Yemen, strage di bambini: in sei mesi mine e ordigni inesplosi hanno ucciso più minori che in tutto il 2025

21 Luglio 2026 - 14:35
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Yemen, strage di bambini: in sei mesi mine e ordigni inesplosi hanno ucciso più minori che in tutto il 2025

Nel Paese i prezzi di carburante e generi alimentari salgono alle stelle e 18 milioni di persone affrontano la fame. L’Organizzazione chiede il pieno ripristino del transito di cibo, carburante e aiuti attraverso lo Stretto di Hormuz, un cessate il fuoco duraturo nella regione e maggiori finanziamenti internazionali

Roma, 21 luglio 2026 – Nel primo semestre di quest’anno in Yemen sono stati uccisi da mine antiuomo e altri ordigni inesplosi (UXO) più bambini rispetto all’intero 2025. Lo evidenzia una nuova analisi di Save the Children – l’Organizzazione che da oltre 100 anni lotta per salvare le bambine e i bambini a rischio e garantire loro un futuro – che ha rilevato un aumento del 61% sia dei decessi che dei ferimenti di bambini causati da mine o UXO tra gennaio e luglio di quest’anno, rispetto allo stesso periodo del 2025, e chiede un’azione urgente per proteggere i minori e bonificare il territorio dai letali residuati bellici.

In Yemen, sottolinea inoltre l’Organizzazione, è allarme per la crescente crisi alimentare: le interruzioni nello Stretto di Hormuz e l’aumento dei costi del trasporto marittimo stanno facendo impennare i prezzi di carburante e beni alimentari in un Paese dove oltre la metà della popolazione (52%), circa 18 milioni di persone, è alle prese con una delle peggiori crisi alimentari al mondo e soffre già la fame. Il drastico calo delle importazioni di carburante ha aggravato le carenze, rallentando anche gli aiuti umanitari.

Mine e UXO causano più vittime tra i minori di qualsiasi altra forma di violenza armata, come l’uso di armi leggere, i raid aerei e i bombardamenti, e rappresentano oggi una delle principali minacce per l’infanzia nel Paese. Nel Paese i minori hanno un rischio tre volte superiore agli adulti di essere uccisi o feriti da ordigni esplosivi, a causa della scarsa consapevolezza dei pericoli legati alle mine e della maggiore esposizione al rischio durante lo svolgimento di lavori pericolosi. Il 12,5% dei bambini e ragazzi tra i 5 e i 14 anni è coinvolto nel lavoro minorile.

Emblematico il caso di Othman, 16 anni, che ha perso una gamba dopo l’esplosione di un residuato bellico nascosto tra rottami metallici che raccoglieva per sostenere la famiglia.

Inger Ashing, Ceo di Save the Children International, dopo un recente viaggio in Yemen, ha dichiarato: “Nessun minore dovrebbe rischiare la vita per contribuire al sostentamento della famiglia o perdere un arto perché armi letali contaminano le aree in cui vivono, giocano e sono costretti a lavorare. La comunità internazionale non può voltarsi dall’altra parte mentre i bambini in Yemen continuano a pagare il prezzo più alto, spesso con la vita, a causa della duplice minaccia rappresentata dagli ordigni esplosivi residuati bellici e dal lavoro minorile. Abbiamo urgente bisogno di maggiori investimenti per sostenere ragazzi come Othman e garantire che le loro famiglie non siano costrette a ritirarli da scuola per impiegarli in lavori pericolosi”.

Un rapporto di Save the Children dello scorso anno ha rivelato che, a livello globale, le armi esplosive stanno uccidendo i minori come mai prima d’ora: nelle zone di conflitto, il 60% delle vittime infantili è oggi causato proprio da questo tipo di armi.

Attraverso assistenza medica, supporto psicosociale, protesi e aiuti economici, Save the Children sostiene i minori sopravvissuti e le loro famiglie. L’Organizzazione chiede alla comunità internazionale maggiori investimenti per la bonifica degli ordigni inesplosi, l’assistenza alle vittime e il contrasto al lavoro minorile, oltre a sollecitare tutte le parti in conflitto a rispettare il diritto internazionale umanitario e a cessare l’uso di armi esplosive.

