poi siglato altre partnerships con Miu Miu, Samsung, Guess, Baskin-Robbins, Cotton On e con Dr. Squatch. Ama le automobili, che spesso si diverte a restaurare da sola, e ha disegnato per Ford una 2024 Mustang.
A gennaio 2026 ha piazzato, invece, dozzine di reggiseni sopra la scritta di Hollywood per promuovere la linea di lingerie Syrn. Grazie a queste mosse strategiche, il suo patrimonio è salito così da una stima di 10 milioni di dollari nel 2024 a 40 milioni di dollari nel 2026, grazie alle sue collaborazioni con brand e alla sua attività di attrice e produttrice. Le piace pure investire nel settore immobiliare: ha acquistato case a Los Angeles, a Bel Air, e nelle Florida Keys. Nel 2026-2027 Sydney, che continua a essere richiestissima, ha in uscita molti nuovi film, tra cui L’usanza del paese, scritto e diretto da Rosie Rourke, Gundam, un adattamento dell’omonimo anime science fiction giapponese, Scandalous, dove interpreta la diva Kim Novak, in un dramma romantico diretto da Colman Domingo, e il tanto atteso sequel di The Housemaid, The Housemaid’s Secret, con Kirsten Dunst.
Nella terza stagione di Euphoria ha sfidato ogni tabù, con scene sessuali discutili e critiche feroci al suo personaggio. È stata coraggiosa nel non temere il giudizio altrui.
Cerco semplicemente di garantire autenticità al mio personaggio rispettando e seguendo sia la sceneggiatura che il regista. Il mio personaggio, Cassie Howard, è una donna complessa e caotica, confusa, guidata da un disperato bisogno di approvazione e dalla necessità di una costante attenzione da parte degli uomini. Nella terza stagione diventa ancora più fuori controllo e selvaggia, ma io continuo a sentire anche empatia per le sue scelte, seppur discutibili. In fondo, fanno parte delle sue insicurezze e fragilità. All’inizio, nella prima stagione, era una ragazza dolce che cercava di compiacere gli altri, poi si è trasformata sempre più in una figura autodistruttiva. Per lei la fisicità è una forma di comunicazione. La sua evoluzione sarà sempre più folle e ci saranno veramente tante, e inaspettate, sorprese. In ogni caso, cerco sempre di comprendere a fondo le motivazioni che spingono una persona ad agire in un certo modo, invece di giudicare.
Cosa le ha lasciato questa esperienza di Euphoria? È stata una serie, da subito, al limite, che mette in risalto problemi di droga, sesso e criminalità di una nuova giovane generazione allo sbaraglio.
Mi piace che mi abbia permesso di spingere i miei limiti nella recitazione. Mi sono calato in un miscuglio di emozioni complesse, ma mi hanno fatto raggiungere una certa sicurezza. Di certo questa collaborazione con il regista, Sam Levinson, mi fa fatto crescere come attrice.
Come si convinse, fin da bambina, che poteva recitare?
Leggevo molto libri e guardavo film, mi piacevano le storie. Ma, prima di tutto, amavo l’idea di calarmi in persone diverse e di poter avere tante vite, al di fuori della mia. Sapevo che recitare, dato l’ambiente competitivo, mi avrebbe spinta a dare il meglio di me stessa e sentivo dentro che avevo le capacità di emergere. Credo fortemente che la sicurezza in se stessi sia tanto importante per ottenere quello che si vuole. In realtà ero molto brava in matematica a scuola, al punto di essere presa nel club Math is Cool e nel team robotico. Mi piaceva studiare e penso di applicare lo stesso metodo di ricerca quando mi preparo per i miei personaggi, dato che leggo tutto quello che mi può essere utile.
Ci può anticipare qualcosa del sequel di The Housemaid?
Cerco sempre di scegliere ruoli in cui le donne che interpreto, dapprima sprovvedute, si riscattano e dimostrano che non sono per nulla vittime, ma il contrario. Millie Calloway, il personaggio che ho recitato in The Housemaid è proprio così e mi sono veramente divertita a far emergere i suoi lati oscuri. Sembrava essere lei quella sedotta, ma poi è proprio lei a cambiare il finale della storia. Non vedo l’ora di tornare a essere lei. E sono una fanatica dei libri, li ho divorati fin da ragazzina. I libri della scrittrice, Freida McFadden (è lo pseudonimo di Sara Cohen, autrice bestseller di romanzi e thriller psicologici, e medico specializzata nelle lesioni del cervello traumatiche. Decise di pubblicare non col suo nome per mantenere la sua privacy, ed evitare che la sua carriera letteraria non ledesse quella medica, n.d.r.), che hanno ispirato questo film, sono una vera risorsa di potere al femminile. Voglio esplorare ancora di più tutte le loro sfumature che rivelano donne davvero toste e volitive, anziché vittime.
L’articolo “Voglio raccontare donne complesse, imperfette, ma sempre autentiche nelle loro scelte” è tratto da Forbes Italia.
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