Werner Bischof, cercando la luce nel mondo

08 Maggio 2026 - 10:56
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Werner Bischof, cercando la luce nel mondo
Werner Bischof, Sulla strada per Cuzco (1954)

Werner Bischof è stato uno dei protagonisti della fotografia e del reportage del secolo scorso. A lui il Museo diocesano di Milano dedica oggi una grande mostra antologica, con oltre duecento fotografie originali, che sarà inaugurata il prossimo 19 maggio e che pone ancora una volta i Chiostri di Sant’Eustorgio come luogo d’elezione della fotografia d’autore. La mostra resterà poi aperta fino al 18 ottobre, accompagnata come di consueto da incontri ed eventi (tutte le informazioni su www.chiostrisanteustorgio.it).

Era nato nel 1916 a Zurigo, Werner Bischof. Suo padre era un imprenditore di successo e avrebbe voluto vedere anche il figlio nel mondo degli affari. Ma Werner amava l’arte e dopo aver frequentato l’accademia di belle arti si diede alla fotografia.

Al termine della seconda guerra mondiale, Bischof cominciò a viaggiare per la Francia, l’Italia, l’Olanda, la Polonia e soprattutto la Germania, documentando le distruzioni e le macerie della guerra, ma anche il desiderio di rinascita e di ricostruzione dei sopravvissuti.

Il suo talento attirò subito l’interesse di illustri colleghi come Robert Capa e Henri Cartier-Bresson, che nel 1948 gli chiesero di entrare a far parte di quell’Agenzia Magnum che avevano da poco creato.

Sotto quell’egida, così, Werner si diede alla scoperta dell’Oriente, in tappe intense e indimenticabili. In India, nel 1951, mostrò al mondo la tragedia della carestia. Fece vedere anche il Giappone del dopo bomba atomica, sospeso fra passato e futuro. E la Corea nel pieno delle ostilità, con la minaccia di un nuovo conflitto mondiale.

Bischof in realtà non si considerò mai un fotoreporter, anche se molte delle sue immagini sono considerate pietre miliari di questa professione. Viaggiatore instancabile, come un moderno Diogene, il giovane Werner cercava davvero l’uomo, e ha continuato a cercarlo in ogni condizione e contesto. Facendo emergere, con le sue foto, il bello e il vero che c’è in ogni essere umano, nonostante povertà e umiliazioni.

Nel 1954, già padre di famiglia, partì per uno dei viaggi più desiderati, in America latina. A Cuzco in Perù scattò l’immagine diventata un’icona della fotografia del ventesimo secolo: un bambino che suona il flauto lungo la via sacra degli Incas. Nella sua semplicità, una foto che dice moltissimo, della felicità nelle piccole cose, della bellezza della vita. Ancora non sapeva che sarebbe diventata il suo testamento artistico e spirituale. Morì infatti a soli 38 anni in un incidente d’auto sulle Ande.

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