Ma in Yemen è forte anche l’allarme per la fame. Le famiglie più vulnerabili sono costrette a ridurre i pasti e a rinunciare a cibi essenziali. Tra febbraio e giugno, ad Aden e Lahj il prezzo della benzina è aumentato fino al 42%, quello del diesel del 23% e quello del GPL del 14%, mentre a Taiz il costo del riso è cresciuto del 30% e quello dei pomodori del 59%. La crisi economica e gli shock climatici, come le inondazioni improvvise, hanno compromesso i mezzi di sussistenza e oggi un bambino su due sotto i cinque anni soffre di malnutrizione. Save the Children segnala difficoltà crescenti nel sostenere programmi di assistenza economica alle famiglie, proprio mentre i finanziamenti internazionali diminuiscono.

In Yemen, oltre dieci anni di conflitto hanno lasciato 22,3 milioni di persone dipendenti dagli aiuti umanitari e metà dei bambini sotto i cinque anni soffre di malnutrizione. L’Organizzazione chiede il pieno ripristino del transito di beni alimentari, carburante e aiuti attraverso lo Stretto di Hormuz, un cessate il fuoco duraturo nella regione e maggiori finanziamenti internazionali: il Piano di risposta e dei bisogni umanitari ONU per lo Yemen è infatti finanziato solo al 14,7%.

Gravi carenze di fondi hanno costretto a ridimensionare programmi salvavita nel momento peggiore possibile, mettendo a rischio milioni di bambini e minacciando di vanificare anni di progressi umanitari. L’Organizzazione ha espresso preoccupazione per l’impatto dell’aumento dei prezzi alimentari sui propri programmi, come l’assistenza in denaro (cash assistance) – una componente fondamentale delle sue attività, che nel 2025 ha raggiunto circa 115.000 persone.

“Da oltre un decennio, i bambini in Yemen sono colpiti da una crisi dopo l’altra, mentre l’attenzione globale è andata scemando. Ora sono vittime di un’escalation regionale che ha avuto pesanti ripercussioni sul Paese, interrompendo le catene di approvvigionamento e facendo lievitare i prezzi dei generi alimentari di base, lasciando i bambini senza cibo. La graduale riapertura dello Stretto di Hormuz non rappresenta una soluzione immediata alla crisi delle catene di approvvigionamento e dei sistemi alimentari. In Yemen, anche brevi periodi in cui le famiglie non riescono ad accedere al cibo a causa dei prezzi proibitivi possono avere conseguenze irreversibili sulla crescita e sullo sviluppo dei bambini” ha dichiarato Rishana Haniffa, Direttrice di Save the Children in Yemen.

“Gli effetti di queste crisi si ripercuoteranno sui bambini e sulle famiglie per gli anni a venire. È necessario consentire il libero transito di cibo, fertilizzanti e aiuti umanitari attraverso lo Stretto di Hormuz, senza ulteriori ritardi. Serve inoltre un cessate il fuoco definitivo e duraturo in Medio Oriente e nell’intera regione. Siamo a metà del 2026 e il Piano di risposta e dei bisogni umanitari delle Nazioni Unite per lo Yemen è finanziato solo per il 14,7%. Sono necessari fondi flessibili, pluriennali e costanti per aiutare le famiglie a soddisfare il proprio fabbisogno alimentare e rafforzare la loro capacità di far fronte a shock futuri” ha aggiunto Rishana Haniffa.

Save the Children opera in Yemen dal 1963, realizzando programmi nei settori dell’istruzione, della protezione dell’infanzia, della salute e nutrizione, dell’acqua e servizi igienico-sanitari e della risposta alle emergenze nella maggior parte del Paese. Tali interventi includono assistenza specialistica per i bambini feriti da armi esplosive ed educazione sui rischi legati alle mine.

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