A New York la Scala presenta la stagione 2026/2027, dall’Otello di Chung al legame con Toscanini
Martedì 6 ottobre il Consolato Generale d’Italia a New York ha ospitato la presentazione della stagione 2026/2027 del Teatro alla Scala. A illustrare il cartellone è stato il sovrintendente e direttore artistico Fortunato Ortombina, con gli interventi dello storico della musica Harvey Sachs e di Milena Adamian, presidente della Teatro alla Scala Association of America. Ad aprire la serata è stata la Vice Console Generale d’Italia a New York, Laura Pirino, che ha salutato Ortombina e definito la Scala “non solo un simbolo di tradizione e cultura, ma un grande ponte tra le eccellenze della tradizione culturale e artistica italiana”, aggiungendo che “c’è molto da imparare qui negli Stati Uniti”. Il direttore dell’Istituto Italiano di Cultura di New York, Claudio Pagliara, ha ricordato che quest’anno gli Stati Uniti festeggiano 250 anni e che la Scala li compirà tra due.
Ortombina, al suo secondo anno alla guida del teatro, ha spiegato il legame tra Milano e New York: “Ogni città del mondo ha un rapporto con New York, perché a New York sono arrivate persone da ogni parte, nel corso dei secoli”. Poi ha ricordato che l’opera “è nata in Italia, come la pizza e molte altre cose”, e che nei secoli è diventata “la lingua più universale”.
La novità della stagione è Myung-Whun Chung, al suo primo anno da direttore musicale. Nato in Corea e cresciuto negli Stati Uniti, ha cominciato come assistente di Carlo Maria Giulini a Los Angeles ed è stato direttore musicale dell’Opéra Bastille di Parigi. Ortombina ha raccontato che la famiglia si trasferì a Seattle, dove il padre aprì un ristorante e il giovane Chung lavorava in cucina, e che studiò poi alla Mannes School di New York. Dirige alla Scala da 37 anni: “È uno dei più italiani che io conosca”, ha detto Ortombina. Sul passaggio di consegne con Riccardo Chailly, che tornerà in stagione a dirigere The Rake’s Progress di Stravinskij, ha aggiunto: “È la prima volta che un direttore musicale conclude il suo incarico senza una guerra civile”.
La stagione si apre il 7 dicembre con l’Otello di Verdi, diretto da Chung con la regia di Damiano Michieletto. Ortombina ha ricordato che quel giorno saranno cinquant’anni dalla prima diretta televisiva della serata inaugurale della Scala, il 7 dicembre 1976, con l’Otello diretto da Carlos Kleiber, che lui vide da ragazzo, a cena, su un televisore in bianco e nero. Il cartellone recupera titoli assenti da tempo: I Puritani di Bellini, diretti da Fabio Luisi, che mancano dalla Scala dal 1971, e Les pêcheurs de perles di Bizet, che non si vedono dal 1948. Sono opere che, ha spiegato Ortombina, il teatro ha evitato a lungo per la paura dei ruoli che mettono il protagonista sotto i riflettori, con tutta la sala in attesa di una nota acuta. “La paura va vinta, e vale la pena vincerla”, ha detto Ortombina.
Per la prima volta alla Scala arriva anche John Adams, con Nixon in China, a quarant’anni dalla composizione e con Kent Nagano sul podio. “È un compositore molto importante in questo Paese”, ha detto Ortombina, “e non è mai stato eseguito alla Scala: il mio parere è che sia il momento di farlo”. Nel 2027, bicentenario della morte di Beethoven, non ci sarà il Fidelio ma Leonora di Ferdinando Paër, compositore parmigiano che mise in musica lo stesso soggetto prima di Beethoven, eseguita con l’Accademia. Per i bambini è stata inoltre commissionata un’opera sulla vita del compositore tedesco.
Spazio anche alla danza. Frédéric Olivieri, direttore del Corpo di Ballo, guida anche la Scuola di Ballo dell’Accademia, fondata nel 1813, l’anno in cui nacque Verdi, e dove si formò Carlotta Brianza, la prima interprete di Aurora nella Bella Addormentata di Čajkovskij a San Pietroburgo. “Avere la stessa persona che guida la compagnia e la scuola dà un’energia incredibile”, ha detto Ortombina.
Il filo tra Milano e New York è Arturo Toscanini, che nel 1908 arrivò al Metropolitan Opera insieme al direttore generale Giulio Gatti-Casazza. Ortombina ha annunciato che la Scala sta creando un archivio dedicato al maestro, con l’aiuto di Sachs, e in sala c’era la pronipote Chiara Toscanini. Secondo Ortombina, un familiare registrò Toscanini a sua insaputa, con un microfono attaccato a una lampada, e ha invitato il pubblico ad ascoltare quelle registrazioni alla biblioteca pubblica di New York, a patto di capire un po’ d’italiano. Sachs ha ricordato che nel 1903 Toscanini lasciò la Scala dopo uno scontro con il pubblico, e raccontava che “a quei tempi l’unica scusa per un direttore per non dirigere una recita alla Scala era la morte”.
Un video ha ripercorso la sera dell’11 maggio 1946, quando Toscanini riaprì la Scala dopo i bombardamenti dell’agosto 1943. Tra le voci del filmato c’era quella di Liliana Segre, oggi senatrice a vita, “Ancora oggi è abbonata”, ha detto Ortombina, “non perde nemmeno uno spettacolo”.
Milena Adamian ha raccontato i risultati dell’associazione, nata nel giugno 2023 per sostenere il teatro dagli Stati Uniti: in tre anni più di 400 allievi dell’Accademia sono saliti sul palcoscenico della Scala, e quest’anno 20.000 bambini delle scuole milanesi hanno assistito alle recite a loro dedicate. Il giorno dopo, al gala dell’associazione, sarebbe stata annunciata la borsa di studio Toscanini, destinata al miglior allievo dell’Accademia. A chi le chiede perché gli americani dovrebbero dare soldi a Milano, Adamian ha risposto che nel 2025 le donazioni negli Stati Uniti hanno toccato un record, 617 miliardi di dollari (il rapporto Giving USA 2026 indica 617,2 miliardi), e che il desiderio di “ringraziare la scuola che ti ha fatto riuscire” è “nel DNA”.
I biglietti per la Prima del 7 dicembre sono in vendita dal 7 ottobre, quelli per le altre date dal 14 ottobre. La stagione prosegue fino a novembre 2027.
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