Le telecamere antirumore potrebbero non sentire solo il rumore

07 Ottobre 2026 - 16:30
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Le telecamere antirumore potrebbero non sentire solo il rumore

A New York alcune telecamere stradali non controllano soltanto quello che passa davanti all’obiettivo ma ascoltano anche quello che succede intorno. Sono le cosiddette noise cameras, installate dal Department of Environmental Protection (DEP) per individuare le automobili che producono rumori superiori ai limiti consentiti: soprattutto motori e marmitte molto rumorosi, ma anche musica ad alto volume e clacson utilizzati senza necessità.

Il programma è molto più piccolo di quello delle telecamere per il controllo della velocità, ma negli ultimi anni è diventato una parte del sistema con cui New York prova a far rispettare le sue regole sul rumore. Nel 2025 erano operative dodici telecamere e hanno registrato quasi 16mila eventi potenzialmente irregolari. Dopo i controlli, il DEP ha emesso 1.691 multe.

Funzionano più o meno così: ogni dispositivo combina una videocamera ad alta definizione con una serie di sensori acustici. Quando viene registrato un rumore superiore alle soglie previste dal sistema, vengono acquisiti il suono e le immagini necessarie a individuare il veicolo. Secondo il DEP, le telecamere sono orientate in modo da poter riprendere la targa ma non l’interno dell’auto né le persone che si trovano a bordo.

Il software analizza poi la registrazione e prova a stabilire quale tipo di rumore l’abbia provocata, per esempio una marmitta o un clacson, e a leggere automaticamente la targa. Non è però il programma a decidere da solo se emettere la sanzione: il materiale viene controllato da personale del DEP, che deve confermare sia l’infrazione sia il veicolo coinvolto. In un rapporto pubblicato nel 2026 dal New York City Office of Technology and Innovation, il Comune ha specificato che il sistema utilizza registrazioni video, livelli in decibel e classificazione automatica del tipo di rumore, e che i dati trattati possono comprendere informazioni identificative.

All’inizio il programma era stato pensato soprattutto per le marmitte modificate o particolarmente rumorose. La sperimentazione cominciò nel 2021 e dal 2023 il sistema viene utilizzato anche per musica ad alto volume e clacson. Il City Council ha poi trasformato il progetto in un programma permanente, prevedendo almeno cinque dispositivi in ciascuno dei cinque borough entro settembre del 2025, ma subordinando l’espansione alla disponibilità dei fondi.

Quell’espansione non è ancora avvenuta. Secondo il DEP, il denaro necessario non è stato stanziato. Il costo di ciascun dispositivo è nell’ordine delle decine di migliaia di dollari: quando il City Council approvò il programma, il costo stimato era di circa 35mila dollari per unità. Le multe, invece, possono essere piuttosto alte. Per una marmitta eccessivamente rumorosa partono da 800 dollari e possono arrivare a 2.625. Per l’uso non necessario del clacson vanno da 350 a 3mila dollari; per la musica troppo alta da 140 a 1.050.

Nel 2025 le sanzioni emesse attraverso il programma ammontavano complessivamente a 1,47 milioni di dollari. Al 31 dicembre ne erano stati effettivamente pagati circa 308mila, poco più di un quinto. Dei 1.691 procedimenti aperti durante l’anno soltanto 20 risultavano conclusi con l’annullamento della multa, anche se molti altri non erano ancora arrivati a una decisione definitiva.

Il problema che interessa di più le associazioni per la tutela della privacy, però, non riguarda tanto le multe quanto i microfoni. Will Owen, portavoce del Surveillance Technology Oversight Project (STOP), un’organizzazione di New York che si occupa di sorveglianza e diritti civili, ha riassunto l’obiezione dicendo che «un microfono è un microfono». Il punto è che un dispositivo capace di registrare suoni abbastanza precisamente da distinguerne la provenienza potrebbe almeno in teoria acquisire anche rumori che non hanno niente a che fare con un’automobile, comprese voci umane.

Non ci sono al momento indicazioni che il DEP utilizzi le noise cameras per intercettare o analizzare conversazioni. Nei documenti pubblici del Comune lo scopo resta circoscritto alla rilevazione delle violazioni del Noise Code, e le registrazioni vengono analizzate per identificare il tipo di rumore e il veicolo che lo ha prodotto. Il dubbio sollevato dalle organizzazioni per la privacy riguarda quindi soprattutto quello che una tecnologia simile potrebbe permettere di fare, e quali garanzie esistano perché continui a essere utilizzata soltanto per quello per cui è stata installata. Il City Council ha peraltro autorizzato il DEP a impiegare nel programma diverse tecnologie di rilevazione, comprese tecniche di beamforming – che permettono di localizzare la provenienza di un suono – e sistemi di intelligenza artificiale.

C’è poi un’altra contestazione che viene dai proprietari delle auto colpite dalle multe. Anthony Aquilino, titolare di un’agenzia assicurativa, nel 2024 fu sanzionato mentre guidava a Manhattan una Lamborghini Huracán Performante. Ha sostenuto che il rumore della sua automobile dipendesse dalle caratteristiche con cui era stata prodotta e non da una modifica fatta per renderla intenzionalmente più rumorosa. Dopo aver perso davanti al giudice amministrativo e alla Corte suprema dello Stato di New York, ha portato il caso in appello.

Insomma, alle noise cameras interessa quanto rumore produce un veicolo, non necessariamente perché lo produce. Dal punto di vista di Aquilino, questo significa essere multato per una caratteristica dell’auto che non può facilmente modificare. Dal punto di vista del Comune, invece, il problema rimane lo stesso per chi vive o lavora lungo quella strada, indipendentemente dal fatto che il rumore provenga da una marmitta modificata o da una costosissima auto sportiva uscita così dalla fabbrica.

Ed è anche il motivo per cui le noise cameras sono state introdotte. Il rumore dei veicoli dura spesso pochi secondi, e per un ispettore è difficile trovarsi esattamente nel posto giusto quando passa un’auto molto rumorosa. Una telecamera, invece, può rimanere lì tutto il giorno.

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