Mare protetto, l'Italia raggiunge il 30x30 solo sulla carta?

Il 2 ottobre il Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) ha annunciato l'istituzione di 8 nuovi siti Natura 2000 in alto mare, sostenendo che grazie a tali designazioni l'Italia raggiunge nella Zona di Protezione Ecologica (ZPE) il target europeo del 30% di superficie marina protetta previsto dalla Strategia Ue per la Biodiversità al 2030. Il Ministero afferma infatti che la superficie protetta nella ZPE italiana raggiunge il 31%.
Tuttavia, dietro il dato celebrato dal Ministero emerge una domanda fondamentale: queste aree sono realmente protette oppure semplicemente sono aree delimitate su una mappa?
La Strategia Ue per la Biodiversità 2030 non prevede semplicemente che il 30% del mare sia incluso entro perimetri amministrativi, richiede che il 30% del mare sia effettivamente protetto e che almeno un terzo (il 10% totale del mare italiano) di tali aree sia sottoposto a protezione rigorosa.
La stessa strategia europea sottolinea che non tutte le aree protette sono equivalenti e che la protezione deve essere accompagnata da obiettivi di conservazione, misure gestionali, monitoraggio e limitazioni delle attività incompatibili con la tutela degli habitat e delle specie.
In altre parole, l'obiettivo europeo non consiste nel moltiplicare le designazioni cartografiche, ma nel garantire risultati concreti per la biodiversità marina.
Il principale problema riguarda il fatto che gran parte delle superfici che l'Italia contabilizza come aree marine protette coincide con siti Natura 2000 privi di efficaci misure di gestione e di controllo.
A settembre, ClientEarth e Legambiente, con il sostegno di Blue Marine Foundation, hanno avviato un’azione legale per contrastare la protezione inefficace delle aree marine protette in tutta Europa e gli impatti distruttivi causati dalla pesca a strascico in questi siti. La denuncia riguarda due siti chiave già istituiti: Tutela del Tursiops tuncatus, una vasta area marina protetta in Toscana che si estende su circa 374.000 ettari all'interno del Santuario Pelagos e comprende diversi habitat ed ecosistemi marini dai quali dipendono i tursiopi; Litorale di Gallipoli - Isola di Sant’Andrea, un sito Natura 2000 nel Mar Ionio, ampliato nel 2020, si estende su una vasta area marina e ospita una ricca varietà di habitat vulnerabili e un'elevata biodiversità marina, ma dove un'ampia parte è priva di mappatura degli habitat marini, con la pesca a strascico libera di continuare indisturbata. Le associazioni e la fondazione chiedono che l’Italia protegga davvero i fondali marini e le specie che ne dipendono in questi due siti chiave.
E, mentre il governo celebra un ipotetico 31% sulla carta, siamo lontanissimi dal 10% di mare protetto rigorosamente come prevede la direttiva europea. Secondo un'indagine di Greenpeace, meno dell'1% dei mari italiani è effettivamente protetto con regole di conservazione efficaci, mentre solo lo 0,04% rientra in aree di protezione integrale dove sono vietate attività impattanti come la pesca.
L'organizzazione ambientalista evidenzia che molti Siti di interesse comunitario (SIC), Zone speciali di conservazione (ZSC) e altre aree incluse nel conteggio governativo costituiscono veri e propri "parchi di carta": aree formalmente designate ma prive di regolamentazioni sufficienti a limitare gli impatti antropici.
I nuovi siti istituiti dal MASE rappresentano un importante avanzamento amministrativo ma, allo stesso tempo, la loro semplice designazione non equivale a una protezione efficace. Perché un sito Natura 2000 possa produrre effetti reali sulla conservazione è necessario che vengano definiti (e realizzati) obiettivi di conservazione specifici, misure di gestione, sistemi di monitoraggio, limitazioni alle attività incompatibili. Soprattutto servono adeguate attività di vigilanza e controllo, cosa tutt’altro che facile se si guarda al fatto che i siti Natura 2000 non sono vigilati e controllati neanche quando sono presenti lungo la costa, figurarsi in alto mare. Tutta roba che viene citata nei piani di gestione ma che poi, quasi sempre, non viene attuata in nessun modo in mare.
Esiste poi un elemento particolarmente significativo che raramente viene ricordato nelle comunicazioni istituzionali. Lo stesso decreto che istituisce i nuovi siti Natura 2000 richiama espressamente la necessità di rispondere alle contestazioni formulate dalla Commissione europea nell'ambito di una procedura di infrazione relativa alle carenze della rete Natura 2000 marina italiana. Secondo quanto riportato nelle analisi del provvedimento, Bruxelles aveva evidenziato insufficienze nella copertura e nella tutela di habitat e specie marine. Ne deriva un evidente paradosso. Il Governo celebra il raggiungimento del 30% di mare protetto attraverso un provvedimento che nasce proprio dalla necessità di colmare lacune che avevano determinato l'apertura di una procedura di infrazione europea. In altre parole, la stessa misura presentata come prova del successo delle politiche di conservazione costituisce anche il riconoscimento dell'insufficienza della rete esistente fino a oggi.
Ricordiamo infine, che nel settembre 2026 la coalizione europea delle principali ONG marine (BirdLife, WWF, Oceana, Seas at Risk, ClientEarth e altre) ha pubblicato il rapporto “Blue Manifesto the roadmap to a healthy Ocean by 2030 - 2026 Assessment” secondo il quale l'Unione europea non è sulla buona strada per raggiungere un oceano sano entro il 2030. Tra le cause viene indicata la persistente assenza di efficaci misure di protezione in molte aree marine protette e il permanere di attività distruttive come la pesca a strascico in numerose AMP.
La domanda centrale non è quindi, quanta superficie marina l'Italia possa dichiarare protetta, bensì quanta parte di quel 30% gode realmente di misure di conservazione capaci di migliorare lo stato di habitat, specie e ecosistemi marini.
Negli anni ’90 e 2000 le forze politiche della destra che sono state e sono oggi al governo si opponevano all’istituzione di aree protette marine e terrestri accusando la sinistra di voler istituire Parchi di carta. Quel che sembra stia succedendo oggi – anche con la crisi che vivono ovunque i Parchi Nazionali – va esattamente nella direzione dei Parchi di carta gestiti spesso da uomini di partito con scarse o nulle competenze ambientali.
La tutela della biodiversità marina non si misura in chilometri quadrati colorati su una carta geografica, ma nella capacità delle aree protette di modificare concretamente le pressioni antropiche e migliorare lo stato di conservazione degli ecosistemi.
Finché ciò non avverrà, l’obiettivo raggiunto del 30x30, così come annunciato dal Ministro dell’Ambiente Pichetto Fratin, rimarrà raggiunto solo sulla carta.
Umberto Mazzantini
Emanuele Zendri
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