Affondamento “Alfa Watan” e marea nera: scatta la prova del fuoco per i piani di emergenza Ue

07 Ottobre 2026 - 15:25
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Affondamento “Alfa Watan” e marea nera: scatta la prova del fuoco per i piani di emergenza Ue

L’affondamento della general cargo “Alfa Watan” avvenuto ieri (6 ottobre 2026), nella ZEE (Zona Economica Esclusiva) della Bulgaria è oramai un dato certo, incontrovertibile come lo è l’inquinamento marino provocato dal relitto stesso, con tutti i suoi contenuti di idrocarburi altamente inquinanti entrati in contatto con l’acqua del Mar Nero. Ci aspettiamo, in primis, gli addetti ai lavori bulgari invocheranno il “Black Sea Regional Contingency Plan”, abbreviato in sigla “BS-RCP” che sappiamo essere il quadro regionale che disciplina la risposta coordinata di fronte a un grave inquinamento marino che investe il bacino del Mar Nero.

Questo importante strumento di pianificazione “Marine Pollution Combating” venne adottato nell'ambito della Convenzione di Bucarest (ufficialmente Convention on the Protection of the Black Sea Against Pollution) e costituisce l'accordo quadro internazionale, firmato ad aprile 1992 a Bucarest e entrato in vigore nel gennaio 1994, per la protezione dell'ambiente marino del Mar Nero dall'inquinamento e del relativo Emergency Protocol; il piano venne concepito proprio per incidenti che interessino, o possano interessare, le acque territoriali e le ZEE di uno o più Stati rivieraschi del Mar Nero.

A fronte di questo importante strumento di coordinamento e pianificazione antinquinamento marino da idrocarburi e altre sostanze pericolose, appare importante richiamare le capacità tecnico-operative poste in capo all’EMSA che, come noto, dispone a Varna (Bulgaria) di un deposito “Equipment Assistance Service” (EAS) per il Mar Nero, con importanti scorte di panne di contenimento, skimmer, sistemi di recupero meccanico, serbatoi galleggianti e attrezzature per sostanze pericolose. Ricordiamo, inoltre, che questo materiale può essere mobilitato su richiesta dello Stato rivierasco interessato dall’inquinamento, con un tempo massimo di risposta previsto in 12 ore, necessarie per la preparazione alla spedizione medesima. Non possiamo tralasciare di ricordare che, inoltre, l'Agenzia europea, dispone di una rete di navi antinquinamento in stand-by che può essere mobilitata, a richiesta, per intervenire sugli sversamenti nelle acque europee e nei bacini marittimi condivisi; il tempo massimo riportato dalle autorità dell’Agenzia per rendere operativa una nave viene stimato in 24 ore.

Forse avvertendo qualche segnale presago, l’EMSA ha effettivamente testato le proprie capacità operative in Bulgaria, nel luglio di quest’anno, conducendo l'esercitazione “Breeze 2026”, mobilitando l’unità antinquinamento “Amalthia”, di base nel porto di Costanza (Romania), oltre al sistema “Current Buster 4”, che costituisce un avanzato sistema di contenimento e recupero rapido di sversamenti di petrolio in mare, proveniente dal deposito di Varna. Non riteniamo superfluo, inoltre, richiamare che in caso di inquinamento reale, EMSA può anche utilizzare il “CleanSeaNet” che consentirebbe di effettuare il monitoraggio satellitare e l'individuazione di eventuali chiazze di petrolio.

Fino alle 10 a.m. del 7 ottobre 2026, purtroppo non abbiamo riscontrato - nelle fonti pubbliche - notizie riferite ad una comunicazione che dimostri che la Bulgaria abbia attivato formalmente il BS-RCP o inviato una richiesta regionale di assistenza per il naufragio per fatti bellici della “Alfa Watan” nonostante la conferma che il relitto risulti affondato nella ZEE bulgara e che le autorità stanno valutando il rischio d’inquinamento. Attendiamo che le autorità della Bulgaria richiedano formalmente l’aiuto da parte dell’Agenzia; la procedura EMSA contempla che la richiesta formale venga effettuata dall'autorità nazionale competente, attraverso i canali previsti, compreso l'ERCC (European Emergency Response Coordination) oltre al “Maritime Support Services” dell'EMSA.

Purtroppo, consultando la pagina delle “Latest News” di EMSA, aggiornata ad oggi, non emergono notizie relative a una mobilitazione per il naufragio della Alfa Watan. Questo, naturalmente, non escluderebbe una mobilitazione anche se non ancora annunciata pubblicamente, poiché nella prassi, la richiesta operativa può precedere il comunicato stampa.

Attendiamo con fiducia che la capacità di risposta della UE che, oltretutto, costa al contribuente decine di milioni di euro l’anno, possa essere chiamata in causa e, per una volta, uscire dagli schematismi esercitativi per entrare nella fase operativa vera e proprio ed essere testata sul campo, in termini di preparazione degli equipaggi ed efficacia tecnica delle attrezzature disponibili e che risultano ammassate nei magazzini degli Stati. 

Noi seguiremo gli avvenimenti con attenta puntualità per riferirli, da queste colonne, a quanti nutrono interesse per la salvaguardia e la tutela dei mari.

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